|
|
7月25日
Da Corriere.it
Da giugno ci sono strani incendi a Ginestra fiorentina. L'altra notte un tappeto persiano, nei giorni scorsi stracci e grembiuli per bambini. Il proprietario non aveva il coraggio di spiegare l'accaduto
|
|
|
|
La casa del mistero (Foto Sestini) | Sa di film del terrore la storia degli incendi che misteriosamente, da giugno, divampano in due case confinanti di Lastra a Signa. L'altra notte un tappeto persiano ha preso fuoco nella camera da letto. Solo l'ultimo degli strani episodi che hanno visto andare in fiamme giocattoli, stracci, grembiuli e materassi.
IL PROPRIETARIO. «Non vi ho chiamati prima e per telefono non vi ho spiegato cosa stesse succedendo perché temevo che non mi credeste». Così ha detto ai carabinieri il proprietario dell'abitazione di Ginestra fiorentina dove si stanno verificando gli incendi misteriosi. L'uomo ha 39 anni e mercoledì ha chiamato i carabinieri perché il suo tappeto aveva preso fuoco. Nella telefonata ha chiesto aiuto ma senza spiegare il motivo. Aveva paura che non gli avrebbero mai creduto. E ora la famiglia vorrebbe evitare pubblicità:«Non vogliamo intrusioni nella nostra vita, c’è la privacy».
GLI OGGETTI IN FIAMME. Dallo scorso giugno e sempre di notte divampano strani incendi, «inspiegabili» secondo vigili e carabinieri, in due abitazioni confinanti a Ginestra fiorentina. Il primo episodio riguardò una macchina giocattolo coperta da un telo. In quel momento si pensò a una sigaretta spenta male. Ma poi (10 e 13 luglio) hanno preso fuoco anche uno strofinaccio, una sedia in legno, altri giocattoli e un grembiule per bambini. L'ulimo episodio è di ieri sera, quando è andato in fiamme un tappeto che era nella camera da letto e uno straccio da cucina che era nello sgabuzzino. Nella stessa abitazione, il 17 luglio, avevano preso fuoco un cuscino e un materasso mentre erano presenti i vigili del fuoco. Questi, rimasti non poco impressionati, avevano perlustrato la casa, senza trovare alcuna traccia di materiale infiammabile.
I VIGILI. Non c'è nessuna causa apparente, secondo i vigili del fuoco che stanno procedendo agli accertamenti. I pompieri stanno confrontando le relazioni fatte nei vari interventi. Inizialmente infatti non avevano destato particolare attenzione vista la scarsità dei danni e degli eventi. «Ad ora - hanno detto - l’origine degli incendi non è stata definita e sarebbe prematuro azzardare una spiegazione».
IL PRECEDENTE. Gli abitanti di Lastra a Signa non ricordano vicende simili. Ma i fatti ricordano quanto avvenne nel 2004 nella frazione di Canneto, a Caronia (Messina), dove ci furono alcuni incendi misteriosi in un piccolo gruppo di abitazioni. Su quei casi la procura di Mistretta aprì un’inchiesta, poi archiviata nel giugno del 2008. Secondo i periti della procura, non c’erano dubbi: dietro gli incendi c’era un intervento umano. Furono una quarantina gli abitanti del borgo a denunciare i roghi.
Alessandra Erriquez | 7月21日 Immaginate uno specchio e un'immagine del vostro corpo restituita in maniera orrenda: rompereste lo specchio, al diavolo i 7 anni di sfiga. E se il problema fosse chi guarda? Cioè, se non fosse il corpo di chi si specchia ma la testa di chi guarda? Non è un discorso assurdo, ma una delle possibili realtà che il nostro cervello può nascondere. Lo dimostrano i racconti di tante persone che ne sono afflitte, l'ultima in ordine di tempo è una bellissima ragazza, una di quelle che ci si sogna e che invece ha passato la sua vita a tormentarsi, tra trucchi e pensieri suicidi, inconsapevole della sua bellezza. Questo fin quando non ha scoperto che vedersi brutti può essere una malattia, che come tale va curata. E' una problema degno di nota, in una società che vigliaccamente insegna piuttosto a come apparire e non a come essere, per questo è importante conoscerlo.
da Corriere.it
MILANO - Una vita d'inferno, davanto allo specchio. Quella di Danielle Nulty, 26 anni, fisico da modella, potrebbe essere etichettata come la storia della bella, nella realtà e della bestia, quando si vede riflessa. Migliaia di ragazzine, vedendola, avranno sognato di essere come lei. Eppure la giovane, guardandosi allo specchio, vede riflesso un mostro anziché la bella donna che nel tempo è diventata.
■ Audio - lo psichiatra: «Ore e ore a guardare difetti immaginari»
LA DIAGNOSI: «DISMORFOFOBIA» - Rughe profonde e zampe di galline le segnano il bel volto, simile a quello di un'ottantenne nella sua immaginazione. O all'aberrante strega di Biancaneve, stando alla descrizione che lei stessa traccia sulle pagine del britannico "Daily Mail". Dopo 11 anni di sofferenze, con pensieri suicidi che si facevano largo nella sua mente, le è stato diagnosticato il disturbo di dismorfismo corporeo o dismorfofobia. Ora è in cura con antidepressivi sviluppati ad hoc per questo disturbo. «Finalmente ho imparato ad accettarmi per quella che sono», afferma convinta come se le deformità osservate con orrore allo specchio fossero davvero reali. «Ho vissuto un'infanzia felice e serena - assicura la giovane ripercorrendo la sua insolita e triste vicenda - ma con la pubertà sono iniziati i guai». Ma da quando aveva 13 anni sono iniziati i guai con la sua immagine riflessa. Guardandosi allo specchio la giovane scova il volto di una vecchia donna, con rughe dappertutto, persino attorno alle labbra.
A 15 ANNI SI VEDEVA DI AVER PERSO I CAPELLI - A 15 anni si convince di aver perso i capelli, mentre i suoi occhi le appaiono piccolissimi, microscopici, inguardabili. A 16 anni smette di socializzare, intimidita dal suo aspetto. Trucchi, vestiti e accessori diventano la sua unica ragione di vita, alleati preziosi per mascherare un corpo e un viso mostruosi. Nel 2006, finalmente, alla tv guarda un documentario su persone alle prese con questa patologie. «Gente normalissima - ricorda - addirittura, in alcuni casi, attraente, ma convinta di un aspetto mostruoso. Ho pensato: "sembrano me, provano quel che io stessa sento"». Così è giunta la diagnosi e la cura. «Dovrò convivere tutta la vita con questo disturbo - riconosce - ma quanto meno ho imparato a tenerlo sotto controllo». E anche la sua vita sembra ormai essere tornata a una normalità apparente. Danielle oggi lavora e ha un fidanzato. 7月14日
Gli italiani hanno improvvisamente scoperto cosa significa l'emigrazione non per chi la vive, ma per chi la riceve, divenendo immigrazione. I racconti dei nonni, degli zii d'America e di Germania, fanno emozionare un po tutti, con flash che delineano una valigia di cartone, una giacca consunta, un fazzoletto in testa e qualche spicciolo in tasca. Meno oggi ci si emoziona per chi muore in mare al largo di Lampedusa vestito in modo più o meno simile ai nostri parenti, magari solo, con un colorito più "acceso" della pelle. C'è paura: l'immigrato è il diverso, è pronto a tutto pur di fare sopravvivere, è da sfottere sulla spiaggia o da perseguitare in città perchè porta disordine, sporcizia, tristezza. Abbiamo forse scoperto quanta tristezza devono aver provato coloro che partirono dall'Italia senza soldi per cercare la "fortuna" e arrivarono in paesi che similmente al nostro oggi usavano metodi discriminatori più o meno velati, seppur con gli eccessi del tipo "Sono vietati gelati, cani e italiani nel negozio", con la differenza che dopo 50 anni non siamo stati in grado di imparare dagli errori altrui, di capire cosa va fatto per aiutare e cosa per tutelarci, senza scadere nel ridicolo "pugno duro". A tal punto che la paura per gli immigrati clandestini di essere rimandati nel loro paese, tra guerre e povertà dalle quali erano fuggiti pagando biglietti altissimi ad associazioni criminali che proliferano indisturbatamente, li spinge a diventare gente ombra, che si nasconde negli angoli bui delle città, che occupa la palazzina in via di costruzione, che evita di andare in ospedale per non essere "consegnati". Non è sentimentalismo da quattro soldi o "buonismo di sinistra", espressione ora di moda: è una seria provocazione a tutti i benpensanti dalle soluzioni in tasca. I movimenti dei popoli sono da sempre stati il veicolo di trasmissione di malattie e di origine per le epidemie. Popolazioni economicamente svantaggiate, denutrite, che vivono in precarie condizioni igieniche: un resort per le malattie. Sapere che queste persone fuggono l'assistenza sanitaria non deve farci essere contenti "che soldi pubblici vengano sprecati per i clandestini" (cosa già orrenda considerando il che il clandestino è una persona che come tale va rispettata) ma deve allarmarci: lo strumento più forte che il mondo occidentale possiede per difendersi dalle epidemie che una volta falciavano i popoli è il sistema sanitario, che controlla le patologie grazie al suo servizio capillare sul territorio, aperto a tutti e gratuito. Se queste persone non ricorrono alle cure sanitarie, viene meno la vigilanza su potenziali malattie che possono diffondersi tranquillamente nel buio delle comunità clandestine, salvo poi approdare nella società "civile" italiana e creare allarme prima che panico. Segnalo questo articolo tratto dal sito del Corriere della Sera.
MILANO - L'immigrato, anche se clandestino, ha diritto in Italia all'assistenza medica d'urgenza e di base. Lo stabilisce il codice Stp (straniero temporaneamente presente), contenuto nel Testo Unico sull’immigrazione del 1998. Un diritto e un principio di cui in pochi sono a conoscenza, in modo particolare tra gli stessi migranti extracomunitari. La «clandestinità sanitaria» è una piaga gravida di disastrose conseguenze, un’emergenza – sostengono medici e associazioni di volontariato – aumentata in modo esponenziale da quando è all'ordine del giorno l'introduzione del reato di clandestinità.
C'è un clima di terrore diffuso che tiene lontani gli immigrati dagli istituti di cura. E’ quanto denuncia la Simm, Società italiana di medicina delle migrazioni, che ha attivato un osservatorio su tutto il territorio nazionale. E la paura, complice la disinformazione e l’isolamento, potrebbe contagiare anche gli stranieri con regolare permesso di soggiorno. «Abbiamo paura, ad esempio, di un aumento dell’aborto clandestino o del ricorso alla medicina fai da te», spiega la dottoressa Graziella Sacchetti, ginecologa e membro del consiglio direttivo della Simm. «Una piaga che può avere conseguenze anche su larga scala, pensiamo all'ipotesi di un'epidemia che, nella sua fase iniziale di propagazione, sfugga al controllo medico». Dati e testimonianze in merito sono stati raccolti tra le oltre cento strutture che in tutta Italia, tra centri e ambulatori, si occupano dell’assistenza sanitaria agli immigrati.
Proprio gli ambulatori, nati in seno al mondo del volontariato laico e religioso, hanno svolto in questi anni un lavoro importantissimo per gli immigrati, soprattutto quelli irregolari, affiancando il servizio Sanitario nazionale. «La non chiarezza dei percorsi, le modifiche normative in corso, la fragilità sociale si è manifestata con il significativo utilizzo delle strutture ambulatoriali – spiega Salvatore Geraci, responsabile dell’area sanitaria della Caritas di Roma – poiché per molti immigrati non è possibile accedere ad altri servizi sanitari».
L’Oikos di Bergamo accoglie 1.300 nuovi stranieri per un totale di 3.800 visite all’anno; mentre sono 7.000 gli immigrati che frequentano regolarmente l’ambulatorio di assistenza della Caritas diocesana di Roma, per un totale di 20.000 tra visite e prestazioni ogni anno. Il Naga di Milano arriva a quasi 23.000 prestazioni all’anno, comprese le 1.400 chiamate di «medicina di strada», con cui vengono assistiti immigrati e indigenti impossibilitati a raggiungere la struttura. Secondo molte associazioni di volontariato le regioni non avrebbero risposto in maniera esaustiva alla direttiva del Testo Unico sull’immigrazione, che indica negli ambulatori di base le sedi per le cure previste dal codice Stp. «Molte regioni non hanno istituito gli ambulatori – continua Geraci della Caritas – anche se, ad esempio, nel caso dell’Umbria e della Toscana sono state fornite valide alternative. Però, in generale, gli immigrati sono costretti a rivolgersi al volontariato o, in ultima istanza, al pronto soccorso».
Marco Todarello (Agr) 7月13日
l dottore che ha cambiato la storia della cardiologia stava per compiere 100 anni Era al centro di un impero costruito a colpi di invenzioni in collaborazione con la Nasa
Si ferma il cuore di DeBakey il medico che inventò il by-pass
di ELENA DUSI
Micheal DeBakey in una foto del 1963 IL MEDICO che curò se stesso avrebbe toccato i cent'anni fra poche settimane. Michael DeBakey, il re americano dei cardiochirurghi, è morto venerdì "per cause naturali", si limitano a dire i colleghi del Methodist Hospital di Houston. Il "suo" ospedale era al centro di un impero costruito a colpi di invenzioni, macchine per la cardiochirurgia e cuori artificiali creati con il contributo della Nasa, diligentemente brevettati in 70 anni di carriera. DeBakey ha curato i presidenti americani da Lyndon Johnson in poi e ha guidato la mano dei cardiochirurghi che nel 1996 applicarono 5 by-pass al capo del Cremlino Boris Eltsin. In cambio della consulenza, nel 2000 divenne il primo medico straniero ammesso nell'Accademia delle scienze russa. In patria e fuori, DeBakey ha infilato le mani nel petto di 60mila pazienti. È stato il medico di Marlene Dietrich, Jerry Lewis e Aristotele Onassis. Nell'epoca in cui i cardiochirurghi erano stelle della vita mondana (Christiaan Barnard, autore del primo trapianto di cuore nel 1967, amava farsi fotografare accanto a Gina Lollobrigida o Sophia Loren), DeBakey sposò in seconde nozze un'attrice tedesca che aveva incontrato alla festa di Frank Sinatra. Rispetto a Barnard, il medico di Houston fu sempre più prudente e non esultò alla notizia del primo trapianto di cuore (il paziente sopravvisse 18 giorni). Al suo vice, che si azzardò a impiantare in un paziente in fin di vita il cuore artificiale messo a punto insieme, tolse il saluto per 40 anni. Ma quando a 97 anni anche lui sentì l'improvvisa fitta al petto che segnala un attacco di cuore, i migliori colleghi di una vita si ritrovarono in sala operatoria per salvarlo.
Ci riuscirono per un pelo, grazie al by-pass che DeBakey nel 1964 aveva inventato ma che mai era stato sperimentato su un paziente quasi centenario. In 7 ore di intervento e 7 mesi di riabilitazione, il Methodist spese un milione di dollari per salvare il suo "gioiello". "Avrei preferito morire", disse lui al momento dell'attacco (rottura di un aneurisma dell'aorta), salvo poi ringraziare i medici che contro ogni ragionevolezza - vista l'età - avevano deciso di operarlo: "È un miracolo se sono ancora qui". Il suo cervello si era ripreso, ma per l'organismo il colpo era stato duro. Tra le corsie continuava ad aggirarsi su una sedia a rotelle. In compenso la tecnica del by-pass (nel '64 per la prima volta DeBakey prelevò il tratto di una vena dalla gamba e la usò per sostituire il frammento dell'aorta danneggiata) oggi viene usata 500mila volte all'anno solo negli Usa. La "pompa ruotante" che inventò a 23 anni da studente fa ancora funzionare le macchine cuore-polmoni, gli apparecchi che consentono le operazioni "a cuore aperto". Con la Nasa, nel '98 DeBakey sviluppò un cuore artificiale temporaneo grande come una pila, che per pompare il sangue usava il sistema di iniezione del propellente nei motori dello Shuttle. 7月11日 E' un risveglio sotto choc per i giovani termolesi e per tutti i protagonisti della movida cittadina. Ieri sera, quasi in sordina, arriva la notizia pubblicata sul sito di informazione locale Primonumero.it della nuova ordinanza del sindaco Vincenzo Greco in materia di orari dei locali pubblici, con la quale si porta l'orario per spegnere abbassare il volume della musica dalle 2 all'1, con l'eccezione dei locali da ballo fuori città (e ci mancherebbe). Resta invariato l'orario di chiusura alle 2 di notte, in più nell'rodinanza si legge delle limitazioni imposte agli strilloni pubblicitari per girare per le vie del centro nei giorni festivi e la domenica e in determinati orari negli altri giorni. L'obiettivo dichiarato dal sindaco è di «tutelare la salute e la tranquillità dei residenti e dei turisti limitando l'inquinamento acustico degli ambienti di vita interni ed esterni», però qualcosa non convince neppure il suo vice, che si è detto a conoscenza dell'ordinanza solo a cose fatte e che lui non avrebbe, in qualità di responsabile per il turismo, variato l'orario. Già, l'orario. A Termoli ormai sono 10 anni che c'è questa polemica sulla chiusura dei locali d'estate: il boom turistico degli anni 90 ha improvvisamente trasformato una cittadina tranquilla, poco abituata a drink e notti bianche, in una piccola Capalbio del Molise, affollata d'estate, con via vai che non si ferma prima delle 2, esplosione di locali, lidi balneari, sede di concerti e manifestazioni folklorike. Il Borgo Antico, da luogo tetro, da cui provenivano olezzi fastidiosi e evitato per il passeggio serale è diventato un enorme piazza comunale, pieno di locali e localini, alberghi, bred&breakfast e le abitazioni prima decadenti hanno trasformato le loro facciate e anche il loro valore sul mercato. Assieme a tutto ciò è arrivata la nuova pavimentazione, il sistema di videosorveglianza...Il corso di Termoli è stato ugualmente trasformato e si avvia a diventare una nuova isola pedonale, come lo sono del resto già alcune sue traverse. Eppure ai residenti il baccano estivo non è andato proprio giù. Come non compatirli, non è piacevole cercare di prender sonno tra risate, pettegolezzi e musica dance. Però Termoli non è stata la prima e nè sarà l'ultima città a scoprire il turismo: spesso ci si interroga sui motivi per i quali il turismo termolese è fermo e non decolla, probabilmente questi sono davanti agli occhi di tutti ma si fa fatica a decifrarli. Un lungomare inspegabilmente estromesso dall'organizzazione di eventi, sul quale non si investe in illuminazione ed infrastrutture, dove i ritardi si moltiplicano, come se si trattasse dell'ultima strada interpoderale; la camminata sotto al borgo, storica strada che costeggia il muraglione del Borgo, abbandonata per decenni a polvere ed erbacce, è stato avviato un cantiere che avrebbe dovuto regalarci uno dei posti più romantici di Italia con trabucchi, luci soffuse, vista tramonto, ma ovviamente è in ritardo e sarà forse finita per questo inverno; piazza S.Antonio, una balconata sul mare, lasciata nell'incuria più disperata, ma peggio è andata al Pozzo Dolce, recuperato parzialmente da un privato, è diventato ricettacolo per chi non ama l'affollamento del centro città nè gli occhi indiscreti, visto l'isolamento di cui gode sotto tanti aspetti quella zona così panoramica e caratteristica di Termoli. Ed infine arriva il De profundis della noche termolese: si anticipa lo spegnimento della musica all'1, che significa quindi che a quell'ora ci si può pure alzare, perchè a stare in religioso silenzio in una calda serata di luglio si preferisce stare a letto (magari in un quartiere di periferia dove scorrazzano ragazzi in scooter rumorosi che non sanno che fare vista la fine della serata in centro). Non è semplicismo questo: è realismo, quello di chi la notte vive la città e un po' pensa di conoscerla, essendoci un po' stupidamente affezionato.
Il motivo che ha spinto il sindaco è probabilmente nobile e sicuramente non nasconde altre intenzioni: l'inquinamento acustico è un problema dei nostri giorni non di secondaria importanza, chi scrive vive nel centro di una città universitaria ed è consapevole del fastidio addotto. L'inquinamento acustico è problematico per il sonno, la concentrazione, l'alimentazione e finanche per le difese immunitarie. Tuttavia credo che il fanatismo non serva: ottimo limitare gli strilloni, ma non decidere di interrompere la notte sul nascere. Sarebbe stato più saggio operare in modo prospettivo, imponendo una forte limitazione al traffico del centro città, il quale è reo della gran parte dell'inquinamento acustico, tra clacson e motori roboanti. Certamente sarebbe stata una limitazione dura ad accettarsi viste le cattive abitudini della vita odierna, ma almeno avrebbe avuto un senso. Interrompere la movida termolese un'ora prima cosa porta di meglio alla salute? Qualcosa? Ma sfido i residenti del centro a dire che ora dormirebbero meglio e con meno stress. Un blocco del traffico in centro o una forte limitazione avrebbe portato vantaggi enormemente superiori. Pensiamo ad una giornata intera nella quale non si sente il traffico dalla finestra del salotto o una sera in cui fino all'1 c'è musica alta e poi solo ragazzi che scorrazzano con motorini e che parlano...In quale situazione si vive meglio? Andando oltre l'aspetto acustico, questa decisione è una sciabolata anche per l'economia termolese: che senso ha venire a Termoli quando all'1 finisce tutto e si può andare nella vicinissima Campomarino lido o magari arrivare a Vasto? (percorrendo una strada da incubo, cimitero di tanti giovani).
Ieri sera le voci erano polemiche per il Corso ed in piazza, la decisione non piace proprio, anche se il trauma probabilmente arriverà sabato serà e nei giorni compresi tra S.Basso e Ferragosto, quando è di routine non tornare a casa prima dell 2. Qualcuno per il corso ha avanzato l'idea di una contestazione al primo cittadino da parte della gente della movida termolese (e dei gestori dei locali). Dopo i dati sui (mancati) arrivi dei turisti nel mese di giugno, probabilmente per le basse temperature, ma di sicuro non solo, questa ordinanza sa un po' di un manifesto funebre. Venuta poi da un sindaco che espressamente parlò di giovaniin campagna elettorale, cavalcò il malcontento delle giovani generazioni termolese per troppo tempo bistrattate dai piani culturali e di intrattenimento del Comune di Termoli ed ora, un po' a sorpresa, si mostra più distante di chi c'era nel passato. Non conta l'appartenenza politica, perchè in fondo sia gli elettori giovani di destra che quelli di sinistra, oltre a quelli di centro, non hanno mandato giù tanto volentieri questa decisione, che sembra basata più sull'anti divertimento che sulla tutela della salute dei residenti del centro città.
7月6日 
«Bisogna che voi spiegate bene alla gente che l'acqua è un diritto, perché fino a quando le popolazioni considereranno l'acqua solo come un bisogno saranno disposti a pagare per averla». Sono le parole di don Silvio Piccoli, intervenuto al Forum italiano movimenti per l'acqua tenutosi ieri a Termoli. Oggi in Italia si parla di privatizzazione dell'acqua, ci sono lotte tra regioni limitrofe per accaparrarsela ( ad esempio tra Molise e Puglia) e si discute sul valore dell'acqua e sopratutto sul suo costo. Tuttavia ci sono regioni del mondo che non hanno la possibilità di usufruirne o che per ragioni climatiche sono carenti di acqua, per le quali il valore dell'acqua non è più di ambito economico, ma etico: se l'acqua diventa merce, che succede a chi non può comprarla? E' quindi giusto considerarla come tale? Sono venuto a conoscenza dello sforzo dell'Associazione Alfredo Gargano per la costruzione di un pozzo in un villaggio in Uganda e ho scelto di diffondere il loro progetto, ma sopratutto di sostenere il loro sforzo per cercare fondi, perchè quelli sono necessari per realizzare le infrastrutture atte a garantire l'acqua: pozzi tubature, fontane. In Italia sembra che il 60% dell'acqua che è trasportata negli acquedotti sia persa per strada, in Uganda (come in altri paesi del continente africano) mancano del tutto gli acquedotti e l'acqua è attinta dai fiumi e dai laghi, se va bene da qualche pozzo. Internet è un grande mezzo e va usato nel miglior modo possibile: come a voler mettere un megafono a fianco ad un formicaio, così la rete può amplificare l'operato di tante persone che costruiscono un futuro migliore.
Per le donazioni a favore dell'Associazione Alfredo Gargano
BANCA DELLA CAMPANIA: C/C bancario n° 1292286 IBAN: IT19G0539278600000001292286 7月3日 
Quelli di Ingrid Betancourt in questa foto sono gli occhi più belli del mondo: sono tornati ad essere vivi. Per chi ha seguito il caso e si è sentito coinvolto seguendo i figli della Betancourt, ascoltando gli appelli e vedendo il tanto impegno contro una forma brutale di militanza politica, che difende ideali di liberazione utilizzando le più turpi metodiche, da ieri sera vive un momento di vera gioia. <<E' la notizia più bella della mia vita>> ha detto il figlio Lorenzo e non si può stentare a credervi, perchè pensava di aver perso nel nulla la madre e di doverla ricordare solo attraverso le immagini dell'infanzia o i racconti altrui ed ora finalmente può ritornare ad abbracciarla e a crescere imparando tanto da questa donna dalla carica straordinaria. Magari in questa foto Ingrid ha perso il suo fascino, apparirà pure invecchiata, ma non è più il fantasma di una donna che avevamo visto in tv da un video diffuso dai combattenti delle FARC. E' una donna che è stata privata della sua vita per 6 anni solo per aver aver creduto che una società senza narcotrafficanti e senza corruzione potessere essere possibile anche in Sudamerica: ora è tornata libera, insieme agli ostaggi che con lei erano detenuti. Magra, invecchiata, ma con degli occhi che esprimono una gioia che probabilmente a parole non può essere spiegata, compresa solo da chi ha vissuto un'esperienza come la sua. Sono gli occhi che sono mancati a tanti rapiti nel mondo che non hanno avuto questa fortuna. Bentornata Ingrid! 7月2日
La notizia dell'avvio della sperimentazione del vaccino in fase 2 è un grande evento per la medicina italiana perchè dimostra la pervicacia dei ricercatori italiani, che per quanto sottopagati, umiliati, non considerati, non perdono la convinzione e mettono a punto interessanti studi, oltre che offrire una speranza a chi l'ha persa. L'AIDS è una malattia che colpisce sempre più donne e uomini nel mondo, raggiungendo caratteri di drammatica urgenza sanitaria in Africa. Non è tuttavia un ma le oscuro, ma una malattia infettiva: il virus dell'HIV è il responsabile di quest'infezione, che come ormai molti sanno, distrugge lentamente le difese immunitarie dell'infetto conducendolo alla morte con la comparsa di altre malattie. Oggi esistono molte terapie, definite retrovirali, perchè tentano di bloccare lo sviluppo di questo "retrovirus". Essendo un virus e non una cellula( come i batteri) non esistono antibiotici validi mentre un vaccino oggigiorno ancora non si riesce a metterlo a punto a causa della complessità del modo con cui questo virus infetta l'uomo e rimane in esso, fino a ucciderlo. L'infezione avviene attraverso il contatto con liquidi corporei di infetti: in primis il sangue (per questo i consumatori di droghe endovena sono a rischio, mentre coloro che fanno trasfusioni sono al sicuro per l'esistenza di metodi per evidenziare sangue infetto di donatori che ovviamente vengono esclusi) e quindi attraverso i rapporti sessuali (sia omosessuali che eterosessuali). Oggi l'unico modo per prevenire l'infezione attraverso un rapporto sessuale è l'uso del preservativo e l'astensione. Un vaccino oggi raprresenterebbe un salvavita per tanti bambini che nascono in Africa e se non sono figli di una madre sieropositiva, hanno un elevato rischio di essere contagiati. La sieropositività indica la positività al test di screening per valutare se un soggetto è entrato in contatto col virus. La fase 2 non significa che il vaccino è stato provato e approvato: se supererà questa fase che dovrebbe durare circa 1 anno, passerà alla fase 3 nella quale sarà valutata l'efficacia e solo quando sentiremo parlare di fase 4 vorrà dire che il vaccino non è più una speranza fantasma, ma una travolgente realtà, di cui poterci giustamente vantare come italiani.
I primi studi sul siero di produzione italiana non hanno riscontrato effetti tossici La fase II degli esperimenti deve adesso valutare la immunogenicità
Aids, il vaccino dell'Iss "è sicuro" la sperimentazione entra nel vivo
Barbara Ensoli: "E' già un grande risultato. Ma usare il preservativo può salvare la vita"
Barbara Ensoli "IL VACCINO fino ad ora è stato riscontrato sicuro". Con queste parole piene di soddisfazione Barbara Ensoli, direttore Centro nazionale Aids dell'Istituto Superiore della Sanità), annuncia il via a un nuovo stadio della sperimentazione della cura anti-aids. I primi studi non hanno fatto emergere effetti tossici, quindi il siero italiano contro l'Hiv targato Iss basato sulla proteina Tat, passerà alla fase II. "Il programma parte in questi giorni - spiega ancora Ensoli - abbiamo iniziato ad arruolare i primi 128 volontari italiani, tutti sieropositivi in terapia". Gli studi sugli animali e quelli di fase I sull'uomo non hanno evidenziato effetti tossici. L'obiettivo primario adesso è quello di valutare l'immunogenicità del vaccino e proseguirne la valutazione di sicurezza, già verificata nello studio di fase I, attraverso il monitoraggio dell'incidenza e della tipologia di eventuali effetti avversi. "I risultati della fase II sono attesi già tra un anno e se tutto andrà bene potremo passare alla terza fase. Quella dell'Iss è fra le uniche iniziative di questo tipo interamente pubblica. Se il vaccino supererà la fase II, quella successiva sarà probabilmente a carico del'industria". "E' già un grande risultato- continua Ensoli - Altri vaccini sono già stati utilizzati in sperimentazioni cliniche di fase II/III e hanno fallito nel proteggere dall'infezione. Le prove formali che la vaccinazione possa rappresentare un trattamento efficace contro la malattia le avremo solo con gli studi della Fase III. Nel frattempo l'unica certezza che abbiamo è quella della prevenzione: usare il preservativo, che può salvare la vita".
|