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    August 14

    Pechino 2008: Olimpiadi senza pax olimpica

    In periodo di vacanze, non vi può esser miglior modo per ricordare la tragedia che stiamo vivendo nel Caucaso che una cartolina. Una cartolina che ovviamente non può che riportare gli orrori della guerra e per questo una foto scattata in un campo profughi è stata inserita nel blog con i "saluti" dall'Ossezia, regione contesa tra Georgia e Russia, non solo per motivi storici  (l'Ossezia del nord o Alania è russa, quella del sud georgiana) ma sopratutto per i ricchi giacimenti petroliferi, di notevole interesse in tempi di crisi energetica per via della gran richiesta di risorse. La Russia del Dopo Putin ( perchè sulla carta Putin è primo ministro, mentre il nuovo presedente è Medvedev, ma nei fatti Putin è l'uomo forte dello Stato) mostra terribilmente i suoi muscoli, volendo indebolire lo staterello caucasico amico degli Stati Uniti, per logorarlo non potendo annetterlo (per rischio di ritorsioni internazionali). Il coraggio di Putin è oltre ogni limite: invadere uno stato sovrano, senza una motivazione consistente, sfidando apertamente gli Stati Uniti, bluffando con l'Unione Europea e facendolo all'indomani della partecipazione alla cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici di Pechino 2008 (che richiamano l'antica Pace Olimpica, periodo di sospensione di tutti i conflitti tra le poleis greche). Non c'è da schierarsi con la Russia ocon la Georgia, ma con la popolazione civile: le vittime sono quasi esclusivamente civili. Arrivano notizie di saccheggi, di rastrellamenti, campi profughi, esodi di massa, città messe a ferro e fuoco e certamente non si può pensare che si tratti di una guerra chirurgica, cioè finalizzata a distruggere obiettivi sensibili. Vista la concomitanza con le Olimpiadi, per celebrare il loro messaggio di pace, credo che sarebbe da considerare nel regolamento per la partecipazione alle gare la clausola che imponga alle nazioni partecipanti la sospensione dei conflitti in corso e dall'iniziarne di nuovi, pena l'espulsione della rappresentativa nazionale. Non è un'idea balzana, ma un ritorno alle origini: le Olimpiadi sono una palestra per l'Uomo, dove i competitori si cimentano in prove dove è rischiesto loro di esibire al meglio le loro capacità, in un clima di rispetto per l'avversario e onore per il vincente. Come si coniuga questo con la violenza della guerra? Se gli atleti gareggiano per la propria nazione, come si può dare onore ad una nazione che guerreggia e uccide in un teatro di guerra?

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