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July 14 Sconfiggere la nuova paura del medicoGli italiani hanno improvvisamente scoperto cosa significa l'emigrazione non per chi la vive, ma per chi la riceve, divenendo immigrazione. I racconti dei nonni, degli zii d'America e di Germania, fanno emozionare un po tutti, con flash che delineano una valigia di cartone, una giacca consunta, un fazzoletto in testa e qualche spicciolo in tasca. Meno oggi ci si emoziona per chi muore in mare al largo di Lampedusa vestito in modo più o meno simile ai nostri parenti, magari solo, con un colorito più "acceso" della pelle. C'è paura: l'immigrato è il diverso, è pronto a tutto pur di fare sopravvivere, è da sfottere sulla spiaggia o da perseguitare in città perchè porta disordine, sporcizia, tristezza. Abbiamo forse scoperto quanta tristezza devono aver provato coloro che partirono dall'Italia senza soldi per cercare la "fortuna" e arrivarono in paesi che similmente al nostro oggi usavano metodi discriminatori più o meno velati, seppur con gli eccessi del tipo "Sono vietati gelati, cani e italiani nel negozio", con la differenza che dopo 50 anni non siamo stati in grado di imparare dagli errori altrui, di capire cosa va fatto per aiutare e cosa per tutelarci, senza scadere nel ridicolo "pugno duro". A tal punto che la paura per gli immigrati clandestini di essere rimandati nel loro paese, tra guerre e povertà dalle quali erano fuggiti pagando biglietti altissimi ad associazioni criminali che proliferano indisturbatamente, li spinge a diventare gente ombra, che si nasconde negli angoli bui delle città, che occupa la palazzina in via di costruzione, che evita di andare in ospedale per non essere "consegnati". Non è sentimentalismo da quattro soldi o "buonismo di sinistra", espressione ora di moda: è una seria provocazione a tutti i benpensanti dalle soluzioni in tasca. I movimenti dei popoli sono da sempre stati il veicolo di trasmissione di malattie e di origine per le epidemie. Popolazioni economicamente svantaggiate, denutrite, che vivono in precarie condizioni igieniche: un resort per le malattie. Sapere che queste persone fuggono l'assistenza sanitaria non deve farci essere contenti "che soldi pubblici vengano sprecati per i clandestini" (cosa già orrenda considerando il che il clandestino è una persona che come tale va rispettata) ma deve allarmarci: lo strumento più forte che il mondo occidentale possiede per difendersi dalle epidemie che una volta falciavano i popoli è il sistema sanitario, che controlla le patologie grazie al suo servizio capillare sul territorio, aperto a tutti e gratuito. Se queste persone non ricorrono alle cure sanitarie, viene meno la vigilanza su potenziali malattie che possono diffondersi tranquillamente nel buio delle comunità clandestine, salvo poi approdare nella società "civile" italiana e creare allarme prima che panico. Segnalo questo articolo tratto dal sito del Corriere della Sera. MILANO - L'immigrato, anche se clandestino, ha diritto in Italia all'assistenza medica d'urgenza e di base. Lo stabilisce il codice Stp (straniero temporaneamente presente), contenuto nel Testo Unico sull’immigrazione del 1998. Un diritto e un principio di cui in pochi sono a conoscenza, in modo particolare tra gli stessi migranti extracomunitari. La «clandestinità sanitaria» è una piaga gravida di disastrose conseguenze, un’emergenza – sostengono medici e associazioni di volontariato – aumentata in modo esponenziale da quando è all'ordine del giorno l'introduzione del reato di clandestinità. C'è un clima di terrore diffuso che tiene lontani gli immigrati dagli istituti di cura. E’ quanto denuncia la Simm, Società italiana di medicina delle migrazioni, che ha attivato un osservatorio su tutto il territorio nazionale. E la paura, complice la disinformazione e l’isolamento, potrebbe contagiare anche gli stranieri con regolare permesso di soggiorno. «Abbiamo paura, ad esempio, di un aumento dell’aborto clandestino o del ricorso alla medicina fai da te», spiega la dottoressa Graziella Sacchetti, ginecologa e membro del consiglio direttivo della Simm. «Una piaga che può avere conseguenze anche su larga scala, pensiamo all'ipotesi di un'epidemia che, nella sua fase iniziale di propagazione, sfugga al controllo medico». Dati e testimonianze in merito sono stati raccolti tra le oltre cento strutture che in tutta Italia, tra centri e ambulatori, si occupano dell’assistenza sanitaria agli immigrati. Proprio gli ambulatori, nati in seno al mondo del volontariato laico e religioso, hanno svolto in questi anni un lavoro importantissimo per gli immigrati, soprattutto quelli irregolari, affiancando il servizio Sanitario nazionale. «La non chiarezza dei percorsi, le modifiche normative in corso, la fragilità sociale si è manifestata con il significativo utilizzo delle strutture ambulatoriali – spiega Salvatore Geraci, responsabile dell’area sanitaria della Caritas di Roma – poiché per molti immigrati non è possibile accedere ad altri servizi sanitari». L’Oikos di Bergamo accoglie 1.300 nuovi stranieri per un totale di 3.800 visite all’anno; mentre sono 7.000 gli immigrati che frequentano regolarmente l’ambulatorio di assistenza della Caritas diocesana di Roma, per un totale di 20.000 tra visite e prestazioni ogni anno. Il Naga di Milano arriva a quasi 23.000 prestazioni all’anno, comprese le 1.400 chiamate di «medicina di strada», con cui vengono assistiti immigrati e indigenti impossibilitati a raggiungere la struttura. Secondo molte associazioni di volontariato le regioni non avrebbero risposto in maniera esaustiva alla direttiva del Testo Unico sull’immigrazione, che indica negli ambulatori di base le sedi per le cure previste dal codice Stp. «Molte regioni non hanno istituito gli ambulatori – continua Geraci della Caritas – anche se, ad esempio, nel caso dell’Umbria e della Toscana sono state fornite valide alternative. Però, in generale, gli immigrati sono costretti a rivolgersi al volontariato o, in ultima istanza, al pronto soccorso». Marco Todarello (Agr) TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://spaziogiovanni.spaces.live.com/blog/cns!D9CFCC878DF01A6F!1805.trak Weblogs that reference this entry
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