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9月30日 Una nuova storia di violenza senza senso, da parte di chi dovrebbe rappresentare la razionalità e la legge: questa volta capita a Parma e vede protagonista un 22enne ghanese accusato di spaccio di droga, brutalmente fermato dai vigili parmensi. Emmanuel "negro", un ematoma all'occhio, denudato e sbattuto in cella: non si tratta delle scene di Real Tv, ma di quello che denuncia il giovane stesso, presentando il verbale che sotto tortura è stato costretto a firmare e il referto medico stilato il ospedale dopo il suo rilascio. Non entro nel merito dell'accusa, grave anche se da provare in uno stato di diritto dove c'è al governo una maggioranza di "garantisti", ma sui modi: ancora una volta c'è da vergognarsi e ribellarsi a tutto ciò. A peggiorare la situazione, l'encomio del Comune di Parma al lavoro svolto dai Vigili. Se avessimo letto di questo su un libro di storia aperto a caso, avremmo pensato subito di essere incappati in una pagina che descriveva i metodi dello squadrismo fascista. Oggi invece, molti giustificano, minimizzano e accusano chi definisce tali questi metodi come ipocriti. La tv ci ha abituati a vedere i filmati della polizia americana, che ferma molto più brutalmente le persone, ma attenzione: siamo in Italia! Noi siamo il Paese nato dalla tragedia del nazifascismo, che ha vissuto la follia delle leggi razziali, dello squadrismo, del totalitarismo fascista, rischiando di sgretolarsi dopo aver perso tanti patrioti per costruire l'Italia unita. Giurammo di essere migliori, scrivendo la Costituzione, ma sopratutto giurammo di non essere mai più così. Il noi è retorico probabilmente, perchè materialmente non giurammo noi di oggi, ma è anche patriottico: nella Costituzione si deve riconoscere chi è italiano. E la Costituzione non ammette deroghe, punti di vista, rivisitazioni. Qualcuno ora ricorda le foto scattate a Termoli, dove una brutalità simile si è verificata lo scorso mese di agosto, tra le critiche di chi vide quegli atti. Xenofobia e razzismo si diffondono sempre di più e non bisogna impaurirsi nel denunciarlo: chi ama l'Italia deve farlo per il bene di questo paese. Gli ebrei di ieri sono i rom, i rumeni, gli africani di oggi: il razzismo è uno solo, cambia solo l'"obiettivo sensibile". Accanto ad essi, si diffonde l'ipocrisia: la filosofia del potere oggi sembra suggerire l'idea della giustizia "a doppia faccia": garantista coi potenti, forcaiola con i deboli. Forse è questa la grande ingiustizia dell'Italia moderna, che non possiamo non combattere.
Da Repubblica.it
Accusa i vigili di razzismo: "Picchiato, spogliato, offeso"
"Picchiato, spogliato, offeso"
La denuncia presentata ai carabinieri da uno studente ghanese. Scambiato per un pusher, ammanettato e trasportato nella cella del comando. "Sulla busta dei documenti che mi hanno riconsegnato c'è scritto Emmanuel negro. Mi hanno messo davanti un pezzo di 'fumo' e di hanno detto confessa"
di Giacomo Talignani
L'hanno fermato all'uscita da scuola, braccato, pestato: un piede sopra alla testa, le manette e poi le botte, anche all'interno della macchina di servizio. Sette agenti della polizia municipale di Parma – questa la denuncia fatta in mattinata ai carabinieri del Comando locale – hanno aggredito alle 18,25 di ieri al parco cittadino ex Eridania Bonsu Emmanuel Foster, giovane studente ghanese di 22 anni – riducendolo con un occhio nero, una gamba malmessa (il ragazzo zoppica) e diverse lesioni, come testimonia il referto ospedaliero. Ancora una volta, dunque, i vigili urbani di Parma – la città della carta dei "più poteri ai sindaci e alla polizia municipale" finiscono nella bufera, dopo l'episodio della prostituta abbandonata a terra nella cella di sicurezza. Un nuovo grattacapo per l'assessore alla sicurezza Costantino Monteverdi e il sindaco Pietro Vignali, che solo due settimane fa ha presentato un pacchetto di sette ordinanze, ora allo studio di Roma e Bologna. L'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Una) del ministero delle Pari opportunità ha aperto un'inchiesta per far luce sull'episodio.
Portato al comando della polizia municipale il giovane è stato fatto spogliare, perquisito e sbattuto in cella. Il giovane racconta di essere stato insultato: insulti razzisti. Gli è stato negato il permesso di telefonare a casa: solo alle 23 è arrivato il padre dello studente. Senza spiegazioni plausibile davanti a quell'occhio nero "mi hanno detto che era caduto ed era stato fermato perché non voleva dare le sue generalità" ha detto il padre, il giovane è stato rilasciato. E la polizia ha consegnato alla famiglia Bonsu una busta del Comune di Parma contenente i verbali con scritto sopra: "Emmanuel negro". Solo oggi la famiglia ha sporto denuncia e chiede, insieme alla comunità ghanese, scuse ufficiali e spiegazioni.
L'aggressione Come ogni giorno Emmanuel Bonsu Foster, 22 anni, ghanese regolare, è andato a scuola intorno alle 18,15. Le sue lezioni all'Itis serale di via Toscana, di fronte al parco ex Eridania, iniziano alle 18,45. Il giovane è entrato in classe con anticipo, ha posato la cartella (in cui c'erano i documenti d'identità) ed è sceso in strada a fare due passi nel parco, aspettando l'inizio della lezione. Sono le 18,25. "Ho visto due uomini che parlavano dietro di me al cellulare – racconta – e un altro che si è avvicinato. Di colpo l'uomo da solo si è avvicinato senza dire niente, senza identificarsi e mi ha preso le mani. Gli altri due sono arrivati di corsa e mi hanno accerchiato. Ho preso paura, mi sono liberato e sono scappato". Emmanuel, gracile, alto non più di un metro e settanta e che dimostra meno anni di quel che ha, inizia la sua fuga disperata. In poco tempo arrivano altri tre agenti. Solo uno, secondo il ragazzo, da come è vestito "si capiva che era della polizia". Emmanuel fugge per il parco ma viene rincorso e atterrato. A pancia in giù sull'asfalto "mi hanno messo un piede sulla testa" e "hanno cominciato a menarmi. Poi le manette. Uno mi ha colpito con un pugno al volto". Nell'aggressione "gli agenti credo abbiano usato manganelli o forse erano bottigliette d'acqua, non so". Il 22enne viene fatto salire sulla macchina della polizia municipale. Con le manette ai polsi "hanno continuato a colpirmi finché non ho smesso di dimenarmi" e "mi davano del negro". Un "negro", Emmanuel, che fra pochi mesi andrà a lavorare come volontario nella comunità di recupero di Betania per tossicodipendenti, la stessa dove adesso è ospitato Matteo Cambi.
Sbattuto in cella Senza chiare giustificazioni, a quanto riferisce il giovane, "mi hanno detto che ero scappato e per questo mi hanno arrestato". Emmanuel viene portato al comando di via del Taglio, lo stesso dove a metà agosto era stata rinchiusa una prostituta la cui foto a fatto il giro del mondo. Al comando lo fanno spogliare: "Mi hanno perquisito. Prima, al parco, mi avevano svuotato le tasche e preso il cellulare, la tessera dell'autobus, la tessera della biblioteca e qualche moneta". Emmanuel è completamente nudo. "Mi facevano girare fuori e dentro, fuori e dentro dalla cella. Avevo paura. Mi hanno obbligato a fare delle firme ma io mi sono opposto più volte, volevo chiamare a casa". Poi alla fine Emmanuel cede e firma il verbale.
L'accusa Oltre alla resistenza a pubblico ufficiale e il reato di non aver mostrato le proprie generalità Emmanuel viene messo sotto torchio. Insieme a lui al parco è stato arrestato uno spacciatore. Emmanuel racconta: "I vigili mi hanno accusato di una cosa che io non sapevo cos'era, mi hanno messo davanti una cosa marrone come cioccolato, poi mi hanno detto di dire la verità perché hanno trovato questa cosa. C'era un'altra persona nella cella e la polizia mi ha detto che questo ha confessato tutto e che mi conosceva. Però io questo non l'avevo mai visto. Non so chi era".
L'arrivo del padre Emmanuel chiede più volte di telefonare. "Mi è stato negato, ma sono maggiorenne e ne avevo diritto. Mi dicevano "negro muoviti" e poi…poi alle 22 hanno chiamato mio padre. Il papà di Emanuell, Alex Osei, metalmeccanico, in Italia dal '95, arriva al comando alle 23 insieme alla moglie Paulina. "Mi hanno detto che mio figlio era stato fermato perché era vicino ad uno spacciatore ma lui non ha voluto mostrare i documenti. Così l'hanno inseguito, dato che era scappato, e caricato in auto". Poi il padre, sotto choc appena vede il figlio, chiede agli agenti del comando: "Ma perché è ridotto così?. La risposta della municipale "è stata perché è caduto. Ma un occhio nero non te lo fai cadendo. Così io ho chiesto a mio figlio se era stato pestato. Lui ha detto solo sì". Il padre si infuria, chiede spiegazioni. "Ma quando ho alzato la voce e pronunciato la parola abuso mi hanno fatto il gesto con le mani di uscire. Mi hanno detto "Vai via". Ci hanno buttato fuori tutti". All'uscita, intorno alle 23, 15, nelle mani del padre, viene consegnata una busta con lo stemma del Comune di Parma: contiene i verbali e sopra c'è scritto "Emmanuel negro".
All'ospedale Al Pronto soccorso di Parma Emmanuel e la sua famiglia arrivano a mezzanotte. Spiegano ai medici dell'aggressione: gli viene certificato un' ematoma, una ferita alla mano e il fatto che non abbia mai perso coscienza. Medicato, con ghiaccio e pomate, il giovane viene accompagnato a casa dal padre. Vengo avvertiti gli amici della comunità ghanese.
L'epilogo Questa mattina la famiglia Bonsu si è riunita a casa di amici. Hanno raccolto tutto il materiale: la busta con scritto "negro", il verbale della municipale, il referto ospedaliero. Poi si sono diretti verso la caserma dei carabinieri, pronti a fare denuncia e "chiedere giustizia".
Il comunicato del Comune Alle 11.14 l'ufficio stampa del Comune di Parma invia un comunicato dove si congratula con gli agenti per l'arresto di un famoso pusher nella zona ex Eridania. "L'assessore alla Sicurezza Costantino Monteverdi ha ringraziato nella giornata di oggi gli agenti della Polizia municipale che, dopo alcuni giorni di appostamenti, hanno arrestato in flagranza di reato un pusher al parco Eridania: "E' stata un'operazione esemplare per professionalità, risultato e correttezza visto che erano coinvolti anche alcuni minori. Era una segnalazione che arrivava dai cittadini e per questo sono soddisfatto due volte, per aver dato una risposta ad una richiesta reale che arrivava dai frequentatori del parco e, secondo, perché la Polizia municipale ha dimostrato ancora una volta di essere all'altezza dei compiti assegnati". Tralasciando però quello che viene denunciato da Emmanuel Bonsu.
9月26日

Fino al qualche anno fa all'ingresso di Termoli c'era un grosso manifesto con un ragazzo fotografato sul belvedere di piazza S.Antonio con scritto "Sorridi, la vita ti sorride" sul quale spesso mi fermavo a riflettere su quanto sia importante il sorriso e il buon umore. Una giornata iniziata con un sorriso e un saluto ricambiato è diversa da una che inizia con lo sguardo basso e con l'indifferenza di tutti. La medicina spiega che il sorriso è il nostro antidolorifico naturale, perchè il buon umore permette il rilascio di endorfine che riducono le nostre sensanzioni dolorose e migliorano l'umore e i pensieri. Considerazioni banali, ma che in ambito ospedaliero, dove maggiore è la percezione del dolore e della sofferenza, diventano basilari. Finalmente la scorsa settimana ho visto il film su Patch Adams, il medico che rivoluzionò il rapporto dottore-paziente attraverso la cosidetta terapia del sorriso, la clown terapia. A lui bastava una pipetta rossa sul naso e qualche palloncino per far sognare pazienti piccoli e grandi, alienandoli da quella realtà sofferente e asettica in cui si trovavano a dover vivere. Se non l'avete visto, ve lo consiglio, perchè se pure potrebbe sembrare qualcosa di interesse medico, in realtà è di grande interesse culturale. Patch Adams, tra mille resistenze e perplessità da parte di colleghi e professori, puntò dritto al suo obiettivo, quello di riportare il medico ad un rapporto diretto col paziente e di scardinare il rapporto medico-malattia. A pensarci bene, il messaggio di Patch non ha nulla di rivoluzionario, anzi, è piuttosto conservatore: è fatto di una mimica, una retorica e un modo di pensare slegato dall'encicolpedismo medico e più vicino ad una medicina di segni e parole che ricorda quella dell'antichità. Tuttavia è sembrato strano, forse stupido, che uno studente di medicina e poi un medico si dedicasse al paziente come se fosse una persona e non piuttosto alla sua malattia. Ma io non credo che si possa fare questa distinzione: come esiste la malattia se non esiste il paziente? Oggi la scienza ha dato ragione a questo metodo ed ormai l'approccio medico-paziente èdiventato parte della formazione semeiotica di uno studente di medicina. Ci sono organizzazioni nel mondo che tengono vivo, moltiplicandolo, l'impegno di Patch, formando gruppi di clown-terapia, composti da medici, studenti e non solo che si recano nei reparti ospedalieri, ottendendo sempre grande successo tra i pazienti. Talvolta si trova il paziente più scettico, quello restio a farsi travolgere dal sorriso e sono queste le vere sfide per un dottor clown: convincere anche i pazienti che il sorriso è la prima medicina da prescrivere per quasiasi terapia.Per quanto difficile possa risultare prescrivere il sorriso ad un paziente affetto da una malattia cronica, non bisogna rinunciare a farlo. Anche perchè gli effetti sono sempre positivi: non c'è bisogno di trucco, parrucche e nasi finti, basta una buona esercitazione al sorriso e a guardare il paziente dritto negli occhi. Un sorriso fatto con gli occhi vale molto di più di un ghigno di denti. Per capire cosa il paziente prova, basta semplicemente guardare i suoi occhi. Non si può descrivere a parole, ma facendolo si capisce immediatamente il sollievo che sista dando al paziente. E' questo il senso più profondo della medicina, quello che nessunodeve insegnarci perchè è dentro di noi e va mantenuto o al limite ritrovato e custodito. Spesso i pazienti si sorprendono e ringraziano per un sorriso in più, una stretta di mano, una chiacchierata, anche breve, ma dopo tutto, può sembrare strano comportarsi da esseri umani? Chiamare il paziente per nome, sforzandosi di ricordarselo, è il miglior modo per supportarlo nella terapia, specie quando essa è lunga e difficoltosa: il nome, e non il cognome, crea un'intimità dignitosa che lega i due in un rapporto che più stretto è e più è forte per vincere il nemico comune, la malattia. Patch questo insegna, o più correttamente, ribadisce. Il suo più grande merito è quello di aver ripreso in mano la dignità della medicina e di averla sbandierata, urlando, sorridendo, al mondo medico che sapere a memoria tanti concetti non serve a nulla, se non si è in grado di parlare con la persona che soffre. 9月19日 GENOVA - Addio all'alimentazione "su misura" con prodotti senza glutine per i celiaci. Presto una pillola potrebbe tradurre in realtà il sogno di tante persone costrette a una dieta che mette al bando pasta, pane, biscotti ma anche le salse e tutto ciò che può essere contaminato dalla farina, come la frittura. Una malattia che solo nel nostro Paese colpisce oltre 75.000 persone, ma si stima che siano oltre mezzo milione gli italiani che non sanno di essere celiaci. I sintomi (vomito, diarrea, perdita di peso) nascondono difetti di digestione e assorbimento degli alimenti e provocano gravi complicanze, dall'osteoporosi all'aborto spontaneo al linfoma intestinale. La pillola permette di bloccare l'effetto tossico del glutine consentendo ai celiaci di alimentarsi in modo normale. Il farmaco è in dirittura d'arrivo. Gli studiosi ipotizzano una rivoluzione per i pazienti nel giro di cinque anni. Lo annunciano i massimi esperti mondiali della patologia, riuniti al Galata Museo del Mare di Genova per il congresso internazionale organizzato dall'Associazione italiana celiachia. La sperimentazione sui primi 110 pazienti ha dimostrato che il farmaco, scoperto tre anni fa negli Stati Uniti da un ricercatore italiano, elimina i sintomi associati al consumo di glutine nell'85% dei casi; entro dicembre i risultati su altri 180 pazienti. Studi sull'uomo anche per un nuovo farmaco, una proteasi che aiuta i pazienti a digerire il glutine. "La dieta priva di glutine è assolutamente sicura ma impone restrizioni alimentari difficili da seguire, soprattutto in particolari età della vita come quella adolescenziale - ha spiegato Umberto Volta, responsabile del centro per la diagnosi di celiachia dell'ospedale Sant'Orsola - Malpighi di Bologna e presidente del comitato scientifico dell'Aic, l'unica associazione pazienti italiana - i celiaci sono esposti al pericolo delle contaminazioni e vorrebbero tornare a mangiare normalmente, senza sottoporsi a rinunce che spesso comportano problemi psicologici. Da qui la spinta da parte dei pazienti affinché la ricerca fornisca una terapia alternativa".
 "Appena tre anni fa sperimentammo su ratti diabetici un farmaco inibitore di una proteina intestinale, la zonulina: gli animali mantenevano intatta la barriera intestinale e non producevano gli autoanticorpi che scatenano la reazione immunitaria - ha aggiunto Alessio Fasano, direttore del Centro di ricerca sulla celiachia e biologia mucosale della Maryland University di Baltimora, Usa - i risultati sono stati così positivi che siamo arrivati a studiare il farmaco nell'uomo, percorrendo in soli tre anni i passi che di norma, quando si sviluppano nuovi medicinali, si realizzano in dieci o quindici anni". "Nella fase più recente di sperimentazione clinica condotta su un centinaio di pazienti il farmaco ha dimostrato molta efficacia - spiega Fasano - i celiaci trattati con un placebo ed esposti al glutine hanno sviluppato i sintomi classici nel 75% dei casi, le persone che hanno assunto il farmaco li hanno avuti in appena il 14% dei casi". "Un ottimo risultato - aggiunge il ricercatore - come conferma il fatto che questa stessa percentuale si è registrata in coloro che avevano assunto il doppio placebo, ovvero erano stati esposti a un "finto" glutine e alla pillola-placebo. Sono già stati avviati test più approfonditi su 180 pazienti e i risultati saranno disponibili entro la fine dell'anno". Il farmaco individuato dal gruppo guidato da Fasano e sviluppato dalla Alba Therapeutics blocca l'aumento della permeabilità intestinale indotto dal glutine inibendo una proteina, la zonulina, che regola l'apertura dei "cancelli" dell'intestino. "La zonulina è una specie di chiave che apre le porte fra una cellula e l'altra della parete intestinale - ha aggiunto ancora Fasano - l'intestino è coperto da un singolo strato di cellule che formano una barriera formidabile contro gli attacchi esterni ma i celiaci perdono questa caratteristica perché producono troppa zonulina". La pillola anti-celiachia, assunta prima di pasti contenenti farine pericolose, potrebbe perciò impedire il passaggio del glutine nel corpo, la successiva reazione immunitaria e quindi il danno alla mucosa intestinale. Ma le buone notizie non finiscono qui. E' infatti allo studio sull'uomo anche un altro farmaco in grado di rendere il glutine "innocuo" per i celiaci: si tratta di una proteasi capace di smantellare completamente il glutine, digerendolo del tutto e rendendolo non tossico. "La proteasi isolata dai ricercatori del dipartimento di chimica dell'università di Stanford in California è nella fase uno di sperimentazione sull'uomo, e si attendono i primi risultati entro il prossimo anno - ha detto Fasano - sappiamo già che l'approccio funziona, stiamo cercando di capire come utilizzare il farmaco al meglio: si potrebbe usare per "predigerire" il glutine e poi panificare, creando nuovi prodotti speciali che saranno però più economici e gustosi rispetto ai cibi senza glutine ora disponibili; o potremmo somministrare ai pazienti una pillola prima dei pasti, per far loro assimilare il glutine senza sviluppare sintomi". (da Repubblica.it) ( 19 settembre 2008) 9月14日 
E' mia convizione il pensiero che tutto ciò che è debole sia destinato a concludere il suo tempo, mentre ciò che è forte perdura per sua natura. Un altra mia convinzione è che il razzismo sia un pensiero debole, perchè scaturisce dall'ingnoranza, dalla diffidenza di chi è abituato a vivere nel suo mondo, senza arrischiarsi di conoscere cosa ci sia intorno. L'integrazione è un pensiero forte e come tutte le cose robuste, ha bisogno di spazio e di tempo per realizzarsi, per cui anche se lentamente, ho sempre creduto che il futuro avrebbe portato alla sconfitta del razzismo e al diffondersi dell'integrazione: durante la globalizzazioneè quanto meno da cavernicoli essere razzisti. Eppure a quanto pare in Italia si va indietro e sono giunto ad un punto in cui non manifestarlo chiaramente, scrivendolo, mi sembra un comportamento da complice di questo regresso. E ciò che mi porta a graffiare questi concetti sul blog è l'ultima violenza, solo in ordine di tempo, avvenuta a Milano questa mattina: un ragazzo di19anni è morto preso a sprangate. Se si leggesse solo questo, credo che in un paese civile tutti avremmo orrore, non solo del fatto ma anche del posto. Se si aggiunge che il ragazzo è del Burfina Fasu, stato africano, sono convinto che in alcuni i sentimenti si sfumano. Invece in altri, tra cui il sottoscritto, si infiammano: che male aveva fatto il ragazzo? Era di ritorno da una serata con 2 amici, anch'essi africani, quando 2 balordi sarebbero scesi da un furgone bar e li avrebbero inseguiti, urlando insulti stomachevoli, fin quando Abdul non è stato raggiunto e preso a sprangate. In un paese civile e all'avanguardia, che è stimato e rispettato nel mondo, tutti dovremmo almeno essere allibiti e magari infuriati, pronti a scendere in piazza. Se poi fossi milanese, mi vergognerei profondamente che in una capitale mondiale accada un aggressione tanto violenta quanto futile. E' inutile nascondercelo: l'Italia manifesta con sempre maggior preoccupazione i segni del Paese intollerante e razzista. Questo di oggi non è un evento isolato, è l'ultimo aggiornamento di quello che sembra un bollettino di guerra. Nei mesi scorsi le aggressioni sotto il Colosseo a Roma a 2 coppie (quelle che la cronaca ci segnala) omosessuali colpevoli di passeggiare mano nella mano. Anche se fossi romano io oggi mi vergognerei, perchè la patria della civiltà occidentale, quella che difende la libertà e i valori, diventa scenario di un'aggressione in stile iraniano. E poi, potete, se volete, andarvi a leggere tutti i casi di violenza ed intolleranza in Italia degli ultimi anni e vedere quanto siano in aumento. C'è pure Termoli nel novero, dopo i noti fotogrammi dei vigili che trascinano come un sacco di patate a terra un indiano, fermato perchè vendeva abusivamente per strada, ma non meritorio di un trattamento, che almeno agli occhi dei passanti è sembrato quantomeno sgradevole.
Oggi mi vergogno di convidere la nazionalità italiana con gente che pesta altra gente. L'Italia è sempre stato il paese dell'accoglienza, del resto lo insegna la sua storia, fatta di tanti viaggiatori in rotta nel Mediterraneo ed è stata la patria di un grandioso impero, il più duraturo della storia, forte, perchè fondato sulla pluralitàdi popoli e culture. Ora l'Italia sembra perdere se stessa: noi italiano sembriamo diversi da quelli che siamo. Questo perchè siamo spaventati, timorosi, convinti che i buoni abbiano un aspetto e i cattivi un altro. E' un deficit culturale, di cui io saprei indicare i responsabili, dalla scuola ai governi. Ma perchè non ci sentiamo feriti da questo? Perchè c'è meno orrore in una violenza se questa non è contro uno di quelli che stupidamente chiamiamo "diversi"? E perchè bisogna rapportare le persone ad un concetto di uguaglianza? Quali sono i criteri di questa presunta uguaglianza? Se solo si conoscesse un po' più la biologia e la genetica, si saprebbe che le differenze tra l'etnia culturale italiana e quella africana non sono più di quelle con l'etnia spagnola. Semplicemente perchè non esistono razze. Ed è una novità questa? Se parliamo poi di differenze sessuali, si cade proprio nel vuoto, cioè nel parlare per il puro gusto di farlo senza nessun argomento alla base. Perchè bisogna condannare chi ama (chiunque sia), additarlo o peggio fargli male e non bisognerebbe invece condannare chi odia? E' meglio l'amore o l'odio a questo punto?
Io scelgo di condannare chi odia e credo che se vogliamo un futuro migliore, dobbiamo tutti rispondere così. Non è una domanda retorica, è una domanda vera: se quando si pesta il gay per strada in fondo non ti scandalizzi molto (non dico gioisci perchè a quel punto ci sarebbe una patologia in atto) vuol dire che scegli di condannare chi ama, diversamente da te, ma comunque è colpevole di aver amato. Non basta scandalizzarsi per il ragazzo africano pestato per strada, saper rispondere significa scandalizzarsi anche per qualsiasi forma di offesa, anche velata, contro qualcuno per un discorso di razza. Si può essere colpevoli pe ril colore della pelle? Per la provenienza geografica? Io credo che esistano le persone, perfide e buone, ma sempre persone. Questo vale per i rumeni, gli albanesi i marocchini, gli italiani i tedeschi...Per tutti.
La cosa peggiore è vivere in un paese in cui scrivere ciò, parlare così, è ritenuto strano. Certo che è strano, è fuori dal coro: io non ho pretese canore, ma ho la pretesa di non sentirmi complice. E' come se stia calando l'oscurità e nessuno se ne renda conto o peggio che qualcuno in fondo voglia che faccia buio e che le lanterne restino spente. Io non so muovermi al buio, per cui accendo la mia lanterna e la custodisco gelosamente. Probabilmente cercheranno di spegnerla, ma io non mi vergogno di averla. Mi rammarico della mancanza dei lanternoni, quei fari che dovrebbero guidarci quando passa una nuvola che oscura il pensiero. Oggi è più di una nuvola a passare, anzi, si sta vivendo un lento imbrunire. Quello scatto di orgoglio o di reni per usare un linguaggio più deciso, non c'è stato e non credo che ci sarà. Restano le lanterne: più sono e meno sarà buio e magari con quel fuoco di riaccenderanno i lanternoni. 9月12日 
Quando le vacanze finiscono, ci si sente sempre un po' giù. Possiamo pure dire che la routine ci piace, rivediamo volti amici (ma purtroppo anche quelli meno amici), torniamo alla regolarità della nostra vita, ma perdiamo quello spirito che contraddistingue i periodi di vacanza. Sarà che l'estate è la stagione calda, sarà che per chi vive al mare significa giornate intere passate in spiaggia, a parlare, giocare, fare il bagno, conoscere nuove persone e ritrovare gli amici di sempre, ma l'arrivo dell'autunno crea una crisi. Crisi che può manifestarsi nel carattere, nel look, nei modi di fare, nel non riuscire a dormire: si sente che qualcosa si è spezzato. Portando la mia esperienza personale, studente universitario che ha vissuto in pratica 2 mesi di vacanza, tra mare, viaggi e serate danzanti, sento che ciò che si è interrotto è il clima spensierato. Ritornano lezioni, libri, professori, esami...Ma probabilmente non è tanto quello che ci aspetta quanto quello che lasciamo a pesare di più. Intendiamoci: chi vorrebbe continuare a stare in vacanza se per egli questo significasse stare solo a casa senza vedere nessuno? Se penso ai bei momenti passati con i miei amici, quelli di sempre, quelli nuovi e con le persone che ho conosciuto quest'estate, dico di essere felice per come sia andata questa stagione di spensieratezza e mi dispiaccio del fatto che a breve si tornerà ad essere condizionati da un orario e un calendario che logora. Eppure, se penso ai bei momenti trascorsi negli anni passati nell'ambiente universitario, agli amici, alle soddisfazioni dello studio, alla curiosità di conoscere, alla sfida del tirocinio in ospedale, penso che quasi quasi vorrei ricominciare domani. E' questo punto: comunque sia, restiamo insoddisfatti. Insoddisfatti di ciò che passa e di ciò che arriva. Come si supera quindi questa crisi? Non credo che si possa predisporre una terapia unica, ma penso che possa aiutare molto la volontà di non accontentarsi a vivere le giornate, ma di cercare di renderle vive. Certo non è facile: ma se il primo e il secondo giorno dalla fine delle vacanze passano nell'apatia, bisogna cercare di fare in modo che il terzo segni l'inizio di una nuova stagione, perchè non è vero che esiste una stagione del divertimento e una dell'impegno, ma piuttosto dovrebbe sempre esistere lo svago, secondo i tempi e le modalità possibili. E poi cos'è che causa materialmente questa crisi? A pensarci bene è un evento: può essere la prima pioggia, il primo freddo, la partenza contemporaneo di tutti gli amici, la propria partenza per il ritorno all'università, la partenza di una persona particolare...E' un evento, che tuttavia non è tale per noi stessi: ognuno pesa gli accadimenti con i propri pesi, per cui ciò che irrilevante per uno è fondamentale per l'altro. E' la sottile differenza che fa sì che una persona possa deprimersi per una partenza e l'altra a mala pena accorgersi della mancanza del tale. Come si fortifica l'animo? Credendo di più in se stessi, consapevoli che i sentimenti veri restano, quelli fasulli crollano e di nuovi se ne formeranno: sta poi a noi capire se vogliamo vivere di verità o falsità. Per cui se settembre significa cambiamento, travaglio, crisi, si pensi però che dopo una crisi ci deve essere la ripresa e che questa ha un sapore più buono e gradito proprio perchè ci riconsegna uno stato di grazia, dal quale poi di nuovo non vorremo fare a meno... 9月4日 
Dire che si tratta di un film da vedere può sembrare banale, ma è la prima cosa che verrebbe da dire dopo averlo visto. <<Lo faccio vedere ai miei amici>> questo io ho pensato subito dopo che è finito. Bello, davvero. Nella più prestigiosa scuola americana, ligia alla tradizione, scolpita nella durezza dell'insegnamento e dei valori, arriva un professore che rivoluziona tutto ciò. O meglio, rivoluziona il modo di fare scuola, ma riafferma la tradizione. Il programma? Non è più un foglio da sapere a memoria nei contenuti, ma una cartina sulla quale muoversi ragionando. Il professore non è più il retore di una retorica scritta sui testi, bizzarra quanto astrusa, ma l'artefice del destino di una lezione, insieme con gli studenti. Fantastica la scena della prima lezione di letteratura: un ragazzo legge un trattato di un eminente studioso di letteratura, che rende in termini matematici i concetti di letteratura, estrapolando una sorta di classifica dal miglior autore, che in un grafico cartesiano descrive l'area maggiore, al peggiore. All'improvviso esclama: <<Potete strappare l'intero capitolo>>. <<Ma come, strappare un libro?>> si chiedono i ragazzi. <<Si, fatelo!>>. E' più trasgressivo ciò o ridurre la letteratura ad una classifica, volerla studiare con un criterio che non le appartiene, la matematica? Potremmo mai pesare le patate col metro? Si voleva tentare qualcosa di simile....<<Rendete la vostra vita straordinaria>> è l'esortazione di inizio anno del docente aisuoi discenti e lo fa facendo veder loro le foto di alunni del passato, ora divenuti <<concime per i fiori>>. Linguaggio crudo, ma forte. Qui l'intento non è di recensionare il film, cosa fatta egregiamente tantissime volte visto che è datato 1989, ma aprire una riflessione su come si possa cambiare davvero la scuola. E su come si possa riportare l'interesse verso la poesia e le lettere. Non si tratta di smancerie, ma di un modo con cui l'uomo può comunicare. Non esiste una sola via per parlare, lo possiamofare in diversi modi. L'uomo che parla a voce alta, può anche sbraitare, urlare, parlare dimenandosi...E' la nostra mente che sceglie e parla. La poesia è il risultato di un incontro dei sensi della mente, non quelli che ci fanno sentire il mondo, ma quelli che ci figurano il mondo. Tutti li abbiamo, ma solo alcuni riescono ad usarli. Tra questi, molti non li usano o per scelta o per timore. Chi sceglie di non usarli è perchè non ha fiducia in se stesso, ha subito un indottrinamento che lo ha portato a misconoscere queste capacità, a favore della razionalità. Chi non li usa per timore è intimamente sconcertato da ciò che potrebbe succedere mettendoli in azioni al proprio ego. Entrambi i casi sono ben esemplificati nel film, con un'importante sottolineatura: se tra i 2 si credeva che la persona debole fosse quella che non usa le proprie capacità per timore, alla fine del film si toglie la vita il ragazzo che più sembrava forte e sicuro si sè, quello che era costretto a nascondere le sue qualità per via dei dettami familiari, mentre Todd, ilsuo compagno di stanza, timido e riservato, intimorito da ciò che all'interno nascondeva, si lascia prima travolgere e poi guidare dal suo sentire. Perchè è debole il primo? Perchè togliersi la vita significa rinunciare a sentire quello che si ha dentro. Usando i riferimenti del film alla poesia di Wittmann, non è più colui che succhia la vita fino al midollo, ma è quello che si strozza. Certamente è da considerare il contesto (il padre vuole iscriverlo all'accademia militare per allontanarlo dal professore e dalla scuola) ma osservando in fondo la questione questo ragazzo non è stato capace di affrontare quella rete psicologica che lo avvolgeva e lo opprimeva: la famiglia. Ha scelto di recitare, anche nel momento in cui poteva, diciamo perso per perso vista l'inamovibilità del padre nella decisione di trasferirlo, dir loro cosa sentisse e cosa amasse e sopratutto cosa volesse per la sua vita. Tuttavia è pur vero che la sua era la situazione più difficile da affrontare, almeno da un punto di vista esterno. Todd aveva una paura tremenda di parlare davanti ad altri ragazzi, temeva il giudizio altrui, ma sopratutto temeva cosa avrebbe provato egli stesso. Vista dalsuo punto di vista, questa rete non era meno oppressiva del compagno di stanza. Il finale, triste e probabilmente realista, lancia un messaggio di speranza, ma soprattutto di impegno: il migliore insegnamento possibile è quello relativo a come usare le proprie capacità, a come essere anticonformisti nel conformismo, ad essere liberi in ultima istanza. La lezione in cortile sul modo di camminare e sul mantenere il ritmo con le mani è straordinaria: prima è analizzato il modo di camminare, simile ma non uguale, perchè conformato e poi il professore richiede ai suoi studenti di camminare in ordine sparso. Quest'immagine, insieme col salire sulla cattedra per osservare la classe da un nuovo punto di vista, sono i 2 forti messaggi che la scuola di oggi non riesce più a trasmettere: il valore dell'individualità, che non è l'affermazione di se' stessi in uno stupido egoismo ( cosa oggi piuttosto frequente), ma la consapevolezza di essere un uomo pensante nella collettività. Puntare su ciò che si ha, sulle potenzialità proprie per costruire una vita eccezionale, nella conformità del vivere civile. Questo non significa vendere sogni: sarebbe sbagliato, oltre che distruttivo. Purtroppo quello che invece oggi la scuola fa è regalare sogni e svilire le personalità. Reintrodurre il voto di condotta non colpirà i bulli, ma colpirà gli animi liberi, quelli che non si conformano al carattere del docente. Il maestro unico alle elementari polarizzerà l'attenzione su un'unica persona da parte degli alunni, riducendo le possibilità di scambio e di confronto per risparmiare soldi sulla scuola (paradossale in tempi di sprechi nell'amministrazione pubblica). I punti salienti di questa riforma sono incentrati proprio sullo svilimento e sulla vendita di un sogno: tutti uguali (vedi la reintroduzione del grembiule) per forza. Per poi essere tuttavia diversi: diversi per condizione economica, diversi per livello di istruzione, diversi per livello sociale, diversi per ideologia. La diversità è il problema e la ricchezza di oggi. Non si può pretendere di cancellarla con un grembiule. Anche perchè si ripresenterebbe negli altri luoghi sociali, dove il grembiule non si usa. Il dramma peggiore di oggi è che non si parla di integrazione e insegnamento al rispetto della diversità. Solo così, seppur tra mille fatiche perchè non esiste una ricetta pronta per l'uso, si può costruire una scuola e quindi una società nuova, pronta a confrontarsi coi problemi dell'oggi. La curiosità potrebbe essere la chiave di volta: quella curiosità che Omero decantò nell'Odissea, motore del viaggio di Ulisse, verso il diverso, oggi potrebbe riattivare le menti e i giovani e ricucire gli strappi che in questa società vanno aprendosi.
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