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5月31日
Pubblicato su Repubblica.it
Dall'Inghilterra lettera a Napolitano di una giovane ricercatrice italiana "La sicurezza è un problema, ma perché emerge solo la paura dello straniero?"
"Signor presidente, dall'estero non riconosco più la mia Italia"
"Da anni vivo in paesi multietnici, ma non ho mai visto tanta intolleranza come quella che nasce e viene alimentata da noi" di MARIA VINCI Da una giovane ricercatrice italiana residente in Gran Bretagna, questa lettera-appello al Presidente della Repubblica. E' una testo che pone al capo dello Stato e a tutti noi un problema serio. La dottoressa Vinci si chiede cioé cosa stia diventando il nostro Paese, e ci fa capire come ci vedono i nostri connazionali (e non solo loro) all'estero: chiusi in noi stessi, impauriti, spesso incapaci di distinguere le colpe dei singoli e pronti a generalizzare gettandole addosso a chiunque non sia come noi per lingua, religione e colore della pelle. Una lettera che fa riflettere e sulla quale apriamo immediatamente un forum ECCO IL TESTO Carissimo Presidente, sono un'italiana residente all'estero ormai da diversi anni, ma nonostante questo sono sempre stata attaccata alla mia cara Italia. I suoi colori, la creatività, la vivacità, genuinità e ospitalità della nostra gente sono tutte cose che fino a pochi giorni fa venivano decantate all'estero come marchio dell'essere italiano e che tanto mi rendevano orgogliosa. Come può ben immaginare, continuo a seguire tutti i fatti di attualità, di politica, di cronaca che riguardano il nostro Paese, e mi creda, mi rattrista dover confessare a Lei e prima ancora a me stessa che mi vergogno dell'Italia ritratta in questi giorni su tutte le prime pagine dei giornali nazionali e internazionali. Signor Presidente ma che succede? Dove è finita la succitata "ospitalità" degli italiani? E' davvero possibile che il sentimento più forte che emerge nella popolazione sia ormai la paura dello straniero, del migrante, dell'immigrato? La sicurezza è certamente un problema serio, ma non penso che il modo giusto di risolverlo sia quello di alimentare la paura e l'intolleranza nei confronti di persone comunitarie ed extracomunitarie. Piuttosto penso che una più attenta politica di integrazione sociale sia la soluzione al problema dell'Immigrazione che a mio avviso, non coincide (come il governo vuole far credere) con il problema della Sicurezza.
Siamo in EUROPA e credo sia assurdo leggere ancora sui giornali, titoli come "ragazza italiana violentata da un romeno". Con questo non voglio sminuire affatto la bruttura del reato, mi auguro soltanto che la giustizia faccia il suo corso indipendentemente da chi lo ha commesso. Quindi mi chiedo quale sia il bisogno di sottolineare la diversa nazionalità? Sono una ricercatrice e il mio lavoro mi ha dato la possibilità di uscire fuori dai "nostri confini" e mi creda non ho mai trovato tanta intolleranza come quella che sta nascendo e che si sta alimentando negli ultimi tempi in Italia. Adesso sono in Inghilterra e come lei sa qui di immigrati (comunitari ed extra comunitari) ce ne sono tanti, ma così tanti che non si può più fare una distinzione. Per farle solo un esempio, a Pasqua ero ad Oxford e in Chiesa ho assistito ad uno spettacolo meraviglioso: c'era tutto il mondo rappresentato in quella piccola Chiesa Cattolica. Mi colpì e mi commosse la diversità dei colori della pelle, dei costumi, ma al tempo stesso l'omogeneità e la coralità di tutte quelle persone. Mi chiedo quando in Italia sarà possibile respirare quella stessa atmosfera di integrazione che si trova ormai nel resto d'Europa? Signor Presidente spero tanto che Lei non permetterà al presente governo di inasprire i rapporti tra gli italiani e gli immigrati, spero che Lei alzi la voce davanti a ministri che giustificano e incitano alla pulizia dei campi rom, spero che Lei faccia tutto quello che è in suo potere per rendersi portavoce della necessità di migliorare la politica di integrazione sociale di cui l'Italia ha oggi bisogno per confrontarsi alla pari con il resto del mondo e d'Europa. Fiduciosa nella sua persona e nell'importante carica istituzionale che lei ricopre, la ringrazio per la sua attenzione e le auguro buon lavoro. Cordiali saluti, Maria Vinci (Pugliese, 34 anni, da 5 o 6 si dedica alla ricerca sul cancro. Ha studiato e lavorato a Milano (Ifom) e a Heidelberg in Germania. Ora si trova in Inghilterra) 5月26日
Ho scelto di pubblicare sul blog questo pezzo dell'ottima Daniela Fiorilli, giornalista di talento e grintosa, per denunciare il comportamento di troppe persone verso i diversamente abili. Forse è autoreferenziale, ma i termolesi che leggeranno questo pezzo riconosceranno subito chi è il signore che parla. Un disabile, spesso denigrato, per non dire maltrattato, che va in giro da anni con la sua bici per il corso cittadino. Una persona da cui molti si allontanano, scansata per opportunità oltre che per sicurezza, alla quale però nessuna rinuncia ad avvicinarsi per un'offesa. Ho scelto di premiare il suo coraggio a parlare ed appoggio in pieno la sua battaglia, di cui confesso di non saperne nulla fino ad oggi.
Viviamo nelle nostre sicurezze, tra una bevuta al Down Town e un giro in Piazzetta, deridendo lo scemo del paese e poi scopriamo che gli scemi siamo noi. Sì, scemi perchè non abbiamo mai avuto l'intelligenza di chiedere chi sia quest'uomo, di salutarlo, magari di aiutarlo. Lui parla di ragazzini maleducati: ci vuole tanta educazione per pensare questo di chi ti impedisce di uscire serenamente di casa al pomeriggio. Questo non è buonismo: è riconoscimento delle proprie miserie. A tutti gli altri lettori che mi onorano del loro tempo, suggerisco di leggere il pezzo perchè aiuta a pensare che nella vita c'è chi combatte silenziosamente anche a fianco a noi mentre passeggiamo in centro o andiamo al mare e non riesce a far sentire il suo grido. Pensiamoci... La vita impossibile dei disabili: mare vietato, sberleffi e pericoli

Raffaele Tamburrini, 50enne costretto a muoversi con una bici speciale, racconta la sua complicata giornata nella città adriatica: «Scivoli troppo stretti, auto che ostruiscono il passaggio, spiagge impraticabili e ragazzini maleducati che si prendono gioco di chi non può difendersi». I portatori di handicap chiedono più assistenza, spazi più adeguati e maggiore civiltà.
di Daniela Fiorilli
Termoli. Bastava guardare, fino a qualche giorno fa, le giostrine per bambini in piazza Monumento per accorgersi che Termoli si cura ben poco dei ‘suoi’ disabili. Montate a due passi da uno scivolo per carrozzine, le giostrine impedivano il passaggio. E’ solo un esempio di quanto sia difficile per un portatore di handicap abitare – e muoversi – nella città adriatica. Raffeale Tamburini ha 50 anni, è da sempre affetto da difficoltà motorie che lo costringono a muoversi con una bici speciale, a tre ruote, ma se è impacciato nel fisico ha invece uno spirito battagliero. Ogni giorno esce di casa per passeggiare e forse nessuno come lui conosce le difficoltà e i pericoli di Termoli. Qual è la prima difficoltà che incontri quando la mattina monti sulla tua bici per andare in centro? «Le buche! Ce ne sono moltissime e sono un pericolo non solo per noi portatori di handicap ma anche per gli altri cittadini. Per esempio in piazza Monumento ci sono tutte quelle dove sono stati spiantati degli alberi». Quanti disabili frequentano la città? «Siamo 1.400 tra Termoli e i paesi limitrofi» Tu vai tutti i giorni in piazza Monumento? «Solo la mattina, perché nel pomeriggio ci sono troppi ragazzini che mi prendono come bersaglio». In che senso? «Mi prendono in giro, mi offendono e io non faccio in tempo a chiamare la polizia o i vigili urbani che loro sono scomparsi» Beh, non sembra un bel comportamento di sicuro. Ma le tue difficoltà sono anche altre: ad esempio, gli scivoli funzionano? «Nient'affatto. Sono stati realizzati, è vero, ma quando li hanno progettati hanno evidentemente scambiato l'area per il perimetro perché sono troppo stretti e io, con questa bici a tre ruote, non posso usarli. In realtà non può usarli facilmente nemmeno chi è costretto su una carozzella. Morale: vanno bene solo per i passeggini. Sono stati messi in punti sbagliati dei marciapiedi. E come se non bastasse sono sempre sbarrati da auto che parcheggiano selvaggiamente». Qualche esempio? «Davanti alla biblioteca ad esempio le auto parcheggiano alla fine del marciapiede e a noi disabili tocca allungare la strada. Poi basta guardare dove erano state montate le giostrine in piazza Monumento, a due passi dallo scivolo, per rendersi conto che non si presta molta attenzione alle nostre esigenze». Però proprio in questi giorni stanno realizzando un ascensore in Comune per adeguarsi alle esigenze dei disabili, e questa dovrebbe essere un buona notizia. «Anche quello è troppo stretto, non c'è spazio di manovra per una carrozzella. Ma in generale gli uffici pubblici sono inaccessibili per noi». E com'è la situazione in spiaggia? «Assurda. Questa è una battaglia che conduco da tempo. Per accedere a uno stabilimento balneare noi disabili dobbiamo suonare un campanello e aspettare - ammesso che il campanello funzioni - che qualcuno ci venga a prendere per farci scendere le scale. Ho calcolato che in un giornata dovrebbero venirmi a prelevare sei volte, il che anche per me è imbarazzante». E in spiaggia ci sono i sevizi per i portatori di handicap? «Spesso non ci sono docce attrezzate e soprattutto non c'è assistenza adeguata». Vuol dire che potete contare solo su familiari e conoscenti? «Esatto, ma c'è anche chi non ha conoscenti che possono prendersi cura di lui. L'assistenza in spiaggia c'è ma costa cinque euro al giorno e non tutti se la possono permettere» Cinque euro! «Proprio così» E ci sono luoghi dove incontrarvi, centri di aggregazione? «No, benché io abbia provato a chiederlo più volte. A Campomarino ad esempio ci sono strutture attrezzate dove ci si incontra, e anche un dormitorio. Io sono costretto ad andare lì. Io avevo chiesto la possibilità di usare i locali del vecchio ospedale, ma a oggi non è ancora successo niente». Ti senti di mandare un messaggio ai termolesi e alle istituzioni? «Direi che devono considerare che noi disabili non solo abbiamo una dignità, ma offriamo anche possibilità di lavoro. Assistere un disabile è un lavoro, che sia in casa, in spiaggia oppure in una struttura attrezzata, solo che le istituzioni dovrebbero impegnarsi economicamente».
(Pubblicato il 26/05/2008) 5月25日
da Repubblica.it
Cinque-sei minuti di assemblaggio e da una proteina nasce l'Hiv
Il virus Hiv nella riproduzione da un linfocita NEW YORK - Per la prima volta due scienziati hanno visto, in tempo reale, centinaia di migliaia di molecole unirsi, in una cellula, per formare una specifica particella di un virus che, in meno di 25 anni, ha ucciso oltre 25 milioni di persone: l'Hiv, il virus dell'Aids. Protagopnisti della ricerca sono un virologo e un biochimco della Rockefeller University di New York, che pubblicano il loro lavoro su "Nature". I risultati potrebbero rivelarsi utili nello sviluppo di nuovi trattamenti per i milioni di sieropositivi in tutto il mondo, ma anche per ripensare le attuali strategie di ricerca. E potrebbero contribuire a capire come agiscono anche altri virus. La differenza l'ha fatto il microscopio usato dai due ricercatori: non uno classico, ma uno speciale tipo che illumina soltanto la superficie delle cellule, dove l'Hiv si assembla. In pratica, "è possibile vedere, in ogni minimo dettaglio, tutto ciò che avviene sulla superficie cellulare, escludendo il resto", spiega il biofisico Sandy Simon. L'équipe così è stata la prima a vedere quanto tempo impiega il virione, cioè la singola particella dell'Hiv, ad assemblarsi: appena 5 o 6 minuti. "Prima - afferma il virologo Nolwenn Jouvenet - non sapevamo se ci volessero frazioni di secondo oppure ore". Per essere certi che si trattasse di particelle in assemblamento sulla superficie cellulare - e non già formate - l'équipe ha etichettato una proteina virale "chiave", chiamata Gag, con molecole fluorescenti, il cui colore cambia nel momento in cui si attaccano l'una all'altra. Molti differenti elementi servono per formare un virione, ma Gag è l'unica necessaria. I ricercatori hanno visto che le molecole di Gag vengono reclutate dall'interno della cellula e viaggiano verso la superficie. Quando ci sono abbastanza molecole vicine che si urtano l'una con l'altra, la membrana esterna della cellula comincia a gonfiarsi: è una sorta di bozzolo da cui si forma la singola particella virale, che diventa presto indipendente. Non scambia più materiale con la cellula e, anzi si stacca, pronta per infettarne altre.
( 25 maggio 2008)
Questi versi quest'anno sono saltati all'interesse dell'opinione pubblica in occasione del celeberrimo discorso con cui l'ex ministro Mastella a gennaio in Senato negava la sua fiducia e quella del suo partito al governo Prodi, segnandone la fine. Sulla rete sono attribuiti a Pablo neruda, in realtà dopo l'intervento al Senato di Mastella i curatori delle opere di Neruda hanno reso noto che la poesia non appartiene all'Autore, bensì è opera di una giornalista e scrittrice brasiliana, Martha Medeiros, che li scrisse nel 1961. Non conta tuttavia chi li ha scritti, piuttosto ciò che dicono e credo che nonostante molti la abbiano ricevuta come una delle catene di mail sulla posta elettronica e la abbiano rapidamente cestinata, meriti di essere letta e sopratutto di essere divulgata. Potrebbe sembrare banale, ma credo che in unA società dove tendiamo sempre più ad isolarci e ad allontanarci dagli altri, sfiduciati e timorosi, essa sia un modo per riflettere su quanto possano valere i piccoli gesti quotidiani che non facciamo. Una sorta di sliding doors montaliano delle piccole cose, che ci prospetta due tipi di esistenze, una sicura dei nostri timori e l'altra aperta ai rimorsi. Moriamo un po' ogni giorno, oltre ai filosofi ce lo dice anche la biologia ed è inevitabile, non lo è però morire nella fantasia, nell'entusiasmo, nei sogni, nelle passioni, nelle idee, nei sentimenti, nei comportamenti: se permettiamo che succede vuol dire che ci vogliamo uccidere.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi e' infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità. 5月19日 Di Emanuela Di Pasqua, Corriere.it
BOSTON (USA) – Maria ha sei anni e mezzo, frequenta la prima elementare, ma è arrivata a scuola che già conosceva, e amava, i libri. La favola prima della nanna c'è sempre stata, possibilmente a voce alta, mostrandole le figure, spiegando i significati delle parole difficili, lasciando che a voltare pagina fossero direttamente le sue manine. E tutti quei racconti, sera dopo sera, sono stati molto più preziosi di quanto il senso comune possa suggerire. Lo sostiene uno studio guidato dal professor Barry Zuckerman, del dipartimento di pediatria della Boston University, da sempre convinto che i bimbi siano nati per leggere e che il primo incontro con il libro debba avvenire nella primissima infanzia, altrimenti è già troppo tardi perché scoppi il vero amore per la lettura.
IL RACCONTO DELLA BUONA NANNA - La favola serale, possibilmente illustrata e letta a voce alta, discutendone con i bambini, offre infatti una molteplicità di stimoli sensoriali: visivi, uditivi, tattili, cinetici. Inoltre i genitori leggendo utilizzano un linguaggio più complesso e più adatto a cogliere le possibilità di rapporto verbale che il testo sollecita nel bambino. La memoria infine viene allenata molto dalla lettura, che a sua volta stimola una partecipazione attiva e uno sviluppo della capacità di giudizio. "Il mio obiettivo consiste nel lavorare affinché l'importanza del leggere le favole ai bambini diventi parte della pratica pediatrica così come lo è informare i genitori in merito alle vaccinazioni": così si era espresso qualche anno fa il professor Barry Zuckerman.
IL PIACERE DELLA LETTURA – Ma la condizione essenziale che i ricercatori hanno sottolineato nello studio, pubblicato sul giornale Archives of Disease in Childhood, è che l'incontro con la lettura avvenga in età precoce. Il libro deve essere una sorta di imprinting per regalare tutti i benefici spiegati dagli esperti. In buona sostanza i bambini imparano ad amare il libro perché lo hanno condiviso con qualcuno che amavano e che li amava. In questo modo sarà sempre un oggetto in grado di evocare loro un'esperienza conoscitiva, ma anche emotiva e persino affettiva. 5月17日
La sede locale del Segretariato Italiano degli Studenti di Medicina sostiene nelle giornate di sabato e domenica 17 e 18 maggio 2008 l'edizione 2008 della fabbrica del Sorriso, con stand in Piazza Marconi a Chieti Scalo. Quest'anno l'iniziativa ha per tema "L'infanzia abbandonata" e l'evento rappresenta la naturale prosecuzione dell'impegno che il Segretariato a Chieti ha preso nei confronti dell'infanzia,con la Clown Therapy e a meno di un mese dall'Ospedale dei Puppazzi a Pescara, evento dedicato ad avvicinare i bimbi ai medici e all'ospedale in modo consapevole e fiducioso.
Per donare 2 euro dal telefonino, il metodo più pratico, basta mandare un sms al 48544.
Io ho mandato il messaggio alle 14:14,
E TU QUANDO DONI???
5月14日 
Concluso il Meeting nazionale del Segretariato Italiano degli Studenti di Medicina, tenutosi quest'anno nell'incantevole scenario palermitano ed organizzato dalla sede locale SISMPA. 200 delegati lì presenti giunti da tutta Italia, studenti di medicina con tanta voglia di conoscersi, confrontarsi su progetti ed idee assaporando cosa sia il SISM, l'organizzazione che raduna gli studenti di medicina offrendo loro nuove prospettive alla carriera universitaria. Apertura al Castello Utvegio di Palermo, sospeso nel cielo della città siciliana con vista sull'intera vallata e prosecuzione dei lavori al residence di Città del mare, centro vacanze e congressi con vista mare suggestiva: così si la manifestazione è stata pensata dai ragazzi "sismici" palermitani, con gadgets, zaini, magliette, drinking party, riunioni fino a sera tardi e balli scatenati. Un'esperienza che serve a riunire gli studenti di medicina di tutta Italia e a materializzare l'appartenenza ad un'associazione no profit, apartitica e aconfessionale che altrimenti saprebbe di inutile etichetta universitaria, consentendo di poter conoscere nuove iniziative attuate dalle altre sedi SISM italiane relative alle collaborazioni internazionali, gli scambi di studenti, la clowntherapy e l'Ospedale dei Pupazzi, evitando gli errori e proponendo nuove sfide.
Personalmente è stata un'esperienza esaltante ed entusiasmante, con gli occhi di giovanissimo appartentente al Segretariato. Forte è la convinzione nelle proprie idee dei vari delegati, in una congerie di caratteri decisi e risoluti ma aperti al dialogo e al confronto franco e sereno. E' stata un'esperienza di vita, oltre che un evento associativo: dimostra che una società fondata su valori come l'intraprendenza e la creatività non è utopia ma possibilità seria. Appunto da recentissimo iscritto devo ringraziare chi mi ha invitato, chi mi ha voluto e chi mi ha regalato momenti di straordinaria amicizia. Nonostante il blog abbia, dichiaratamente, un taglio giornalistico, questa volta l'intervento sarà più intimo e spero che gli amici capiscano. E quindi facciamoli questi ringraziamenti:
A Giuseppe, incaricato della sede locale di Chieti, presidente imperante, personalità forte e solare, per la fiducia e la simpatia avuta verso di me,
A Marco, amministratore della sede di Chieti, impeccabile ministro dell'economia della spedizione siciliana, ottimo organizzatore di percorsi, serate e progetti, per l'affetto e le tante risate regalate
A Benji (Beniamo all'anagrafe, Benjamin per me) veterano del SISM di Chieti, campione di terza categoria (ora in seconda) per l'amicizia e le foto assurde
A Noemi, la dottoressa clown più solare che abbia conosciuto, per la sua simpatia sincera, i karaoke improvvisati, i "skiattakap"
A Rosa, la bella ischiana a Palermo, dottoressa Clown immagine per la spedizione siciliana, resa celebre dal motto "Questa non è una vancanza", per la sua allegria e le "fuyten"
A Chiara, ottima responsabile dell'OdP, relatrice d'eccezione del progetto a Palermo, per tanto: per il coraggio nell'aver proposto l'OdP a Chieti, per averci creduto, per avermi accolto nel progetto, per l'incarico delle relazioni alla stampa, per la fiducia e l'amicizia dimostrata in più occasioni, per gli scherzi, per il "viaggio dei bagagli", per i video demenziali e le tante risate.
A Giuseppe Canistro, dottor Lumière e pupazzologo, che seppure non è stato membro effettivo della spedizione siciliana, ne è stato un convinto sostenitore grazie al suo eccellente lavoro alla grafica per la presentazione dell'OdP del SISM di Chieti, per la sincerità, l'amicizia, le risate e le canzoni
A tutti i pupazzologi di Chieti, perchè senza di loro a Palermo si stava solo a sentire gli altri
Ai dottor Clown, per la professionalità, l'impegno e l'amore che fanno di questi studenti persone straordinarie, da conoscere singolarmente perchè entusiasmanti
Al SIS-MPA, come è stato detto dalla radio siciliana che doveva pubblicizzare il Meeting, abile pubblicità occulta in tempo di elezioni, cioè il SISM di Palermo per lo sforzo fatto e l'accoglienza fantastica riservata
A Giulia, Ziv e i LEO e LORE di Italia per la simpatia e la pazienza avuta nei confronti di un novellino come me
A tutti rappresentanti delle sedi italiane, perchè senza anche uno solo di essi, che magari non sono riuscito neppure a salutare, non sarebbe stato quest'esperienza incredibile che ho avuto l'onore di vivere.
Ad Ezio, il super webmaster, per avermi inserito nella mailing list nazionale così che potrò leggere i racconti di tutti i ragazzi sismici italiani reduci dal Meeting. 5月12日 
Questa foto arriva dalla Cina, precisamente da Hauying, nel Sichuan, violentemente colpito da una intensa scossa di terremoto oggi 12 maggio 2008. In questa scuola sono caduti solo alcuni calcinacci ed il bimbo può indicarli, ma in altre la devastazione è stata totale e altri bimbi e ragazzi non hanno fatto in tempo a mettersi in salvo. Arrivano storie angoscianti di studentanti crollati sui letti nei quali stavano dormendo studenti universitari, case rase al suolo, con un bilancio che viaggia in questo momento, per voce dello stesso governo cinese, verso le 9mila vittime. Cifre spaventosamente grandi, proporzionali alla numerosità della popolazione cinese e alla intensità del sisma, secondo solo al maremoto del 2006 in Indonesia. L'immensità del fenomeno che ha ucciso in pochi minuti alcune migliaia di persone è angosciante, prima che sbalorditiva e colpisce un paese già al centro dell'interesse mondiale, la Cina, nell'anno in cui ospiterà le Olimpiadi e nei giorni delle proteste dei nazionalisti tibetani e dei monaci buddhisti contro l'occupazione ultradecennale da parte del governo della repubblica popolare cinese. Una coincidenza di eventi che mettono sicuramente alla prova il popolo cinese e il governo cinese e che devono dimostrare a questi che il mondo non è anticinese, ma è pro Cina: per un paese che sia democratico, affinchè possa davvero essere come tutte le grandi potenze, a cui potenzialmente è paragonabile. Ora la Cina ha bisogno dell'aiuto di tutti e bisogna lasciar da parte le tensioni e dall'altra parte bisogna che la Cina assuma un attengiamento meno autoritario e più aperto al confronto. La tragedia cinese ripropone all'ennesima potenza immagini che si sono già viste, anche nel terremoto di S.Giuliano di Puglia in Molise nel 2002. Lì morirono 29 persone, di cui 27 bambini, nel crollo della scuola del paese per una scossa molte migliaia di volte inferiore. Allora il mondo si commosse per quella piccola immensa tragedia, inviando tantissimi aiuti che hanno permesso ai terremotati di continuare una vita, nel dolore, dignitosa. Ora siamo chiamati tutti, anche coloro che hanno già scoperto la generosità del mondo, a contribuire per una immane catastrofe, paragonabile solo allo tsunami o all'11 settembre, affinchè non sia ridimensionata come un disastro che colpisce una martoriata terra (nota espressione giornalistica) dopo il maremoto e il ciclone in Myanmar. 5月5日 
Oggi è stato dichiarato clinicamente morto questo ragazzo, del quale si conosce anche il volto solo ora, brutalmente aggredito a Verona. Aveva detto no a degli sconosciuti che gli avevano chiesto una sigaretta. Ora si può morire anche così e la cosa peggiore è che la sua morte è avvenuta per mano di gente a quanto pare violenta, presunti neofascisti o addirittura naziskin, i cui identikit si trovano su qualsiasi sito di informazione. Uno si è costituito, un'altro è stato preso, gli altri sono espatriati. A quanto pare tanta arroganza ora è diventata paura. Ho scelto di pubblicare la foto di Nicola e non quella dei suoi assassini per un motivo semplice: resterà l'immagine di una vita innocente spezzata da una violenza insensata, che è destinata ad essere distrutta. Questo atto ha segnato indelebilmente le vite degli assassini, a quanto è dato sapere dai media si tratterebbe di ragazzi di buona famiglia, forse non proprio ricchi annoiati, ma sicuramente non deliquenti extracomunitari clandestini. Ha un senso questo? Può avercelo? Perchè comportarsi in modo non naturale, perchè neppure gli animali uccidono per il gusto di uccidere ma solo se spinti dalla fame o dalla paura, se siamo dotati di un cervello per pensare e per provare emozioni? Probabilmente oggi la vita vale davvero poco per alcuni. L'arroganza, la caparbietà, la prepotenza sono i nuovi valori, piuttosto che amicizia, rispetto, dolore. Sì, dolore: perchè anche il dolore è un valore, come quello che in questo caso si prova per la tragica fine di un ragazzo che non aveva fatto nulla di male, era uscito la sera del primo maggio con amici per il centro della sua città, come milioni di altri ragazzi fortunati che vivono nel nostro paese fanno ed è stato aggredito, senza un perchè, probabilmente senza sapere da chi. Pace alla sua anima.
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