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8月28日 Jarhead, i dolori di un Marine![]() Jarhead è il nomignolo con cui si chiamano i Marines america: "testa di barattolo" per il fatto che devono portare un taglio di capelli sfumato che restituisce l'idea di un barattolo al posto della testa. Il film di Sam Mendes con protagonista l'attore rivelazione Jake Gyllenhaalm in un cast di premi oscar, si basa sul romanzo di Anthony Swofford, che nel film è interpretato da Gyllenhaal, autobiografico sulla partecipazione dell'autore alla 1 guerra del Golfo. Il fil rouge del film è il cambiamento delle convinzioni del protagonista, da giovane universitario che sogna l'onore nell'esercito a critico della guerra e della vita militare. Questo percorso di vita che in pochi anni modifica gli ideali del protagonista non più che ventenne è intuibile dal film, dove vuoi per motivi di tempo vuoi per inferiorità esplicativa rispetto al libro, il concetto è solo suggerito, debolmente in alcune parti, meglio in altre. Swofford segue l'addestramento per diventare un Marine, il corpo scelto dell'esercito americano, e si specializza come tiratore scelto. Tra i soldati americani questi sono considerati delle prime donne, poichè seguono un duro addestramento che li vede supermotivati nell'andare ad uccidere qualcuno. Arriva la guerra, è quella del 1991 contro l'Iraq del defunto Saddam Hussein che invade il ricco staterello del Kuwait; i soldati sperano in una guerra lampo, in cui mettere a frutto le tante conoscenze e gli addestramenti seguiti e tornare vittoriosi a casa. Al contrario, trascorrono6 mesi nel deserto, "in attesa che i burocrati sciolgano la lingua" come dice un alto generale americano ai suoi uomini, cioè in attesa che la diplomazia fallisca e lasci la parola alle armi. Nel frattempo nel deserto arabo si soffre, ci si annoia e ci si diverte, conoscendosi e scontrandosi. Arrivano le lettere delle amate, delle famiglie, si viene lasciati dalle fidanzate, arrivano le notizie di nascite e si diventa papà. Usando la strategia della voce fuori campo, Swofford-Gyllenhaal racconta il ritmo della vita del militare, tra frustazione e spasmodica attesa. Non mancano le punizioni, i momenti goliardici ed anche una critica al modo con cui i soldati vengono indottrinati per relazionarsi con la stampa. "Questa è censura. Che differenza c'è con Saddam? Noi siamo l'America, il paese della libertà" ma il sergente risponde "Tu hai firmato uncontratto, non hai più diritti". Tante parole, piccoli gesti e atti, portano a maturare nel protagonista la consapevolezza che la guerra e la vita militare non sono come se le aspettava. Poi la battaglia arriva: tutti corrono in trincea, ma Swofford resta immobile, a scrutare l'orizzonte da cui provengono i colpi, atterrito dagli eventi, facendosela letteralmente sotto. Le truppe cominciano a muoversi, i tiratori non sparano ancora. Sono gli aerei a combattere. C'è pure una scena di fuoco amico, che lascia increduli i soldati americani. Superata la duna, si assiste ad una delle due scene capolavoro del film: l'imbattersi in un'autostrada bombardata al confine con l'Iraq. L'occhio cade sui corpi combusti dei passeggeri, alcuni bruciati mentre tentavano di uscire dal veicolo, altri a terra probabillmente per cercare di spegnere le fiamme che avevano addosso. Arriva finalmente l'orrore della guerra, l'aspetto probabilmente meno tenuto in conto dai tanti soldati, galvanizzati dai superiori e formati più per giocare alla playstation che per combattere contro altri uomini. L'altra scena capolavoro è l'aggirarsi desolante dei marines nel deserto iracheno imbrattato di petrolio, dopo che la guardia repubblicana in fuga ha dato fuoco ai pozzi. Compare anche un cavallo sporco di petrolio, che dà un'immagine di distruzione ma sopratutto di alienazione, che completa la rassegna di aspetti che l'autore indica sulla guerra. Non manca una scena di isteria da parte di un ricognitore, colui che accompagna il tirotore per centrare il bersaglio, quando viene negato all'ultimo minuto il permesso a colpire un soldato iracheno <<Voi ne colpite uno solo, ora arrivano gli aerei che li fannofuori tutti>>. Il tiratore inveisce contro un superiore, sbraita, si dimena e piange perchè non ha potuto uccidere, mentre il compagno tiratore Swofford lo placa, sollevato in cuor suo di non aver sparato. La guerra finisce, loro non hanno sparato neppure un colpo. Sono partiti come corpo speciale, ma hanno condotto una guerra da fanti. Quasi a liberare tutta la tensione sviluppata, festeggiando la vittoria su Saddam, tutti sparano in cielo. C'è poi il ritorno a casa: la resa cinematografica è affrettata e debole, ma si intuisce il ritorno alla normalità, sofferta, perchè la vita è andata avanti, e se c'è chi torna da papà, c'è chi trova l'amata a casa con un altro uomo e chi si abbandona ai piaceri per dimenticare.
Ho scelto di recensionare questo film sul mio blog perchè non sempre i film di guerra mi colpiscono. Eppure stavolta è successo e credo che a colpirmi sia stato proprio questo scontro tra i sogni di un ventenne, la crudele verità e il cambiamento delle sue convinzioni. Leggerò il libro per saperne di più, visto che il film spesso è frettoloso e vorresti vedere e saperne di più, ma tuttavia lo consiglio a tutti coloro che credono che la guerra sia un male necessario, cioè quelli che sanno che la guerra è sbagliata ma talvolta va fatta: la guerra è sempre sbagliata e nonostante nel film si dica <<Ci hanno insegnato Non uccidere, ma io vi dico Vaffanculo>> la risposta finale a questa provocazione è <<Tutte le guerre sono diverse. Tutte le guerre si assomigliano>> perchè può essere diversa la causa, lo scenario, ma uguali sono le sofferenze, la morte, gli orrori che esse producono. 8月14日 Pechino 2008: Olimpiadi senza pax olimpicaIn periodo di vacanze, non vi può esser miglior modo per ricordare la tragedia che stiamo vivendo nel Caucaso che una cartolina. Una cartolina che ovviamente non può che riportare gli orrori della guerra e per questo una foto scattata in un campo profughi è stata inserita nel blog con i "saluti" dall'Ossezia, regione contesa tra Georgia e Russia, non solo per motivi storici (l'Ossezia del nord o Alania è russa, quella del sud georgiana) ma sopratutto per i ricchi giacimenti petroliferi, di notevole interesse in tempi di crisi energetica per via della gran richiesta di risorse. La Russia del Dopo Putin ( perchè sulla carta Putin è primo ministro, mentre il nuovo presedente è Medvedev, ma nei fatti Putin è l'uomo forte dello Stato) mostra terribilmente i suoi muscoli, volendo indebolire lo staterello caucasico amico degli Stati Uniti, per logorarlo non potendo annetterlo (per rischio di ritorsioni internazionali). Il coraggio di Putin è oltre ogni limite: invadere uno stato sovrano, senza una motivazione consistente, sfidando apertamente gli Stati Uniti, bluffando con l'Unione Europea e facendolo all'indomani della partecipazione alla cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici di Pechino 2008 (che richiamano l'antica Pace Olimpica, periodo di sospensione di tutti i conflitti tra le poleis greche). Non c'è da schierarsi con la Russia ocon la Georgia, ma con la popolazione civile: le vittime sono quasi esclusivamente civili. Arrivano notizie di saccheggi, di rastrellamenti, campi profughi, esodi di massa, città messe a ferro e fuoco e certamente non si può pensare che si tratti di una guerra chirurgica, cioè finalizzata a distruggere obiettivi sensibili. Vista la concomitanza con le Olimpiadi, per celebrare il loro messaggio di pace, credo che sarebbe da considerare nel regolamento per la partecipazione alle gare la clausola che imponga alle nazioni partecipanti la sospensione dei conflitti in corso e dall'iniziarne di nuovi, pena l'espulsione della rappresentativa nazionale. Non è un'idea balzana, ma un ritorno alle origini: le Olimpiadi sono una palestra per l'Uomo, dove i competitori si cimentano in prove dove è rischiesto loro di esibire al meglio le loro capacità, in un clima di rispetto per l'avversario e onore per il vincente. Come si coniuga questo con la violenza della guerra? Se gli atleti gareggiano per la propria nazione, come si può dare onore ad una nazione che guerreggia e uccide in un teatro di guerra? |
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