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日志


6月21日

Un mese di prigionia per Jolanda e Giuliano

Jolanda e Giuliano sono due nomi che probabilmente all'opinione pubblica non dicono molto oggi: tuttavia se oggi scrivessi delle 2 Simone, tutti ricorderebbero il loro rapimento, il caso mediatico e la liberazione. Jolanda e Giuliano sono 2 cooperanti italiani rapiti esattamente un mese fa in Somalia: di essi, dopo la notizia del giorno al tg, non se ne è saputo più nulla. Non sono giovani, non sono in Iraq o Afghanistan e non sono stati rapiti (a quanto pare) da movimenti affiliati ad Al qaeda, in pratica sono degli ostaggi di serie B, almeno considerando quanta poco coinvolgimento ci sia sul loro caso. Il ministero degli esteri ha chiesto il massimo riserbo ed è giusto, per evitare depistaggi e false speranze, ma non credo che per riserbo si possa intendere il tacere la loro prigionia. Non hanno colpe, si trovavano nel posto giusto al momento sbagliato: posto giusto, perchè in Somalia, come nel resto d'Africa, c'è tanto bisogno di aiuto, ma il momento era sbagliato,per via del precipitare degli equilibri socio-politici del paese. Io ho pensato di tener vivo il caso, che questa volta non si giova di speciali in tv, gigantografie in Campidoglio e fiaccolate, proponendo questo interessante articolo pubblicato su Corriere.it riguardo a quanto  (poco) si sa della loro condizione e sopratutto della situazione sociale che fa da sfondo a questo rapimento.

Il sequestro. I cooperanti nelle mani dei banditi dal 21 maggio

Somalia, i rapiti dimenticati
«Un milione per liberarli»

«Le condizioni dei due italiani sono drammatiche»

Sono arrivati gli sciacalli. Decine di somali si sono fatti avanti chiedendo soldi in cambio di informazioni sulla sorte di Jolanda Occhipinti e Giuliano Paganini, i due italiani rapiti il 21 maggio a una sessantina di chilometri a sud di Mogadiscio. Cento dollari per prendere un taxi, andarli a trovare e riferire sulle loro condizioni; diecimila per ricevere una telefonata degli ostaggi, centomila per ottenere una foto scattata dai rapitori, infine un milione, più o meno 600 mila euro, per ottenere la liberazione. Tutti offrono notizie a pagamento, nessuno informazioni certe.

Il proliferare di “gente che sa” rende piuttosto difficile identificare chi è affidabile e chi invece cerca solo di spillare denaro. Con i due italiani è stato sequestrato anche il direttore somalo del progetto agricolo del CINS – l’organizzazione non governativa per la quale lavorano - e capo della sicurezza, Abdirahaman Yussuf Harale, detto John. “Abbiamo identificato il gruppo che li tiene prigionieri – spiega uno suo strettissimo parente contattato al telefono – ma ora non sappiamo bene chi ha i titoli per negoziare la loro liberazione”. La famiglia di Abdirahaman è molto potente a Mogadiscio e tutti i congiunti sono impegnati nella ricerca dei rapiti. “Il fatto che il sequestro non è stato mai rivendicato spiega chiaramente che non c’è un movente politico. Abbiamo avuto le prove che i tre sono vivi e stanno bene. Avremmo voluto comunicare con loro ma non ci siamo riusciti”.

I due italiani sequestrati
La Somalia sta vivendo uno dei momenti più drammatici da quando è cominciata la guerra civile 17 anni fa. Mogadiscio è devastata da continui scontri, bombardamenti, rappresaglie, omicidi a sangue freddo. Da un lato le truppe governative, spalleggiate dai soldati etiopici; dall’altro gli insorti islamici. I mercati sono vuoti e non c’è nulla da mangiare. “Le condizioni degli ostaggi sono drammatiche – spiega il congiunto di Abdirahaman - abbiamo chiesto se possiamo mandare cibo, medicinali, acqua pulita da bere, ma i contatti si sono persi e non siamo riusciti a far passare nulla”. Il Paese, tra l’altro, è in piena stagione della piogge. A Mogadiscio l’ultimo temporale è durato 48 ore consecutive ed è finito ieri mattina. L’area intorno alla capitale è alluvionata I capi clan hanno lanciato un appello per aiutare le popolazioni che hanno avuto le capanne invase dall’acqua. “Che sarà degli ostaggi? – si domanda il nostro testimone -. Da quello che sappiamo i rapitori, per paura di essere individuati, si spostano in continuazione. Dormono all’addiaccio nelle campagne o in qualche casa di fortuna. Insomma la loro prigione sembra “mobile”.

In Somalia sono poche le abitazioni in muratura intatte. Le altre sono semidiroccate. Occuparne una ogni notte non è un problema per loro; ma poi è bene abbandonarla subito la mattina presto. Qualcuno potrebbe fare la spia”. “Secondo informazioni di cui sono in possesso – continua il parente stretto di John che ha chiesto di restare anonimo perché vuol trattare direttamente la liberazione del suo caro – la banda in un primo tempo ha portato gli ostaggi a Mogadiscio e si è sistemata in un quartiere settentrionale della città, vicino all’ex pastificio. Lì si è fermata qualche giorno, poi il rischio di essere scovata è aumentato. Così i rapiti sono stati spostati a sud della Somalia, verso Brava. Poi sono tornati verso nord, in un villaggio, Lanta Buur, una trentina di chilometri a sud della capitale, dove ai tempi della dittatura di Siad Barre c’era una prigione”. E a Lanta Bur alla fine della scorsa settimana i governativi hanno tentato un’incursione per liberare gli ostaggi. L’operazione è andata a vuoto, quando i soldati sono arrivati i rapitori erano già scappati portandosi dietro i rapiti. Secondo voci insistenti i due Italiani sono stati venduti dal gruppo che li aveva catturati il 21 maggio a un'altra gang, forse addirittura sono passati di mano un paio di volte. L’ultima banda che li ha presi in custodia, una decina di giorni fa o poco più, è interclanica.

I suoi componenti, vuol dire, appartengono a varie tribù. Il nucleo più consistente è formato da habergidir/aer, cabila cui appartiene il loro capo, un certo shek Mohamud. Si tratta comunque di banditi comuni che nulla hanno a che fare con gli shebab, i giovani integralisti che combattono contro il governo federale di transizione e i loro alleati etiopi che lo sostengono. Nel polverone delle informazioni è difficilissimo capire quali notizie siano vere, quali verosimili e quali false: “Purtroppo sembra che per riuscire a guadagnarsi l’omertà della gente che abita nei villaggi dove soggiornano, i banditi abbiano promesso soldi a tutti. Da qui la cortina fumogena sulle informazioni e le loro richieste esuberanti: un milione di dollari per la liberazione. Difficile trattare, però, perché non c’è un negoziatore ufficiale: quelli che hanno in mano i rapiti non si fanno vivi, in compenso proliferano i millantatori”.

Un somalo interpellato dagli italiani per cercare un contatto con i rapitori, è piuttosto seccato: “I banditi hanno chiesto 10 mila dollari per far parlare al telefono Jolanda e Giuliano ma nessuno vuol sborsare un centesimo alla cieca. Ne abbiamo messi assieme 5000 e sono già a Mogadiscio; ora ne servono altri 5000”. I nostri servizi hanno spedito a Nairobi sei agenti. Non risulta che nessuno di loro si sia avventurato nella giungla della capitale somala. La questione viene gestita direttamente da Roma. L’ambasciata italiana a Nairobi, la cellula dei servizi e l’ufficio dell’inviato italiano per la Somalia, Mario Raffaelli, sono stati pregati gentilmente di farsi da parte e di non occuparsi della faccenda. La robusta rete di informatori che il nostro Paese poteva vantare in Somalia è andata completamente distrutta, dopo essere stata abbandonata a se stessa.

Massimo A. Alberizzi

6月18日

Italia ai quarti con la Spagna

Grazie ragazzi e sopratutto grazie Roberto Donandoni. Questo ct, arrivato sull'onda dell'emozione per l'addio di Lippi dopo il favoloso Mondiale conquistato a Berlino, ha patito molto per farsi accettare e sopratutto apprezzare. Veniva dal Livorno, non aveva titoli pesanti conquistati all'attivo, ma ha una grande determinazione, idee di gioco nuove e dinamiche ma sopratutto molta pragmaticità. E' un uomo che ha saputo mettere la faccia in ogni decisione, disposto ad affrontare critiche e apprezzamenti, senza cadere nella tentazione dell'autocelebrazione. La sconfitta con l'Olanda è stata pesante, ma almeno quanto pesante è questa vittoria sulla Francia, la nostra bestia nera, del 17 giugno 2008. 2 a 0 nei 90 minuti regolamentari, pare che non succedesse da 30 anni ( come tuttavia era da 30 anni che l'Italia non perdeva con l'Olanda). Nella vita si può cadere, anche rovinosamente, ma tuttavia ci si può rialzare e correre più veloci di prima. Donadoni non si è perso d'animo ed insieme ad un gruppo di calciatori dalle qualità eccezionali sta insegnando qualcosa oltre che regalando emozioni. Vi ricordate De Rossi al Mondiale, la terribile gomitata? E dell'attaccabrighe Cassano? E' difficile ricordarseli con queste immagini dopo le belle prestazioni, sotto il profilo tecnico e comportamentale di questi giorni. Donadoni era stato messo sotto accusa dopo la sconfitta con l'Olanda, dopo una qualificazione all'Europeo formidabile (anche se con qualche tentennamento iniziale). Grazie Donadoni ed ovviamente grazie ragazzi, questa nazionale fa bene all'Italia e agli italiani!
6月17日

Ma i magistrati che indagano contro Berlusconi sono sicuramente di sinistra?

Di seguito è riportata la lettera che oggi, martedì 17 giugno 2008, il presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi ha inviato al presidente del Senato riguardo al famoso emendamento ribattezzato da molti "salvapremier". La scelta di pubblicarla sul blog deriva da una convinzione profonda: così non va. Così non va, perchè questo governo nasce sulle ceneri del caso Mastella, in cui i magistrati ipotizzarono un reato e indagarono (salvo poi che il tutto finì in un nulla di fatto). Ora il nostro premier Berlusconi, che da un po' ci appassiona con le sue arcinote vicende giudiziare, a pochi giorni dal ritorno a Palazzo Chigi confeziona una di quelle leggi che seppure fatte per la comunità, sanno tanto di legge ad orologeria o per dirla con un termine antiberlusconiano, di legge ad personam. La norma salva rete4, la norma antiintercettazioni che paradossalmente è severa con giornalisti e giudici e copre proprio i reati inferiori ai 10anni di condanna( tipo quello che si prospetta per la clinica S.Rita, il caso Fazio, i furbetti del quartiere, calciopoli, Rai e vallette) verso i quali l'opinione pubblica maggiormente si è interessata per lo scandalo che hanno causato in molti ambienti ritenuti per bene. Non è per questo che Berlusconi ha vinto: il centrodestra è tornato al potere sull'onda del malcontento verso il precedente governo, con l'indifferenza degli elettori di sinistra che hanno severamente punito i loro partiti. In una situazione di crisi economica incipiente, sono queste le urgenze del nuovo governo? A pensar male si fa peccato, ma neanche si può nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi: queste norme arrivano con una tempistica sospetta, una dopo l'altra, in una maggioranza priva della voce critica di Casini&co e solo con qualche sussulto populista della Lega. Non sarebbe più semplice, oltre che più dignitoso, affrontare i processi in atto? E' giusto, come succede in tutti i paesi democratici, che i governanti possano svolgere i loro ruoli, nel rispetto delle leggi, al riparo da persecuzioni giudiziare, ma non credo sia giusto volersi costruire un indulto ad personam. Del resto il premier ogni tanto lascia tutti di stucco: è' un po' compromettente dire che Mangano fu un eroe. Avrà avuto i suoi motivi il presidente, però Mangano resta un mafioso, perchè lo ha stabilito la giustizia italiana. Come pure è compromettente dire che le toghe che indagano su di lui siano di sinistra: si trasmette un messaggio sbagliato alla comunità. La più grande conquista della democrazia odierna è la separazione dei poteri e la loro indipendenza. Nelle monarchie assolute il re era il controllore ed il controllato: secondo voi questo è uno stimolo all'onestà o un invito alla disonestà? Oggi c'è da andare fieri della magistratura, quando essa scopre truffe, corruzioni, scandali, assassini e ladri, ma sopratutto c'è da sentirsi protetti: una magistratura che indaga anche su chi gestisce la cosa pubblica ci mette al riparo da colpi di mano. Certo questo può causare rischi anche dall'altra parte, cioè persecuzioni politiche e tentativi di sostituirsi al potere politico, ma su questo ci sono altri organismi che vigilano, oltre all'istituzione della Presidenza della Repubblica. Ritrovarsi una magistratura imbavagliata e legata, commissariata e costretta a seguire solo certi tipi di reati ma non altri, non è un vantaggio per la collettività ma un rischio dal costo troppo alto.

Ecco la lettera che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha inviato al presidente del Senato Renato Schifani. Il testo è stato diffuso da Palazzo Chigi.

Silvio Berlusconi (Emblema)
«Caro Presidente, come Le è noto stamane i relatori senatori Berselli e Vizzini, hanno presentato al cosiddetto 'decreto sicurezzà un emendamento volto a stabilire criteri di priorità per la trattazione dei processi più urgenti e che destano particolare allarme sociale. In tale emendamento si statuisce la assoluta necessità di offrire priorità di trattazione da parte dell'Autorità Giudiziaria ai reati più recenti, anche in relazione alle modifiche operate in tema di giudizio direttissimo e di giudizio immediato.

Questa sospensione di un anno consentirà alla magistratura di occuparsi dei reati più urgenti e nel frattempo al governo e al Parlamento di porre in essere le riforme strutturali necessarie per imprimere una effettiva accelerazione dei processi penali, pur nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali.

I miei legali mi hanno informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica. Ho quindi preso visione della situazione processuale ed ho potuto constatare che si tratta dell'ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch'esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria.

Proprio oggi, infatti, mi è stato reso noto, e ciò sarà oggetto di una mia immediata dichiarazione di ricusazione, che la presidente di tale collegio ha ripetutamente e pubblicamente assunto posizioni di netto e violento contrasto con il governo che ho avuto l'onore di guidare dal 2001 al 2006, accusandomi espressamente e per iscritto di aver determinato atti legislativi a me favorevoli, che fra l'altro oggi si troverebbe a poter disapplicare.

Quindi, ancora una volta, secondo l'opposizione l'emendamento presentato dai due relatori, che è un provvedimento di legge a favore di tutta la collettività e che consentirà di offrire ai cittadini una risposta forte per i reati più gravi e più recenti, non dovrebbe essere approvato solo perchè si applicherebbe anche ad un processo nel quale sono ingiustamente e incredibilmente coinvolto. Questa è davvero una situazione che non ha eguali nel mondo occidentale.

Sono quindi assolutamente convinto, dopo essere stato aggredito con infiniti processi e migliaia di udienze che mi hanno gravato di enormi costi umani ed economici, che sia indispensabile introdurre anche nel nostro Paese quella norma di civiltà giuridica e di equilibrato assetto dei poteri che tutela le alte cariche dello Stato e degli organi costituzionali, sospendendo i processi e la relativa prescrizione, per la loro durata in carica. Questa norma è già stata riconosciuta come condivisibile in termini di principio anche dalla nostra Corte Costituzionale. La informo quindi che proporrò al Consiglio dei ministri di esprimere parere favorevole sull'emendamento in oggetto e di presentare un disegno di legge per evitare che si possa continuare ad utilizzare la giustizia contro chi è impegnato ai più alti livelli istituzionali nel servizio dello Stato.

Cordialmente, Silvio Berlusconi»

6月13日

Ecco come si risparmia nella sanità molisana

Il debito sanitario è un problema abbastanza comune per le regioni italiane. I nostri tg locali ci bersagliano di numeri in rosso e di tagli da effettuare per ritornare in pareggio, attraverso logiche di risparmio e di razionalizzazione. Ci sarebbe da pensare che finalmente in Italia si è capito che lo i servizi non piovono dal cielo e che gli enti pubblici non sono una manna per risolvere il problema della disoccupazione, ma strutture che devono migliorare la vita civile e assicurare la convivenza democratica. Sembrerebbe appunto: ma non è così. E questo articolo che ho scelto di pubblicare sul blog lo dimostra. Qui siamo in Molise, dove il debito sanitario è stato "scoperto" dalla politica nel 2005, dopo anni di gestione allegra e quasi quasi veniva additato l'ex ministro Padoa Schioppa come colpevole (della scoperta). Poi si è capito che una regione con una popolazione di poco più di 300mila anime non poteva permettersi un sistema sanitario di 5 ospedali e altrettante USL. E' arrivata la riforma e con essa il piano di rientro, che si propone di risolvere il problema, attraverso il riordino della spesa. Sul piano teorico assolutamente lodevole, perchè i nostri soldi non devono venir sprecati, se non fosse che ci sta sfuggendo la famosa praxis, la pratica, che oggigiorno sempre più spesso viene nascosta dietro la bella teoria. Per esempio si fa cassa tagliando i fondi ai servizi sociali, come l'assistenza ai diversamente abili. Così, per risparmiare un po' di soldi, si sceglie di togliere quel po' di luce che vedevano persone con una vita molto spesso segnata da sofferenze, pregiudizi e solitudine. E' vero che in tempi di crisi a tutti è chiesto di stringere la cinghia, ma credo sia giusto farlo con la testa. E sottolineo la testa. Perchè magari si poteva pensare che ci voglia cuore, ma purtroppo oggi il cuore non basta: la testa invece è quella che ci dice che i "tubi che perdono" nella rete della sanità molisana sono altri e non i servizi sociali. A questo punto verrebbe da chiedersi come si debbano definire i servizi sociali. Usando la testa, sono servizi irrinunciabili volti ad una comunità che paga per averli. Se vengono tagliati per carenza di fondi, significa che si sta privando la comunità di diritti e non si sta svolgendo un servizio migliore per essa. Usando la testa, i debiti nella sanità devono venir fuori dalle consulenze esterne, dagli stipendi esagerati, dagli esami a iosa, dai reparti doppi...Se questi restano e i servizi si tagliano, vuol dire che non si è migliorato un servizio, ma lo si è fatto peggiorare di qualità. Questa è testa, non cuore. Certo non è disdicevole guardare al lato umano della storia: ma  ai freddi numeri va contrapposta la fredda ragione, altrimenti si rischia di voler far goal con la racchetta da tennis.
 
 
da Primonumero.it
Tagli alla Sanità: chiude la 'Porziuncola', 23 disabili a casa
Una delle prime conseguenze del piano di riordino sanitario è l’accetta che si abbatte sul centro per disabili fisici e psichici di Termoli e San Giacomo: il destino dei 23 ragazzi da da oltre 10 anni frequentano quella “casa” è in bilico, perchè il risparmio sul budget deciso dalla Regione Molise 'costringe' la Fondazione Mileno a chiudere il centro di riabilitazione. Rabbia e disperazione tra le famiglie degli utenti e gli operatori della struttura. Per evitare la chiusura e il licenziamento di tutto il personale i sindacati hanno proposto il contratto di solidarietà, ma la dismissione è solo rimandata.

di Emma Asta

San Giacomo degli Schiavoni. «Sono interessato a una nuova sanità, adeguata veramente ai bisogni di salute dei molisani, un po’ meno a quelli di coloro che ci lavorano». Si fa fatica a credere a queste parole pronunciate l’11 giugno dall’assessore regionale alla Programmazione Gianfranco Vitagliano, se ci si ferma solo per un attimo a osservare l’ennesima situazione drammatica causata dal taglio della spesa sanitaria.
Con altre parole, altrettanto chiare, alcuni giorni fa il direttore della Fondazione P.A. Mileno che gestisce ‘La Porziuncola’ ha annunciato la chiusura del centro che si trova a San Giacomo degli Schiavoni (che ha anche una sede a Termoli) e che da 15 anni accoglie 23 ragazzi (di cui ben 17 di Termoli) affetti da disabilità fisiche e psichiche.
 
« Ai sensi e per gli effetti richiamati in oggetto, Vi comunichiamo che intendiamo procedere alla soppressione e dismissione dell’intera attività espletata nei Centri con sede nel Molise (Termoli e San Giacomo» scrive Padre Franco Berti nella lettera recapitata ai due centri «in quanto detta attività, stante la vigente legislazione in materia, stante l’accordo contrattuale imposto dall’Asrem del Molise e stanti le attuali condizioni economico-finanziarie della Fondazione, non può essere più mantenuta in vita». In breve, la Asrem ha da tempo iniziato a non rimborsare più alcune delle prestazioni che vengono eseguite dagli operatori della ‘Porziuncola’ tagliando il budget annuale di circa il 27 per cento e, di conseguenza, la Fondazione Mileno non riesce più a far fronte alle spese.
 
«Si dovrà procedere al licenziamento e alla successiva messa in mobilità di tutto il personale che, direttamente e indirettamente, presta attività lavorativa» continua così la lettera di Padre Franco «Allo stato attuale non si intravedono motivi tecnici, organizzativi o produttivi che consentano al datore di lavoro di poter adottare misure alternative idonee a porre rimedio alla situazione di eccedenza ed evitare, in tutto o in parte, la dichiarazione di mobilità. Il personale da porre in mobilità è pertanto così calcolato ed inquadrato: 4 terapisti della riabilitazione inquadrati al livello D, 1 coordinatore inquadrati al livello DS, 1 ausiliario specializzato inquadrati al livello A1, 2 assistenti socio-sanitari con funzioni educative inquadrati al livello B, pari a tutto il personale abitualmente impiegato».
 
Facile immaginare lo sconforto e la rabbia che la comunicazione ha destato negli operatori e nei familiari dei ragazzi ospiti del centro di San Giacomo. «Mio figlio frequenta la ‘Porziuncola’ da 15 anni, da quando ha aperto – spiega il padre di uno degli ospiti della struttura riabilitativa - oramai per lui gli operatori sono una vera famiglia. Viene qui tutte le mattine e noi genitori ci sentiamo sicuri perché oltre alle attività ricreative i ragazzi sono seguiti da medici, psicologi, cardiologi, neurologi e specialisti che tracciano per ognuno di loro un percorso individualizzato. Mio figlio pranza anche qui, ormai da 15 anni, e si è abituato a questa vita, per lui la chiusura del centro sarebbe un vero trauma». Fisioterapisti ed educatori già da maggio 2007 hanno iniziato a ridurre le prestazioni domiciliari, consapevoli che non avrebbero ricevuto i rimborsi dalla Asrem, «Poi, per mesi siamo rimasti in contatto con la Regione che ci aveva assicurato che il budget sarebbe stato rivisto – spiega Claudio Ferretti fisioterapista della ‘Porziuncola’ – e così noi abbiamo ripristinato il servizio di assistenza domiciliare. Ma le cose non sono cambiate e a gennaio del 2008 è stato ufficializzato il taglio di circa il 30 per cento nel budget che, nel nostro caso corrisponde a circa 90mila euro all’anno».
«Non sono tanti – sbotta un’educatrice - se solo in Regione si rinunciasse a un’auto blu, a uno dei tanti segretari o autisti di cui si attorniano gli assessori e il presidente Iorio, noi potremmo continuare a lavorare e i ragazzi non rischierebbero di tornare a casa privi di ogni servizio. C’è poi il problema di molte famiglie, spesso formate da un solo genitore, che dovendo gestire da sole un figlio disabile riceverebbero un forte colpo a livello economico e organizzativo».
«Capiamo benissimo le esigenze del piano di riordino sanitario – aggiunge la madre di un ragazzo che frequenta la struttura riabilitativa – ma perché bisogna chiudere proprio l’unico centro di questo genere che si trova in Basso Molise? E poi si continuano a sentire notizie di ospedali e centri che vengono aperti in provincia di Isernia, per quelli ci sono i soldi? Ma noi qui cosa dobbiamo fare? Forse devo trasferirmi in provincia di Isernia per trovare una struttura che possa accogliere mio figlio?».
 
A prescindere da ogni logica che tenga conto dei bisogni degli utenti, la Regione Molise da un lato e la Fondazione che ha la sua sede a Vasto dall'altro, restano ferme sulle loro posizioni e così al momento l’unica strada possibile sembra essere quella del contratto di solidarietà. «E’ un contratto che tiene conto del  taglio di budget – spiega Francesco Chiarelli rappresentante della Cisl – e che eliminando alcune ore di servizio riesce ad evitare il licenziamento degli operatori. In poche parole lavorano meno ma restano tutti. Ora dovrà essere l’equipe a decidere come ridistribuire il lavoro in base a queste nuove disposizioni». La procedura del contratto di solidarietà è stata avviata e sarà attiva già dal mese di luglio ma tutti alla ‘Porziuncola’ sono consapevoli che questa situazione potrà durare un anno, ed essere rinnovata al massimo per altri 12 mesi, dopo di che l’esistenza del centro e il destino dei 23 utenti saranno di nuovo a rischio.

(Pubblicato il 13/06/2008)

6月12日

La pozione contro la maledizione di Montezuma...

La diarrea da Escherichia coli colpisce ogni anno 27 milioni di turisti esotici
Il "patch", in sperimentazione riduce di un terzo i casi e allevia i sintomi

Un cerotto contro Montezuma
in arrivo il vaccino per viaggiatori


Un cerotto contro Montezuma in arrivo il vaccino per viaggiatori
NEW YORK - I primi risultati sono incoraggianti e faranno felici milioni di persone colpite ogni anno dalla "vendetta di Montezuma", la patologia intestinale sempre in agguato di chi viaggia nei paesi esotici.

Contro la diarrea del turista - nella stragrande maggioranza dei casi benigna, ma non per questo meno fastidiosa, specialmente in vacanza - arriva ora un vaccino, sotto forma di "patch" o cerotto transdermico, che in base alle prime sperimentazioni, riferite sulla rivista scientifica Lancet, si è dimostrato efficace.

Agisce contro l'Etec, l'Escherichia coli enterotossigenico, il principale batterio responsabile del disturbo, che contamina cibi non ben cotti o bevande. L'attacco dura in media 4 o 5 giorni e si accompagna a nausea, disidratazione, vomito e dolori addominali: a farne le spese sono in media 27 milioni di turisti l'anno.

Il vaccino, messo a punto dall'azienda americana Iomai Corporation con sede a Gaithersburg nel Maryland, è stato sperimentato in America in fase II su 170 adulti che hanno viaggiato in Messico o Guatemala: 59 hanno ricevuto il vaccino, 111 un placebo. I risultati mostrano che il 22 per cento del gruppo cui è stato dato il placebo ha avuto la diarrea, contro il 15 per cento cui era stato dato il vaccino. Non solo: fra il gruppo che ha assunto il placebo, ci sono stati più casi di diarrea gravi (11%) rispetto all'altro gruppo (2%), e il disturbo è durato più a lungo.

Ora i risultati dovranno essere confermati in un'ulteriore fase di sperimentazione, la III, l'ultima prima della messa in commercio di un farmaco. Ma già da ora fanno ben sperare.
(da repubblica.it)
6月11日

La meglio sanità italiana

Caso unico in Italia
da repubblica.it

A sei anni è guarita,
solo adesso può mangiare

Chiara è stata colpita da una malattia che le bloccava l’intestino Primo caso in Italia risolto alla Chirurgia pediatrica del San Matteo
di Maria Grazia Piccaluca
Pavia. Chiara ora ha le guance paffute. Non sembra nemmeno la bambina pelle e ossa che solo un anno fa è arrivata al San Matteo. Aveva 5 anni e mezzo e del gelato alla fragola che ora mangia con gusto poteva solo immaginare il sapore. Mangiare, come gli altri suoi coetanei, le era precluso. Colpa di una malattia rara, una sindrome che provoca un'ostruzione intestinale cronica.

I genitori l'hanno nutrita pazientemente attraverso un tubicino, in vena, per sei anni. Mai un piatto di pasta, mai una fetta di pizza. Anche solo un boccone, un piccolo assaggio, le provocava crisi serie, corse in ospedale, rischiando ogni volta la vita.

L'anno scorso quando la situazione si è aggravata, e le condizioni di salute della piccola sono peggiorate, la famiglia - che vive tra il Piemonte e la Repubblica Ceca - è arrivata a Pavia. E solo dopo molte insistenze è riuscita a convincere il professor Giuseppe Martucciello, primario della Chirurgia pediatrica del San Matteo, a operarla. Ci avevano già provato cinque volte in altrettanti ospedali italiani. Senza esito. «Chiara, che è una bambina bellissima e socievole tanto da diventare la mascotte della clinica, soffriva di una malattia genetica rara - spiega il professor Martucciello -. Una pseudo ostruzione intestinale cronica, con una sindrome grave, la megavescica microlon ipoperistalsi. In pratica il suo intestino era chiuso, incollato. Non poteva ingerire cibo e quando sgarrava le conseguenze erano pesantissime». L'intervento, lo scorso anno, è stato pionieristico per l'Italia. I casi si contano sulla punta delle dita in tutto il mondo. La letteratura scientifica registra 182 casi di cui solo 23 sopravvissuti.

«E di questi 23 - spiega Martucciello - 21 sopravvivono grazie all'alimentazione artificiale. Solo due bambini, da quanto risulta, hanno superato questa fase nutrendosi poi per bocca». L'unica alternativa è il trapianto dell'intestino. Una soluzione complessa, ardua da praticare. I 5 interventi ai quali Chiara era stata sopposta avevano complicato la situazione. E così l'èquipe di Chirurgia pediatrica del San Matteo, coordinata da Martucciello, ha studiato il caso insieme ai colleghi dell'Anatomia Patologica. «Abbiamo valutato quale fosse l'equilibrio migliore da raggiungere per la bambina - spiega il primario -. E poi, grazie a questa sinergia interna all'ospedale che ha coinvolto anche la Terapia Intensiva, abbiamo effettuato l'intervento. Otto ore in sala operatoria. Per un anno Chiara è stata svezzata. E ieri le è stato tolto l'ultimo catetere che ancora la aiutava a nutrirsi. E sta bene».
(11 giugno 2008)
6月10日

In difesa della spiaggia libera

Andare al mare è un diritto per tutti, prima che essere un modo per svagarsi, rilassarsi e interrompere la solita routine. I lidi, i jukebox, gli ombrelloni con lettini e sdraio, piscina e giochi, sono una bella cornice, ma la spiaggia è di tutti. Mai come oggi, periodo di ristrettezze economiche, bisogna fare i conti pure per affittare l'ombrellone e la cosa più sintomatica è che questo problema comincia a colpire anche gli habituè della spiaggia, cioè i cittadini delle città costiere.  In crisi economica la vacanza vien fatta dimagrire, se non addirittura saltare, evitando magari l'ombrellone in affitto e preferendo la spiaggia libera e da questo sistema erano parsi lontani coloro che abitano a due passi dal mare: vivere a Palermo, Bari, Vieste, Riccione, Sorrento e, appunto, Termoli significa certo vivere in provincia, ma sopratutto godere di un diversivo durante la bella stagione che non a tutti è concesso. Il mare non è solo tintarella per questi cittadini, ma diventa un'estensione del territorio urbano, un luogo di ritrovo con gli amici del bar o i colleghi di lavoro, dove passeggiare chiacchierando, conoscendo nuovi concittadini, ovviamente ci sta pure il flirt e la galanteria, ma per la "gente di mare" andare in spiaggia ha un significato diverso dal vacanziero dell'entroterra, significa fare vita sociale in città, scoprire retroscena della vita politica e sociale che difficilmente si racconterebbero in piazza mentre tra un tuffo e un gelato ci si sente più in confidenza per lasciarsi andare. Questo è il motivo per cui se è vero che il lido balneare rappresenta oggi giorno uno status symbol, anche per via dei costi sempre più proibitivi dell'affitto dell'ombrellone, la spiaggia libera è un bene comune che va preservato. Il video che ho inserito nel blog racconta la triste verità termolese: lidi accattivanti, palme sul lungomare, marciapiedi largo, acqua cristallina, ma basta fare un attimo di attenzione per vedere il degrado che si accumula tra lido e lido. Questo reportage è stato realizzato tra la fine di maggio e i primi giorni di giugno perchè personalmente posso testimoniare che oggi 10 giugno 2008 la situazione è migliorata di parecchio: la spiaggia libera del litorale Cristoforo Colombo è più pulita, non ci sono alghe spiaggiate, ma sul marciapiedi ci sono ancora accumuli di sabbia portati dall'arenile dalla bora invernale, qua e la cartacce e bottiglie rotte (colpa più dell'inciviltà dei passeggiatori che di chi deve provvedere alla pulizia). La pulizia delle spiagge libere è di routine ad ogni inizio estate come pure alla fine della stagione, tuttavia ciò non basta. La stagione estiva è costellata da temporali, anche forti, con mareggiate e nel passato ne abbiamo avuto (anche tristemente) prova. La presenza delle scogliere frangiflutti, albergo di alghe, aggrava il risultato di una mareggiata a riva. Ciò che serve è un monitoraggio costante, che ritengo essere un compito precipuo per un Comune costiero. Per una città di mare la spiaggia ha lo stesso valore di un monumento per una città storica. Se li pesiamo come flusso di utenti, anche qualcosa in più. Si potrebbe accettare il Colosseo pieno di cartacce di panini dei turisti in visita? Allo stesso modo credo sia inaccettabile una spiaggia libera cittadina ( perchè a Termoli la spiaggia è a ridosso del centro città) sporca. Così come se piove ai Fori Imperiali subito si provvede alla rimozione di fango e arbusti spezzati, così si deve fare all'indomani di una 'matizie in spiaggia. I gestori dei lidi pensano, giustamente, al tratto di arenile che hanno in concessione, il COmune deve provvedere alla spiaggia libera. Con questo non significa che si deve concedere più spiaggia possibile ai privati: la spiaggia libera è un diritto della comunità che deve essere garantito (ed oggi purtroppo molti si rendono conto quanto può essere triste non poter andare in spiaggia se non si ha un certo reddito). La proliferazione di lidi e l'ampliamento dei lidi esistenti è una discriminazione inaccettabile se non sono garantiti tratti di spiaggia libera ( cioè garantita dal COmune e non abbandonata a se stessa come spesso capita) adeguati dove ognuno può liberamente prendere il sole, leggere un giornale e portarsi sedia e ombrellone, senza una tassa da pagare. E' del resto anche un modo per garantire appeal turistico alla propria città, visto che l'accoglienza e l'organizzazione sono parametri valutati da molti organismi che a inizio stagione estiva concedono vessili alle amministrazioni cittadine di cui fregiarsi di fronte ai turisti. Un'idea potrebbe essere quella di creare delle spiagge comunali, con un servizio di pulizia, salvataggio, assistenza, dove poter far sorgere chioschetti ( che garantirebbero un buon ritorno economico), dove gli utenti son liberi di andare e stare, portandosi il necessario ma trovando un luogo accogliente. E' evidente che sarebbe una gran bella cartolina politica, oltre che turistica per la città. L'idea ovviamente sarebbe da applicare alle spiagge più vicine al centro cittadino, non certo alle spiagge lontane dai centri cittadini, perchè c'è tuttavia bisogno di tutelare anche l'ecosistema costiero fatto di fauna caratteristica, dune e macchia mediterranea. Sono idee queste che magari non hanno senso o utilità, ma magari servono a farne venire di nuove e ad evitare ancora situazioni così tristi come quelle di questo reportage.

Ecco perchè è importante accertare la morte cerebrale...

Da Repubblica.it

Il paziente, un uomo di 45 anni, aveva avuto un arresto cardiaco
Dopo un'ora e mezza i medici lo avevano dato per spacciato

Pronto per l'espianto degli organi
si sveglia e ricomincia a respirare

La pratica di prelievo "a cuore fermo" è consentita in Francia dal 2007
anche in casi in cui il paziente non sia cerebralmente morto


<b>Pronto per l'espianto degli organi<br/>si sveglia e ricomincia a respirare</b>
PARIGI - Il suo corpo era già steso sul lettino della sala operatoria, pronto per donare nuova vita ad altre persone, grazie all'espianto degli organi. Ma quando l'operazione stava per cominciare, la sorpresa dei chirurghi: l'uomo è ancora vivo, respira e reagisce agli stimoli dolorosi.

Il protagonista è un francese di 45 anni, che aveva avuto un infarto al miocardio all'inizio del 2008, mentre si trovava in una strada della capitale. I medici dell'ambulanza avevano tentato di rianimarlo sul posto, senza successo, decidendo poi di trasportarlo al vicino ospedale di Pitié-Salpêtrière, attrezzato per praticare una dilatazione delle coronarie. Durante il tragitto, nonostante i ripetuti tentativi, il cuore non aveva ripreso a battere. Una volta in ospedale il verdetto: non c'è più niente da fare.

L'uomo era diventato, un'ora e mezza dopo l'arresto cardiaco, un potenziale donatore di organi "a cuore fermo", non cerebralmente morto ma non più rianimabile. Il seguito della vicenda, scoperta dal quotidiano Le Monde, si legge in un rapporto ufficiale di un gruppo di lavoro dell'Assistenza pubblica parigina, costituito per occuparsi dei dilemmi etici di questo tipo di interventi. Il paziente presenta "segni di respirazione spontanea, reattività pupillare e un inizio di reazione alla stimolazione dolorosa". In altre parole è vivo. "Dopo molte settimane in cui le condizioni dell'uomo sono rimaste gravi - si legge sempre nel rapporto - l'uomo adesso parla e cammina". Anche se "i dettagli sul suo stato neurologico non sono noti". Come del resto non è chiaro se sia stato messo al corrente del tentativo di espianto. Nelle conclusioni del documento, si sottolinea che il caso, anche se eccezionale, mostra "quante domande rimangano nel campo della rianimazione".

Le implicazioni etiche sollevate dalla vicenda hanno investito la tecnica dell'espianto "a cuore fermo", una pratica consentita in Francia dall'inizio del 2007, non utilizzata in Italia. Questo metodo è ispirato ai risultati ottenuti in altri paesi come Usa, Spagna e Gran Bretagna. Nella sua fase sperimentale, l'adozione di questa tecnica ha permesso una sessantina di trapianti che altrimenti non sarebbero stati possibili, ma adesso torna a fare discutere.

(10 giugno 2008)
 
6月7日

A Termoli domenica 8 giugno mangiare il gelato fa bene!

Termoli. Proseguono le iniziative benefiche in aiuto di Marika, la piccola bambina termolese che soffre di una particolare forma di leucemia e che ha bisogno di cure. Questa volta a lanciare un appello alla sensibilità dei termolesi sono i bar della piazza più famosa della città adriatica: piazza Cattedrale nel cuore del borgo vecchio. La gelateria Coccobill, il pub Molly’s e il Parini devolveranno alla causa di Marika tutto il ricavato delle consumazioni di domenica 8 giugno. In particolare per quanto riguarda Coccobill saranno donate a Marika tutte le cosumazioni di gelati prese al banco (e non ai tavolini). Quindi più gelati si acquisteranno e più grande sarà l’aiuto che arriverà alla piccola Marika. (Primonumero.it)
6月4日

Il nero Obama candidato democratico alla presidenza USA

Obama aveva ragione: il cambiamento si può fare. Ed infatti eccolo: è il primo candidato afroamericano ( e finalmente possiamo dirlo senza timore, nero) della storia degli Stati Uniti d'America, la grande potenza economico-militare del pianeta. Su questo blog ho scelto tempo fa di sostenere apertamente la sua candidatura ed oggi è arrivata la sua vittoria, che segna la fine di un'epoca e una pagina di storia. Martin Luther King proclamava di avere un sogno, Obama promette il cambiamento: una sorta di fil rouge delle idee collega questi due grandi personaggi "Afro" dell'America. Dopo anni in cui ci si vergognava quasi a sostenere la politica americana, oggi finalmente si può tornare a farlo, pieni di speranze e di felicità. Si chiude l'epoca del razzismo contro i neri, contro coloro che erano reputati essere sporchi ed inferiori. Ora un nero guida il partito accreditato della vittoria alle prossime elezioni per l'elezione del presidente degli USA. La sua vittoria alla nomination democratica è stata combatutta, ma vinta contro una coraggiosa Hillary Clinton, che tuttavia oltre all'essere la moglie di... e una donna, non portava molto cambiamento e sopratutto mancava di quella missione che Obama porta in sè. E' il trionfo della democrazia, nel senso più vero: ha vinto chi ha le qualità migliori e non chi è più "politically correct". Troppa enfasi? Solo speranze? Io sono convinto di no e potrei sbagliarmi. Ma credo di non farlo perchè, come tanti, ho imparato a conoscere Obama, a vedere non solo le belle parole (che qualcuno in Italia pensava di poter serenamente e pacatamente copiare) ma anche la tenacia che accompagna le sue convinzioni: sanità, politica estera, economia. Parte ora una campagna elettorale in America tra due opposte visioni della società, ma con un partecipante che ha in sè le qualità migliori per compiere una missione che oggi si realizza per metà. Buona fortuna, America!