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24 diciembre

La cartolina di Natale 2008

Sfollati a causa del terremoto del Sichuan- Maggio 2008
12 septiembre

Crisi settembrina

Quando le vacanze finiscono, ci si sente sempre un po' giù. Possiamo pure dire che la routine ci piace, rivediamo volti amici (ma purtroppo anche quelli meno amici), torniamo alla regolarità della nostra vita, ma perdiamo quello spirito che contraddistingue i periodi di vacanza. Sarà che l'estate è la stagione calda, sarà che per chi vive al mare significa giornate intere passate in spiaggia, a parlare, giocare, fare il bagno, conoscere nuove persone e ritrovare gli amici di sempre, ma l'arrivo dell'autunno crea una crisi. Crisi che può manifestarsi nel carattere, nel look, nei modi di fare, nel non riuscire a dormire: si sente che qualcosa si è spezzato. Portando la mia esperienza personale, studente universitario che ha vissuto in pratica 2 mesi di vacanza, tra mare, viaggi e serate danzanti, sento che ciò che si è interrotto è il clima spensierato. Ritornano lezioni, libri, professori, esami...Ma probabilmente non è tanto quello che ci aspetta quanto quello che lasciamo a pesare di più. Intendiamoci: chi vorrebbe continuare a stare in vacanza se per egli questo significasse stare solo a casa senza vedere nessuno? Se penso ai bei momenti passati con i miei amici, quelli di sempre, quelli nuovi e con le persone che ho conosciuto quest'estate, dico di essere felice per come sia andata questa stagione di spensieratezza e mi dispiaccio del fatto che a breve si tornerà ad essere condizionati da un orario e un calendario che logora. Eppure, se penso ai bei momenti trascorsi negli anni passati nell'ambiente universitario, agli amici, alle soddisfazioni dello studio, alla curiosità di conoscere, alla sfida del tirocinio in ospedale, penso che quasi quasi vorrei ricominciare domani. E' questo punto: comunque sia, restiamo insoddisfatti. Insoddisfatti di ciò che passa e di ciò che arriva. Come si supera quindi questa crisi? Non credo che si possa predisporre una terapia unica, ma penso che possa aiutare molto la volontà di non accontentarsi a vivere le giornate, ma di cercare di renderle vive. Certo non è facile: ma se il primo e il secondo giorno dalla fine delle vacanze passano nell'apatia, bisogna cercare di fare in modo che il terzo segni l'inizio di una nuova stagione, perchè non è vero che esiste una stagione del divertimento e una dell'impegno, ma piuttosto dovrebbe sempre esistere lo svago, secondo i tempi e le modalità possibili. E poi cos'è che causa materialmente questa crisi? A pensarci bene è un evento: può essere la prima pioggia, il primo freddo, la partenza contemporaneo di tutti gli amici, la propria partenza per il ritorno all'università, la partenza di una persona particolare...E' un evento, che tuttavia non è tale per noi stessi: ognuno pesa gli accadimenti con i propri pesi, per cui ciò che irrilevante per uno è fondamentale per l'altro. E' la sottile differenza che fa sì che una persona possa deprimersi per una partenza e l'altra a mala pena accorgersi della mancanza del tale. Come si fortifica l'animo? Credendo di più in se stessi, consapevoli che i sentimenti veri restano, quelli fasulli crollano e di nuovi se ne formeranno: sta poi a noi capire se vogliamo vivere di verità o falsità. Per cui se settembre significa cambiamento, travaglio, crisi, si pensi però che dopo una crisi ci deve essere la ripresa e che questa ha un sapore più buono e gradito proprio perchè ci riconsegna uno stato di grazia, dal quale poi di nuovo non vorremo fare a meno...
04 septiembre

Riflessioni libere sull'Attimo fuggente

Dire che si tratta di un film da vedere può sembrare banale, ma è la prima cosa che verrebbe da dire dopo averlo visto. <<Lo faccio vedere ai miei amici>> questo io ho pensato subito dopo che è finito. Bello, davvero. Nella più prestigiosa scuola americana, ligia alla tradizione, scolpita nella durezza dell'insegnamento e dei valori, arriva un professore che rivoluziona tutto ciò. O meglio, rivoluziona il modo di fare scuola, ma riafferma la tradizione. Il programma? Non è più un foglio da sapere a memoria nei contenuti, ma una cartina sulla quale muoversi ragionando. Il professore non è più il retore di una retorica scritta sui testi, bizzarra quanto astrusa, ma l'artefice del destino di una lezione, insieme con gli studenti. Fantastica la scena della prima lezione di letteratura: un ragazzo legge un trattato di un eminente studioso di letteratura, che rende in termini matematici i concetti di letteratura, estrapolando una sorta di classifica dal miglior autore, che in un grafico cartesiano descrive l'area maggiore, al peggiore. All'improvviso esclama: <<Potete strappare l'intero capitolo>>. <<Ma come, strappare un libro?>> si chiedono i ragazzi. <<Si, fatelo!>>. E' più trasgressivo ciò o ridurre la letteratura ad una classifica, volerla studiare con un criterio che non le appartiene, la matematica? Potremmo mai pesare le patate col metro? Si voleva tentare qualcosa di simile....<<Rendete la vostra vita straordinaria>> è l'esortazione di inizio anno del docente aisuoi discenti e lo fa facendo veder loro le foto di alunni del passato, ora divenuti <<concime per i fiori>>. Linguaggio crudo, ma forte. Qui l'intento non è di recensionare il film, cosa fatta egregiamente tantissime volte visto che è datato 1989, ma aprire una riflessione su come si possa cambiare davvero la scuola. E su come si possa riportare l'interesse verso la poesia e le lettere. Non si tratta di smancerie, ma di un modo con cui l'uomo può comunicare. Non esiste una sola via per parlare, lo possiamofare in diversi modi. L'uomo che parla a voce alta, può anche sbraitare, urlare, parlare dimenandosi...E' la nostra mente che sceglie e parla. La poesia è il risultato di un incontro dei sensi della mente, non quelli che ci fanno sentire il mondo, ma quelli che ci figurano il mondo. Tutti li abbiamo, ma solo alcuni riescono ad usarli. Tra questi, molti non li usano o per scelta o per timore. Chi sceglie di non usarli è perchè non ha fiducia in se stesso, ha subito un indottrinamento che lo ha portato a misconoscere queste capacità, a favore della razionalità. Chi non li usa per timore è intimamente sconcertato da ciò che potrebbe succedere mettendoli in azioni al proprio ego. Entrambi i casi sono ben esemplificati nel film, con un'importante sottolineatura: se tra i 2 si credeva che la persona debole fosse quella che non usa le proprie capacità per timore, alla fine del film si toglie la vita il ragazzo che più sembrava forte e sicuro si sè, quello che era costretto a nascondere le sue qualità per via dei dettami familiari, mentre Todd, ilsuo compagno di stanza, timido e riservato, intimorito da ciò che all'interno nascondeva, si lascia prima travolgere e poi guidare dal suo sentire. Perchè è debole il primo? Perchè togliersi la vita significa rinunciare a sentire quello che si ha dentro. Usando i riferimenti del film alla poesia di Wittmann, non è più colui che succhia la vita fino al midollo, ma è quello che si strozza. Certamente è da considerare il contesto (il padre vuole iscriverlo all'accademia militare per allontanarlo dal professore e dalla scuola) ma osservando in fondo la questione questo ragazzo non è stato capace di affrontare quella rete psicologica che lo avvolgeva e lo opprimeva: la famiglia. Ha scelto di recitare, anche nel momento in cui poteva, diciamo perso per perso vista l'inamovibilità del padre nella decisione di trasferirlo, dir loro cosa sentisse e cosa amasse e sopratutto cosa volesse per la sua vita. Tuttavia è pur vero che la sua era la situazione più difficile da affrontare, almeno da un punto di vista esterno. Todd aveva una paura tremenda di parlare davanti ad altri ragazzi, temeva il giudizio altrui, ma sopratutto temeva cosa avrebbe provato egli stesso. Vista dalsuo punto di vista, questa rete non era meno oppressiva del compagno di stanza. Il finale, triste e probabilmente realista, lancia un messaggio di speranza, ma soprattutto di impegno: il migliore insegnamento possibile è quello relativo a come usare le proprie capacità, a come essere anticonformisti nel conformismo, ad essere liberi in ultima istanza. La lezione in cortile sul modo di camminare e sul mantenere il ritmo con le mani è straordinaria: prima è analizzato il modo di camminare, simile ma non uguale, perchè conformato e poi il professore richiede ai suoi studenti di camminare in ordine sparso. Quest'immagine, insieme col salire sulla cattedra per osservare la classe da un nuovo punto di vista, sono i 2 forti messaggi che la scuola di oggi non riesce più a trasmettere: il valore dell'individualità, che non è l'affermazione di se' stessi in uno stupido egoismo ( cosa oggi piuttosto frequente), ma la consapevolezza di essere un uomo pensante nella collettività. Puntare su ciò che si ha, sulle potenzialità proprie per costruire una vita eccezionale, nella conformità del vivere civile. Questo non significa vendere sogni: sarebbe sbagliato, oltre che distruttivo. Purtroppo quello che invece oggi la scuola fa è regalare sogni e svilire le personalità. Reintrodurre il voto di condotta non colpirà i bulli, ma colpirà gli animi liberi, quelli che non si conformano al carattere del docente. Il maestro unico alle elementari polarizzerà l'attenzione su un'unica persona da parte degli alunni, riducendo le possibilità di scambio e di confronto per risparmiare soldi sulla scuola (paradossale in tempi di sprechi nell'amministrazione pubblica). I punti salienti di questa riforma sono incentrati proprio sullo svilimento e sulla vendita di un sogno: tutti uguali (vedi la reintroduzione del grembiule) per forza. Per poi essere tuttavia diversi: diversi per condizione economica, diversi per livello di istruzione, diversi per livello sociale, diversi per ideologia. La diversità è il problema e la ricchezza di oggi. Non si può pretendere di cancellarla con un grembiule.  Anche perchè si ripresenterebbe negli altri luoghi sociali, dove il grembiule non si usa. Il dramma peggiore di oggi è che non si parla di integrazione e insegnamento al rispetto della diversità. Solo così, seppur tra mille fatiche perchè non esiste una ricetta pronta per l'uso, si può costruire una scuola e quindi una società nuova, pronta a confrontarsi coi problemi dell'oggi. La curiosità potrebbe essere la chiave di volta: quella curiosità che Omero decantò nell'Odissea, motore del viaggio di Ulisse, verso il diverso, oggi potrebbe riattivare le menti e i giovani e ricucire gli strappi che in questa società vanno aprendosi.
28 agosto

Jarhead, i dolori di un Marine

Jarhead è il nomignolo con cui si chiamano i Marines america: "testa di barattolo" per il fatto che devono portare un taglio di capelli sfumato che restituisce l'idea di un barattolo al posto della testa. Il film di Sam Mendes con protagonista l'attore rivelazione Jake Gyllenhaalm in un cast di premi oscar, si basa sul romanzo di Anthony Swofford, che nel film è interpretato da Gyllenhaal, autobiografico sulla partecipazione dell'autore alla 1 guerra del Golfo. Il fil rouge del film è il cambiamento delle convinzioni del protagonista, da giovane universitario che sogna l'onore nell'esercito a critico della guerra e della vita militare. Questo percorso di vita che in pochi anni modifica gli ideali del protagonista non più che ventenne è intuibile dal film, dove vuoi per motivi di tempo vuoi per inferiorità esplicativa rispetto al libro, il concetto è solo suggerito, debolmente in alcune parti, meglio in altre. Swofford segue l'addestramento per diventare un Marine, il corpo scelto dell'esercito americano, e si specializza come tiratore scelto. Tra i soldati americani questi sono considerati delle prime donne, poichè seguono un duro addestramento che li vede supermotivati nell'andare ad uccidere qualcuno. Arriva la guerra, è quella del 1991 contro l'Iraq del defunto Saddam Hussein che invade il ricco staterello del Kuwait; i soldati sperano in una guerra lampo, in cui mettere a frutto le tante conoscenze e gli addestramenti seguiti e tornare vittoriosi a casa. Al contrario, trascorrono6 mesi nel deserto, "in attesa che i burocrati sciolgano la lingua" come dice un alto generale americano ai suoi uomini, cioè in attesa che la diplomazia fallisca e lasci la parola alle armi. Nel frattempo nel deserto arabo si soffre, ci si annoia e ci si diverte, conoscendosi e scontrandosi. Arrivano le lettere delle amate, delle famiglie, si viene lasciati dalle fidanzate, arrivano le notizie di nascite e si diventa papà. Usando la strategia della voce fuori campo, Swofford-Gyllenhaal racconta il ritmo della vita del militare, tra frustazione e spasmodica attesa. Non mancano le punizioni, i momenti goliardici ed anche una critica al modo con cui i soldati vengono indottrinati per relazionarsi con la stampa. "Questa è censura. Che differenza c'è con Saddam? Noi siamo l'America, il paese della libertà" ma il sergente risponde "Tu hai firmato uncontratto, non hai più diritti". Tante parole, piccoli gesti e atti, portano a maturare nel protagonista la consapevolezza che la guerra e la vita militare non sono come se le aspettava. Poi la battaglia arriva: tutti corrono in trincea, ma Swofford resta immobile, a scrutare l'orizzonte da cui provengono i colpi, atterrito dagli eventi, facendosela letteralmente sotto. Le truppe cominciano a muoversi, i tiratori non sparano ancora. Sono gli aerei a combattere. C'è pure una scena di fuoco amico, che lascia increduli i soldati americani. Superata la duna, si assiste ad una delle due scene capolavoro del film: l'imbattersi in un'autostrada bombardata al confine con l'Iraq. L'occhio cade sui corpi combusti dei passeggeri, alcuni bruciati mentre tentavano di uscire dal veicolo, altri a terra probabillmente per cercare di spegnere le fiamme che avevano addosso. Arriva finalmente l'orrore della guerra, l'aspetto probabilmente meno tenuto in conto dai tanti soldati, galvanizzati dai superiori e formati più per giocare alla playstation che per combattere contro altri uomini. L'altra scena capolavoro è l'aggirarsi desolante dei marines nel deserto iracheno imbrattato di petrolio, dopo che la guardia repubblicana in fuga ha dato fuoco ai pozzi. Compare anche un cavallo sporco di petrolio, che dà un'immagine di distruzione ma sopratutto di alienazione, che completa la rassegna di aspetti che l'autore indica sulla guerra. Non manca una scena di isteria da parte di un ricognitore, colui che accompagna il tirotore per centrare il bersaglio, quando viene negato all'ultimo minuto il permesso a colpire un soldato iracheno <<Voi ne colpite uno solo, ora arrivano gli aerei che li fannofuori tutti>>. Il tiratore inveisce contro un superiore, sbraita, si dimena e piange perchè non ha potuto uccidere, mentre il compagno tiratore Swofford lo placa, sollevato in cuor suo di non aver sparato. La guerra finisce, loro non hanno sparato neppure un colpo. Sono partiti come corpo speciale, ma hanno condotto una guerra da fanti. Quasi a liberare tutta la tensione sviluppata, festeggiando la vittoria su Saddam, tutti sparano in cielo. C'è poi il ritorno a casa: la resa cinematografica è affrettata e debole, ma si intuisce il ritorno alla normalità, sofferta, perchè la vita è andata avanti, e se c'è chi torna da papà, c'è chi trova l'amata a casa con un altro uomo e chi si abbandona ai piaceri per dimenticare.
Ho scelto di recensionare questo film sul mio blog perchè non sempre i film di guerra mi colpiscono. Eppure stavolta è successo e credo che a colpirmi sia stato proprio questo scontro tra i sogni di un ventenne, la crudele verità e il cambiamento delle sue convinzioni. Leggerò il libro per saperne di più, visto che il film spesso è frettoloso e vorresti vedere e saperne di più, ma tuttavia lo consiglio a tutti coloro che credono che la guerra sia un male necessario, cioè quelli che sanno che la guerra è sbagliata ma talvolta va fatta: la guerra è sempre sbagliata e nonostante nel film si dica <<Ci hanno insegnato Non uccidere, ma io vi dico Vaffanculo>> la risposta finale a questa provocazione è <<Tutte le guerre sono diverse. Tutte le guerre si assomigliano>> perchè può essere diversa la causa, lo scenario, ma uguali sono le sofferenze, la morte, gli orrori che esse producono.
18 junio

Italia ai quarti con la Spagna

Grazie ragazzi e sopratutto grazie Roberto Donandoni. Questo ct, arrivato sull'onda dell'emozione per l'addio di Lippi dopo il favoloso Mondiale conquistato a Berlino, ha patito molto per farsi accettare e sopratutto apprezzare. Veniva dal Livorno, non aveva titoli pesanti conquistati all'attivo, ma ha una grande determinazione, idee di gioco nuove e dinamiche ma sopratutto molta pragmaticità. E' un uomo che ha saputo mettere la faccia in ogni decisione, disposto ad affrontare critiche e apprezzamenti, senza cadere nella tentazione dell'autocelebrazione. La sconfitta con l'Olanda è stata pesante, ma almeno quanto pesante è questa vittoria sulla Francia, la nostra bestia nera, del 17 giugno 2008. 2 a 0 nei 90 minuti regolamentari, pare che non succedesse da 30 anni ( come tuttavia era da 30 anni che l'Italia non perdeva con l'Olanda). Nella vita si può cadere, anche rovinosamente, ma tuttavia ci si può rialzare e correre più veloci di prima. Donadoni non si è perso d'animo ed insieme ad un gruppo di calciatori dalle qualità eccezionali sta insegnando qualcosa oltre che regalando emozioni. Vi ricordate De Rossi al Mondiale, la terribile gomitata? E dell'attaccabrighe Cassano? E' difficile ricordarseli con queste immagini dopo le belle prestazioni, sotto il profilo tecnico e comportamentale di questi giorni. Donadoni era stato messo sotto accusa dopo la sconfitta con l'Olanda, dopo una qualificazione all'Europeo formidabile (anche se con qualche tentennamento iniziale). Grazie Donadoni ed ovviamente grazie ragazzi, questa nazionale fa bene all'Italia e agli italiani!
17 junio

Ma i magistrati che indagano contro Berlusconi sono sicuramente di sinistra?

Di seguito è riportata la lettera che oggi, martedì 17 giugno 2008, il presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi ha inviato al presidente del Senato riguardo al famoso emendamento ribattezzato da molti "salvapremier". La scelta di pubblicarla sul blog deriva da una convinzione profonda: così non va. Così non va, perchè questo governo nasce sulle ceneri del caso Mastella, in cui i magistrati ipotizzarono un reato e indagarono (salvo poi che il tutto finì in un nulla di fatto). Ora il nostro premier Berlusconi, che da un po' ci appassiona con le sue arcinote vicende giudiziare, a pochi giorni dal ritorno a Palazzo Chigi confeziona una di quelle leggi che seppure fatte per la comunità, sanno tanto di legge ad orologeria o per dirla con un termine antiberlusconiano, di legge ad personam. La norma salva rete4, la norma antiintercettazioni che paradossalmente è severa con giornalisti e giudici e copre proprio i reati inferiori ai 10anni di condanna( tipo quello che si prospetta per la clinica S.Rita, il caso Fazio, i furbetti del quartiere, calciopoli, Rai e vallette) verso i quali l'opinione pubblica maggiormente si è interessata per lo scandalo che hanno causato in molti ambienti ritenuti per bene. Non è per questo che Berlusconi ha vinto: il centrodestra è tornato al potere sull'onda del malcontento verso il precedente governo, con l'indifferenza degli elettori di sinistra che hanno severamente punito i loro partiti. In una situazione di crisi economica incipiente, sono queste le urgenze del nuovo governo? A pensar male si fa peccato, ma neanche si può nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi: queste norme arrivano con una tempistica sospetta, una dopo l'altra, in una maggioranza priva della voce critica di Casini&co e solo con qualche sussulto populista della Lega. Non sarebbe più semplice, oltre che più dignitoso, affrontare i processi in atto? E' giusto, come succede in tutti i paesi democratici, che i governanti possano svolgere i loro ruoli, nel rispetto delle leggi, al riparo da persecuzioni giudiziare, ma non credo sia giusto volersi costruire un indulto ad personam. Del resto il premier ogni tanto lascia tutti di stucco: è' un po' compromettente dire che Mangano fu un eroe. Avrà avuto i suoi motivi il presidente, però Mangano resta un mafioso, perchè lo ha stabilito la giustizia italiana. Come pure è compromettente dire che le toghe che indagano su di lui siano di sinistra: si trasmette un messaggio sbagliato alla comunità. La più grande conquista della democrazia odierna è la separazione dei poteri e la loro indipendenza. Nelle monarchie assolute il re era il controllore ed il controllato: secondo voi questo è uno stimolo all'onestà o un invito alla disonestà? Oggi c'è da andare fieri della magistratura, quando essa scopre truffe, corruzioni, scandali, assassini e ladri, ma sopratutto c'è da sentirsi protetti: una magistratura che indaga anche su chi gestisce la cosa pubblica ci mette al riparo da colpi di mano. Certo questo può causare rischi anche dall'altra parte, cioè persecuzioni politiche e tentativi di sostituirsi al potere politico, ma su questo ci sono altri organismi che vigilano, oltre all'istituzione della Presidenza della Repubblica. Ritrovarsi una magistratura imbavagliata e legata, commissariata e costretta a seguire solo certi tipi di reati ma non altri, non è un vantaggio per la collettività ma un rischio dal costo troppo alto.

Ecco la lettera che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha inviato al presidente del Senato Renato Schifani. Il testo è stato diffuso da Palazzo Chigi.

Silvio Berlusconi (Emblema)
«Caro Presidente, come Le è noto stamane i relatori senatori Berselli e Vizzini, hanno presentato al cosiddetto 'decreto sicurezzà un emendamento volto a stabilire criteri di priorità per la trattazione dei processi più urgenti e che destano particolare allarme sociale. In tale emendamento si statuisce la assoluta necessità di offrire priorità di trattazione da parte dell'Autorità Giudiziaria ai reati più recenti, anche in relazione alle modifiche operate in tema di giudizio direttissimo e di giudizio immediato.

Questa sospensione di un anno consentirà alla magistratura di occuparsi dei reati più urgenti e nel frattempo al governo e al Parlamento di porre in essere le riforme strutturali necessarie per imprimere una effettiva accelerazione dei processi penali, pur nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali.

I miei legali mi hanno informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica. Ho quindi preso visione della situazione processuale ed ho potuto constatare che si tratta dell'ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch'esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria.

Proprio oggi, infatti, mi è stato reso noto, e ciò sarà oggetto di una mia immediata dichiarazione di ricusazione, che la presidente di tale collegio ha ripetutamente e pubblicamente assunto posizioni di netto e violento contrasto con il governo che ho avuto l'onore di guidare dal 2001 al 2006, accusandomi espressamente e per iscritto di aver determinato atti legislativi a me favorevoli, che fra l'altro oggi si troverebbe a poter disapplicare.

Quindi, ancora una volta, secondo l'opposizione l'emendamento presentato dai due relatori, che è un provvedimento di legge a favore di tutta la collettività e che consentirà di offrire ai cittadini una risposta forte per i reati più gravi e più recenti, non dovrebbe essere approvato solo perchè si applicherebbe anche ad un processo nel quale sono ingiustamente e incredibilmente coinvolto. Questa è davvero una situazione che non ha eguali nel mondo occidentale.

Sono quindi assolutamente convinto, dopo essere stato aggredito con infiniti processi e migliaia di udienze che mi hanno gravato di enormi costi umani ed economici, che sia indispensabile introdurre anche nel nostro Paese quella norma di civiltà giuridica e di equilibrato assetto dei poteri che tutela le alte cariche dello Stato e degli organi costituzionali, sospendendo i processi e la relativa prescrizione, per la loro durata in carica. Questa norma è già stata riconosciuta come condivisibile in termini di principio anche dalla nostra Corte Costituzionale. La informo quindi che proporrò al Consiglio dei ministri di esprimere parere favorevole sull'emendamento in oggetto e di presentare un disegno di legge per evitare che si possa continuare ad utilizzare la giustizia contro chi è impegnato ai più alti livelli istituzionali nel servizio dello Stato.

Cordialmente, Silvio Berlusconi»