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日志


4月27日

Cronaca di una giornata particolare - parte seconda - Ospedale dei Pupazzi 20 aprile 2008

Di Giovanni Mastrangelo

L’Ospedale dei pupazzi ha raccolto l’entusiasmo di grandi e piccoli domenica 20 aprile 2008, portando in piazza decine di famiglie con al seguito tanti piccoli pazienti. Il bianco dei camici, il verde degli ambulatori, l’azzurro del cielo sono stati i colori di una giornata particolare. Sorrisi, facce stupite e un po’ incuriosite, visite semiserie e casi-limite, calca e corri-corri a portare nuove ricette per l’inaspettato numero di ricoveri hanno fatto il resto, tratteggiando i contorni di un’iniziativa nata sotto voce, tra mille dubbi e tante speranze ed esplosa con tutta la sua carica di allegria ed energia.

Il cantiere. L’appuntamento per i pupazzologi è alle 7 del mattino, in piazza Salotto: c’è da mettere su i gazebo che ospiteranno i reparti dell’Ospedale. Tra una sveglia che non suona,  attese al freddo per un passaggio in auto, chiacchiere e prime foto il gruppo dei pupazzologi solo alle 8 si presenta finalmente compatto in piazza a Pescara per i lavori. Ragazzi ai “lavori pesanti” e pupazzologhe alla decorazione: la responsabile dell’Odp, la lady di ferro Chiara Mazzocchetti, ha le idee ben chiare sulla divisione dei compiti. C’è anche chi riesce a farsi male nel montare un gazebo, ma non bisogna dimenticarsi che si tratta di studenti di medicina (almeno sulla carta) per cui rientra nel loro mestiere curarsi. Dopo 40 minuti di duro lavoro, sotto un sole che inizia a picchiare, il policlinico dei pupazzologi comincia a delinearsi: 5 gazebo, un’accettazione esterna, un’ambulanza e un gazebo music-bar. Si procede alla divisione in reparti: 3 ambulatori, un reparto di chirurgia d’emergenza ed una farmacia.

Ore 10: <<Pupazzologi al loro posto, in divisa!>> si sente con tono perentorio da un megafono <<l’Ospedale apre!>>.

Le visite. Alla spicciolata, iniziano ad arrivare i primi pazienti, accompagnati dalla loro famiglia. Molti pupazzi malati, con febbre e mal di pancia, verso i quali i pupazzologi mostrano poca preoccupazione: <<Non aver paura, guarirà presto>>. Girando tra gli ambulatori, si nota grande serietà: dopo un’attenta anamnesi svolta in accettazione, con tanto di certificazione del peso e del colore del pupazzo, i bimbi portano i loro peluches in ambulatorio per procedere con quelli che con la altisonante terminologia medica sono gli esami obiettivi: pressione sanguigna, auscultazione del torace e dei polmoni, esami neurologici per valutare i riflessi con martelletto, osservazione delle tonsille, osservazione delle misure corporee con l’utilizzo dei punti di repere, palpazione addominale e via esaminando. Finalmente, accertato il problemino che ha colpito il pupazzo, si procede con le medicazioni: un festival di garze, cerotti, siringhe (con ago) lacci emostatici e foglietti farmaceutici per medicinali.

La sala operatoria. Vero punto d’eccellenza dell’Ospedale è stata l’Unità di Chirurgia d’emergenza dove si sono svolti esami e interventi ad alta tensione. Fornita di elettrocardiogramma e macchina per eseguire lastre, i bravi pupazzologi non hanno avuto tregua: al ritmo di 2 pazienti ogni dieci minuti, si sono viste lastre di gambine rotte, ECG di pupazzi un po’ vecchiotti, esami istologici di biopsie svolte con sofisticati pupazzo-microscopi. Protagonista è stata  la maestria dei pupazzochirurghi: occhiali di protezione, camici verdi, pinzette per aprire, intervenire e ricucire. Il bilancio è stato positivo: nessun decesso, tutti gli interventi perfettamente riusciti, con somma gioia dei bambini. Non si può nascondere che i momenti di tensione ci siano stati: c’è chi non ha potuto fare a meno di tenere la mano di Cicciobello sotto i ferri e addirittura in un caso si è dovuto intervenire con un apposito defibrillatore.

La super accettazione. Ma tra i pupazzologi, i veri operai della giornata sono stati i colleghi dell’accettazione. Sotto un sole al mattino cocente (prova ne è il viso abbronzato della dr.ssa pupazzologa Noemi) e una serie di ricoveri all’inizio scorrevole ma poi eccezionale, non hanno mai mancato di sorridere e aiutare tutti, da Riccardo con  il suo piccolo Billy che voleva fare una visita di controllo ad un caso di pupazzo con tumore al polmone, passando attraverso il rischio infezione causato da alcuni peluches con morbillo e varicella. Palloncini in testa, stetoscopio al collo e metro in mano: è stato questo il modo con cui si veniva accolti all’Ospedale dei Pupazzi di Pescara.

Le emergenze. Non sono mancati i ricoveri di urgenza. Sicuramente quelli che hanno provocato il maggior clamore sono stati i numerosi che hanno visto coinvolto un maldestro Pluto (da molti curiosamente confuso con Pippo) arrivato più volte in ambulanza e ricoverato d’urgenza in sala operatoria. Con estrema professionalità il personale medico è intervenuto con flebo, respiratore artificiale, holter e collare. Il povero Pluto ha avuto anche un arresto cardicaco, tra lo sconvolgimento generale dei più piccoli, ma dopo un massaggio cardiaco e l’utilizzo del defibrillatore si è rialzato e ha salutato tutti i presenti accorsi preoccupati. La giornata ha però mostrato anche qualche nota più preoccupante: una bimba è venuta con il suo pupazzo raccontando che fosse affetto da tumore al polmone, sul quale si è reso necessario un intervento chirurgico col quale si è potuta asportare la massa cattiva. C’è stato anche un allarme cancro al cuore, ma le analisi effettuate hanno poi affermato che si trattava di un falso allarme.

Chi pensava in ambulatorio di avere vita facile rispetto alla sala operatoria si è dovuto presto ricredere: oltre ai pupazzi con la febbre, il mal di gola, il mal di testa ed il mal di pancia, è venuto a visita un bambolotto con un broncospasmo ( diagnosticato dalla sua amorevole accompagnatrice), un cavallo un po’ caldo ( probabile caso di febbre da cavallo come evidenziato dal dr.Pupazzologo Giuseppe), un simpatico T-REX con i dentini cariati, Carlo con le punture di zanzare, tanti bracci rotti e teste rotte a cui la sala operatoria non riusciva più a far fronte. Ci sono stati anche degli interventi di eccellenza: una ricostruzione di un legamento collaterale ad una Barbie caduta mentre sfilava, la ricostruzione del volto di un Cicciobello con brutte ferite da taglio e, dulcis in fundo, un parto gemellare eseguito mediante taglio cesareo ed anestesia epidurale (scelta dagli accompagnatori)  di una ranocchia-zaino gravida.

Zia Caterina e i dottor clown. L’Ospedale dei pupazzi si è avvalso anche dell’eccellente collaborazione dei dottor Clown, venuti appositamente dal reparto di Clinica Pediatrica di Chieti i quali hanno animato la giornata, tirando su il morale dei bimbi col pupazzo malato in attesa di essere visitati. Balli, canzoni, sorrisi e tante foto sono stati i coriandoli di un gran carnevale di emozioni e storie che hanno arricchito l’iniziativa del SISM di Chieti.

Il momento più emozionante, quello in cui  gli organizzatori avevano intuito che il progetto avrebbe avuto molto più successo del pensabile, è stata la notizia della venuta di Milano25, il taxi guidato dalla signora Caterina. La sua è una storia che a sentirla senza approfondirla sembrerebbe triste, invece esprime quanta forza abbia la vita: la perdita del compagno, tassista, che gli lascia il suo mezzo in eredità, un incontro fortuito con una famiglia nel suo taxi Milano25 che aveva perso un bimbo per tumore. Dallo scontro con il dolore della malattia all'incontro con l'amore per la vita: Caterina diventa Milano25, comincia a riempire il suo taxi di fiori e pupazzi, porta i bimbi e i loro famigliari da casa all'Ospedale e fonda il progetto "taxi per amico" che vede coinvolti tutti i tassisti fiorentini nel trasporto di piccoli e anziani all'ospedale. Questa signora, che sembra essere venuta come una moderna Mary Poppins dalle nuvole, non con un ombrello ma col suo bel taxi pieno di pupazzi, caramelle e foto di personaggi famosi, ha regalato qualcosa di magico all’Ospedale. Il suo volteggiare tra gli ambulatori a portare un saluto a tutti i pupazzologi, il discorrere con i genitori dei bimbi, l’accompagnare i bambini coi pupazzi a visita, con un cappello d’altri tempi ed un mantello che sembrava farla sparire e riapparire di colpo resteranno nella mente di tutti i partecipanti di questa straordinaria giornata.

La chiusura. Dopo una giornata di lavoro, l’Ospedale dei Pupazzi chiude. Ore 18, i bimbi son pochi ed anche il cielo annuncia la fine della giornata, con l’annuvolamento e una tenue nebbia. Come dopo un sogno, un foschia sembra avvolgere l’Ospedale per farlo sparire, consegnandolo ai ricordi della mente. I pupazzologi si mettono all’opera per smontare, insieme con gli operatori comunali che intervengono per ripulire la zona da cartacce e cerotti caduti a terra. Il sole tramonta, ma l’Ospedale dei Pupazzi no: i pupazzologi ormai sono preparati, hanno messo in opera ciò che per cui si erano preparati e ciò che avevano solo immaginato. <<Lo rifaremo presto in un’altra piazza d’Abruzzo>> è la promessa degli organizzatori.

 

4月25日

Un 25 aprile per tutti

Il 25 aprile merita un pensiero speciale, specie in Italia e specialmente ora. In realtà non volevo neppure intervenire sul blog per ribadirlo, proprio perchè è un valore fondante del nostro essere italiani che vivono liberi in democrazia. Ribadire le cose note significa essere noiosi generalmente,  ma a quanto pare questo non vale per la Festa della Liberazione. Leggendo un po da internet, ho saputo di leader politici che parlano di revisionismi, di premier in pectore che riceve un eletto orgogliosamente nostalgico del Duce, di una sindaca che misteriosamente sparisce, di proibizionismi verso inni partigiani. Questo non è un paese per vecchi a quanto pare. E i vecchi non sono quelli anagrafici, che invece abbondano, ma quelli che ricordano. Se non ci fosse stato il 25 aprile, probabilmente non saremmo qui a scrivere e a parlare: inimmaginabile avere un blog di libera informazione e di scambio di opinioni sotto un qualsiasi regime (si pensi alla Cina) a maggior ragione sotto la dittatura del Fascio. Badate bene che questo non è un intervento politico: chi lo pensa, scusatemi, sbaglia. Perchè io credo che la destra di oggi sia lontana da quella del Ventennio, perchè è maturata ed è cresciuta ripartendo dagli errori. Tuttavia, non sembra poter fare a meno di salvare una memoria storica indiscutibile. C'è chi dice che il 25 aprile non deve dividere e non deve essere usata contro l'avversario: in realtà sembra che qualcuno abbia piacere affinchè ciò avvenga. Se nel giorno della Liberazione, tutti i leader di centro-destra spariscono o partecipano a manifestazioni collaterali o in tono minore, è giusto chiedersi il perchè? Alemanno ha scelto, con onore, di ricordare il sacrificio di Salvo D'Acquisto. Ma gli altri? Il trionfatore delle elezioni, perchè organizza ricevimenti invece di andare al Vittoriano con le autorità? Ne sarei stato orgoglioso da cittadino italiano vedere tutti i leader politici riuniti attorno ai cardini della nostra vita quotidiana. Perchè un sindaco del Popolo delle Libertà(nome impegnativo) proibisce alla banda cittadina di suonare Bella Ciao? Perchè aver paura delle canzoni, se la storia è di tutti. Credo che non si tratti di un complesso di inferiorità, quanto piuttosto di una voglia di estraniarsi da un fatto storico sul quale certa classe politica non ha ancora le idee ben chiare. Perchè chi festeggia la Liberazione è di Sinistra o al massimo è un catto-comunista? COsa ci rende italiani, se il 25 aprile è una festa di comunisti, il 1 maggio di proletari, il 2 giugno di nostalgici nazionalisti? Non si può invece tentare di sentirsi più convintamente italiani proprio in queste date? Ci sono tante domande in questo intervento, segno che le risposte mancano.
I partigiani erano uomini e sono diventati eroi. Non erano santi: non si può nascondere che abbiano ucciso, abbiano commesso crimini e violenze, del resto il contesto storico, una guerra cruenta condotta con mezzi impari, imponeva tali comportamenti. Proprio dopo l'abominio di tutta quella violenza, i padri costituzionali si riunirono per redarre un regolamento per la nuova Italia in cui doveva figurare il mai più alla guerra. La violenza produce altra violenza, inevitabilmente. Voler usare la violenza usata dai partigiani per riscrivere la storia lo reputo sbagliato sotto il profilo storiografico oltre che comico: tra chi ha fatto le leggi razziali, i campi di concentramento e di annientamento, i rastrellamenti, le esecuzioni sommarie, le ritorsioni contro i civili e chi si è ribellato a tutto ciò sognando di regalare ai figli un mondo diverso ma sopratutto migliore, non credo che si rischia di fare confusione. La storia è chiara, sarebbe curioso volerla riscrivere, significherebbe volerla cancellare.
Non dimentichiamo mai da dove veniamo e come siamo diventati così.Non importa se oggi non abbiamo pensato per niente  a questo perchè eravamo al mare, con gli amici, al ristorante, coi parenti, a studiare, perchè è normale che in vacanza ci si diverta. Bisogna però sapere che se viviamo in un paese incasinato come l'Italia, lo dobbiamo a quei partigiani che sulle montagne hanno combattuto uno spietato regime, donandoci invece che un ordinata dittatura, una chiassosa democrazia italiana, dove tutti possono esprimere il loro pensiero, dove i governi cadono e quando se ne deve eleggere uno nuovo si vota per quello che si preferisce.
4月24日

Un dono per Marika

L'Ospedale dei Pupazzi è stato un evento dal successo inaspettato, che ha catalizzato in sè la curiosità dei più piccoli ed ha esorcizzato la paura verso il medico, con risultati generalmente positivi. I volti sognanti dei più piccoli sono la prova che consente di poter affermare ciò. Ma il progetto viene fuori da una lunga esperienza, maturata in ambito medico, nata per affrontare la sofferenza vera dei piccoli malati. Nell'eccellente corso di preparazione tenuto dalla psicologa del reparto di Clinica Pediatrica del SS.Annunziata di Chieti dott.ssa Ferrara è stato evidenziato come il maggior trauma per un genitore ed in generale per un adulto vedere un bimbo essere malato. L'infanzia è rappresentata nell'immaginario collettivo come il periodo dell'innocenza e soprattutto della vitalità ed è difficile dover accettare un bambino allettato o peggio gravemente malato. Queste riflessioni sono il prologo migliore per presentare una storia molto triste, la cui sola lettura va venire le lacrime agli occhi. Ne esistono tante come queste, come esistono purtroppo al mondo tanti bambini che soffrono. Proprio per non dimenticare mai che queste sofferenze non sono solo un'immagine lontana ma una realtà quotidiana, scelgo di pubblicare questo articolo comparso oggi su Primonumero.it, il sito di informazione della mia città, Termoli. E' una richiesta di aiuto, in cui è indicato anche un recapito per donazioni.

Marika, 2 anni, malata di leucemia. I genitori chiedono un aiuto
La piccola, figlia di un artigiano e di una casalinga di Termoli, dal mese di marzo è ricoverata a Pescara dove è sottoposta a un ciclo di chemioterapia. Padre e madre, oltre al dolore e alla fatica, devono affrontare anche gravose spese economiche che non sono in grado di sostenere

Termoli. Da un mese e mezzo la loro vita non è più la stessa. Era l’8 marzo quando Gianpaolo Bonifacio, artigiano termolese di 34enne termolese, e sua moglie Monica, 33 anni, casalinga, hanno notato che la loro piccola Marika di soli 30 mesi era particolarmente pallida. «Abbiamo contattato la pediatra e abbiamo portato la bambina in ospedale per le analisi del sangue» spiega Gianpaolo «Già avevamo capito che c’era qualcosa che non andava. Poi ci hanno detto di rivolgerci al Santo Spirito di Pescara, al reparto di oncoematologia pediatrica».
Lì i medici, dopo altri esami, hanno fatto la più straziante delle diagnosi:  «Marika è affetta da leucemia linfoblastica acuta». Da quel giorno è iniziato il calvario, sono cominciati i continui viaggi dei genitori verso l’ospedale in cui è ricoverata la piccola.
 
E sono iniziate anche le spese. La famiglia non riesce a sostenerle, tanto che ha lanciato un appello con dei volantini che stanno circolando nei bar della città. Un invito a compiere un gesto di solidarietà, con un’offerta che potrà esser versata sul seguente conto bancario Iban: IT22R0555041130DR0001263028. Una richiesta per «non far sfiorire la speranza». Un sostegno nel lungo calvario di sofferenza, di continui via vai in ospedale. E di grandi dispendi di denaro.
 
Già nel 2005 Primonumero.it aveva raccolto la testimonianza di un padre che aveva perso la figlia Michela, stroncata a 27 anni dalla leucemia. Gianni Paduano aveva raccontato la sofferenza, le difficoltà insormontabili, le  decine di milioni per pagare autostrada, alberghi, benzina. Ora è un altro padre che cerca di spiegare quello che sta passando la sua famiglia.
Signor Bonifacio, come sono le vostre giornate?
«E’ difficile descrivere quello che si prova. Io e mia moglie ancora non ci rendiamo conto, stentiamo a credere che sia successo proprio a nostra figlia». 
 
Che tipo di cure sta seguendo la piccola Marika?
«Ha terminato il primo protocollo della chemioterapia. Dalla biopsia sembra che stia rispondendo bene al trattamento. Dovrà ora cominciare un secondo ciclo».
 
E dal punto di vista economico che tipo di difficoltà avete?
«La situazione economica è critica. Io lavoro in proprio, quindi non posso neanche usufruire dell’assistenza della legge 104. Le spese sono ovviamente a carico dell’ospedale, ma chiediamo aiuto per tutto ciò che occorre alla bambina, dai pannolini alle altre necessità».
 
Ogni giorno raggiungete la vostra piccola a Pescara per starle vicino in ospedale oppure avete un appoggio?
«Siamo ospiti di un alloggio messo a disposizione dall’Agbe, l’Associazione Genitori dei Bambini Emopatici, ma il 4 maggio dovremo lasciarlo in quanto arriva una famiglia dall’Albania. Avremo anche quest’altra spesa da sobbarcarci, in quanto dovremo cercare un appartamento in affitto…».
 

(Pubblicato il 24/04/2008)

4月23日

Essere giusti fa bene all'umore

Corriere.it

STUDIO DI NEUROSCIENZE

La giustizia è un «vero piacere»

Un trattamento equanime attiva le stesse aree del cervello «accese» da un cibo particolarmente apprezzato

Le aree cerebrali attivate dal senso di giustizia (da www.enn.com)
LOS ANGELES, (Stati Uniti) – Essere oggetto di un trattamento equo e sentirsi trattati con senso della giustizia non è solo piacevole: secondo gli scienziati della UCLA l’equanimità è addirittura un bisogno primario e fondamentale, al pari di quello alimentare. L'indicazione arriva da un esperimento condotto dagli esperti di psicologia e scienze cognitive dell’Università californiana, e pubblicato sulla rivista Psychological Science, in cui si evidenzia che a fronte di un comportamento giusto si attivano gli stessi circuiti cerebrali che si accendono quando si gusta un cibo particolarmente gradito, come per esempio il cioccolato, o quando si contempla una bella immagine. In particolare, come spiega la coautrice della ricerca Golnaz Tabibnia, lo «striato» e la corteccia prefrontale ventromediale sono le due zone cerebrali chiamate in causa nelle funzioni cognitive e nella loro espressione. Queste aree del cervello sono comuni sia all’uomo che ai ratti e alle scimmie e vengono sollecitate da emozioni positive e basilari.

LO STUDIO - I ricercatori hanno studiato i comportamenti e le risposte cerebrali di 12 studenti della UCLA, nove dei quali femmine e con un’età media di 21 anni, a cui è stato chiesto di dividersi del denaro. Successivamente sono state monitorate le zone del cervello, notando che in corrispondenza di una stessa somma cambiavano le reazioni. Se la cifra ricevuta veniva considerata equa si attivavano lo striato ventrale e la corteccia prefrontale ventromediale, diversamente no. La zona del cervello associata invece al disgusto si chiama insula ed è un'area della corteccia situata profondamente nella fossa laterale del cervello, così definita perché un solco la circonda come un'isola. All’interno dello stesso esperimento è stato osservato che negli studenti-campione si attivava l’insula quando la somma ricevuta veniva invece considerata non equa. Il lato solare della giustizia: così Matthew D. Lieberman, altro coautore dello studio, ha ribattezzato questa scoperta, a cui va il merito di aver mostrato esplicitamente (persino fisicamente) la gratificazione che scaturisce dall’essere trattati equamente.

Emanuela Di Pasqua

L'atlante di anatomia in 3D

Da Repubblica.it

Apparso nel 1962 in 25 volumi, si sfogliava con gli occhialini stereoscopici
Mai eguagliato per accuratezza, costava troppo. Stanford l'ha reso accessibile a tutti

Organi, ossa, tessuti umani in 3-D
Rivive online l'Atlante dell'anatomia

La storia del suo creatore, David L. Bassett e di quegli "anni di schiavitù"


<B>Organi, ossa, tessuti umani in 3-D<br>Rivive online l'Atlante dell'anatomia</B>

Una delle immagini dell'Atlante

L"Atlante stereoscopico dell'anatomia umana", frutto della tecnologia "3-D", sarà presto consultabile online. Lo metterà a disposizione del mondo la Scuola di medicina dell'Università di Stanford, Usa. Un prelievo dalla carta di credito dell'ordine dei 5-6 euro al mese e si potranno esplorare i dettagli anatomici dell'organismo umano, con didascalie e disegni che cambiano al variare della posizione del mouse, in ogni parte del pianeta.

LA GALLERIA FOTOGRAFICA


La parte più curiosa della vicenda, però, è che il grandioso progetto non è opera di oggi, e neanche di ieri, ma è il frutto del lavoro certosino di due uomini vissuti negli anni Sessanta. Le potenzialità della tecnologia odierna aggiungono non poco, è vero, sul fronte della fruibilità di un'opera che, apparsa nelle librerie nel 1962 per essere resa disponibile a medici e studenti di anatomia, era di fatto svanita, con l'ultima pubblicazione, pochi anni dopo. Ma l'idea è figlia di quella grandissima generazione di inventori che, a cavallo delle due guerre, hanno prodotto folgoranti innovazioni tecnologiche partendo da concetti semplici e da strumenti meccanici alla portata di tutti, o quasi: una macchina fotografica meccanica, un microscopio e poco altro.

C'erano voluti 17 anni a David L. Bassett, anatomista esperto in dissezione all'Università di Washington, per creare quelle che sono a tutt'oggi le immagini più dettagliate e accurate dell'organismo umano, dentro e fuori, mai prodotte. E in 3-D. Bassett aveva lavorato in strettissima collaborazione con William Gruber, l'inventore della tecnologia tridimensionale View-Master, divenuta popolarissima, in quegli anni, anche a livello di giocattoli per l'infanzia. L'Atlante, in 25 volumi, includeva 1500 paia di diapositive, accompagnate da disegni chiarificatori, per rendere più comprensibili i dettagli, oltre a migliaia di diagrammi e di foto "semplici". Le coppie di diapositive potevano essere esaminate con i famosi occhialini 3-D: utile, ad esempio, ad accentuare la cavernosità di un interno toracico, o a fissare nella mente certi dettagli, dei tessuti, della struttura ossea, in maniera indelebile.

Nulla è ancora in linea, ma qualche campione circola in rete. Anche in due dimensioni le immagini sono sbalorditive, per chi "riesce" a guardarle: vasi sanguigni che si aggrovigliano lungo una colonna spinale, ossa pelviche che sembrano uscire fuori da uno sfondo nero, la nuca di un uomo sezionata dal cuoio capelluto al cervello, simile alla parete di un canyon. Chi ha visto gli originali, rigorosamente impressi sulle mitiche pellicole invertibili Kodachrome che intere generazioni di fotografi hanno amato, le ha trovate di una nitidezza impressionante, oltreché conservate con estrema cura. Alla fine, comunque, assicurano gli uomini di e Human, compagnia di Silicon Valley che ha collaborato con Stanford alla digitalizzazione della monumentale opera, sarà possibile ottenere l'effetto "stereo" anche in rete, attraverso gli specifici occhialini, che, grazie ai loro otturatori elettronici incorporati, garantiscono l'effetto 3-D.

GUARDA LE IMMAGINI

Il tutto si deve, come detto, alla passione scientifica di un uomo, oltreché al contributo di un gruppo di "collaboratori" che hanno deciso, in vita, di devolvere la loro parte terrena alla scienza. Roberta Corson, figlia dello scienziato, ricorda il laboratorio di suo padre come un "luogo felice". "Sono cresciuta tra cadaveri dissezionati - ricorda - "ma non c'era nulla di spiacevole in questo. Era...bello".

Ad aiutarlo, il padre della tecnologia 3-D in persona. Gruber era un costruttore di organi di origine tedesca, grande appassionato di fotografia e stereografia, che l'"invenzione" del Wiew-master aveva reso agiato a sufficienza per poter dedicare il resto della propria vita a qualcosa in cui semplicemente credeva. Il connubio tra due sensibilità così particolari, diverse e complementari per cultura e interessi, ma allo stesso tempo identiche per la capacità di ricercare la perfezione al limite dell'ossessione maniacale, ha prodotto qualcosa che Robert Chase, professore di chirurgia a Stanford, e curatore della "Collezione Bassett", ritiene "quasi impossibile da riprodurre allo stesso livello".

Bassett usava cadaveri imbalsamati con una sua tecnica, che preservava al meglio i colori naturali dei tessuti. Gruber passava molto tempo nel suo laboratorio di anatomia. Il medico preparava il "modello" e il fotografo scattava da due angoli leggermente diversi, a riprodurre i punti di vista dei due occhi di un uomo, per creare l'effetto stereofonico. E così di seguito, strato dopo strato. Dell'Atlante, pubblicato nel 1962, si parla già in un meeting di anatomisti, a Detroit, undici anni prima. In una lettera di congratulazioni di poco successiva alla pubblicazione, Gruber rievoca i "10 anni di schiavitù" a cui il medico-patologo si è sottoposto per "raggiungere il top".

Lui, l'anatomista-divulgatore, avrebbe voluto continuare, creare una versione meno costosa della sua opera, per gli studenti. Ma morì poco dopo, nel 1966, a soli 52 anni. Secondo la figlia, fu probabilmente la formaldeide inalata in laboratorio a scatenare la serie di complicanze che alla fine provocarono l'ispessimento dei suoi organi vitali. Ci sono voluti più di quarant'anni, prima che la tecnologia evolvesse a sufficienza per rendere economicamente vantaggiosa la divulgazione dell'opera che due uomini soli hanno portato felicemente a termine.
4月21日

Cronaca di una gioranta particolare (parte prima)

20 aprile 2008: l'Ospedale dei pupazzi dà finalmente il benvenuto ai suoi pazienti con i loro piccoli accompagnatori. Una manifestazione nata lontano, nei campus universitari europei, arriva in una piazza vicina al mare a portare il suo carico di emozioni e sensazioni. Quasi 30 studenti di Medicina e Chirurgia della D'Annunzio scelgono di partecipare al progetto, molti iscrivendosi per la prima volta al SISM- Segretariato Italiano degli Studenti di Medicina - un'associazione studentesca no profit, apolitica e aconfessionale riconosciuta dall'ONU, sentita magari di sfuggita tra una pausa di lezione e un giro per i corridoi della facoltà. Il progetto ha il suo fascino: curare i pupazzi dei bimbi ed attraverso questi curare la paura verso l'ambiente ospedaliero ed il dottore da parte dei più piccoli. Un progetto grande, nelle ambizioni e nelle proporzioni, che viene da manifestazioni curate in grandi città italiane come Roma, Siena, Monza e che la pervicacia dell'ideatrice Chiara Mazzocchetti ha voluto anche qui, in Abruzzo.
La fase preparatoria. Il progetto vede l'immediato sostegno della sede locale del SISM di Chieti. Un sostegno importante, che ha spianato la strada verso un successo dai numeri inimmaginabili. Il direttore del reparto di Clinica Pediatrica del policlinico di Chieti prof.Chiarelli crede al progetto e mette a disposizione i suoi migliori collaboratori per preparare i futuri pupazzologi, gli studenti di medicina che hanno deciso di partecipare all'Ospedale dei pupazzi. Un corso con la psicologa dott.ssa Ferrara e con la specializzanda pediatra dott.ssa Matronola per dare i rudimenti psicologici e medici nell'approccio verso i pazienti più piccoli. E' stato un trasferimento di esperienze ben consolidate: l'Ospedale dei Pupazzi è un'atmosfera particolare presente nella Clinica Pediatrica del SS Annunziata.
La "fabbrica" dell'Ospedale dei Pupazzi. Finita la parte teorica di preparazione del personale, è stata avviata la fase che avrebbe portato alla realizzazione materiale dell'Ospedale. Macchinari speciali per l'ECG, i raggi, un rianimatore: compito dei pupazzologi. Sono arrivati gli sponsor e grazie alla mediazione delle autorità del SISM di Chieti sono arrivate le garze, le siringhe, cuffiette, respiratori, cerotti, pinze, palloncini, caramelle, da far impallidire un vero pronto soccorso. E poi c'è stata la reliazzazione dei farmaci che ha tenuto svegli i pupazzologi ( e a loro va un pensiero speciale...)
 

I sogni non finiscono al risveglio

Sembrerebbe un articolo autocelebrativo, in realtà credo che sia la migliore operazione verità per rendere evidente che un mondo migliore è possibile: oggi ho deciso di pubblicare la lettera scritta dalla responsabile dell'Ospedale dei Pupazzi Chiara Mazzocchetti all'indomani dello straordinario successo (quasi 500 bambini) a tratti insperato che ha avuto la manifestazione di ieri a Piazza Salotto. E' l'occasione anche per ringraziare formalmente Chiara, per averci regalato la possibilità di vedere un sogno realizzarsi. La signora venuta dalle fiabe con un taxi, Pippo in Rianimazione che rinviene, le visite mediche agli orsacchiotti, l'intervento di plastica ricostruttiva faciale per Cicciobello...Avrò occasione per scrivere un racconto, ma ora è tempo di ringraziarsi vicendevolmente e congratularsi.
 
Buongiorno a tutti miei cari Pupazzologi!!!!!!
 Ebbene si,questa MiTiCa esperienza è finita 'ma per modo di dire',xchè sono sicura che alla prossima edizione dell'OdP tutti riparteciperete........'altrimenti vi vengo a prendere per le orecchie' e poi ve le faccio ricucire dalla nostra equipe di chirurghi pupazzologi!!!!
Sono stata la prima a pressarvi e scocciarvi con questo progetto...e sarò la prima a ringraziarvi,ve lo meritate di cuore!
 ...ripenso all'anno scorso quando al mio primo anno di SISM leggendo e curiosando nel sito notai la pagina sull'Ospedale dei pupazzi, nn so ma qualcosa dentro mi disse di provare,tentare e anche se non avevo fatto mai nulla del genere,con il grande appoggio di due persone fantastiche ( Cristina e Pierluigi...parlo di voi eh!!!!) decisi di provarci.......
 Il parto è durato un anno ma non avrei mai pensato che la nostra Sede di chieti avrebbe potuto dare alla luce una bellissima squadra di 30 pupazzologi!!!!!
 Credetemi per me aver ricevuto il vostro supporto,entusiasmo,gioia nel fare le cose, è stata una cosa indimenticabile,nn la scorderò mai...e già mi immagino un giorno.....fra molto molto tempo...(purtroppo) noi ex pupazzologi in corsia nei nostri reparti,con nel cuore questa giornata fantastica fatta di piccoli sorrisi di bambini con un grande cuore..e se un giorno nella nostra carriera capiterà di incontrarci guardando gli occhi di chi ci ha accompagnato in questo progetto potremo scorgere la luce di quella giornata che pensao abbia segnato ognuno di voi come ha segnato me!!!!
 già ho scritto tanto,ma non importa,,in questo mometo stà scrivendo il mio cuore e la parte della razionalità nn la voglio considerare ed è per questo che mi scuso se il mio italiano a volte non è poi così tanto formale come dovrebbe essere.....(ma chi se ne frega)))
 Ora voglio fare una cosa,sembra sempre che non vi abbia ringraziato abbastanza quindi ecco c'è un messaggio per ognuno di voi:
GRAZIE Cristina per avermi fatto conoscere il SISM e per essere stata sempre al mio fianco 'nel bene e nel male'
Grazie Pierluigi per avermi dato il coraggio e la spinta ad iniziare questo progetto
Grazie Alessio per tutto, sei una persona bellissima,altruista che fatto tutto per gli altri,senza di te,nei momenti di nervi di sconforto nn averi saputo che fare ma tu ci sei stato sempre
Grazie Giuseppe F. per avermi aiutata dove io non sapevo mettere mano o nn arrivavo e aver creduto con me in questo prgetto.e grazie per il fanatstico materiale che hai procurato
Grazie Marco il nostro Pippo per la tua disponibilità,le mattinate perse con giuseppe alla ricerca di un minimo finanziamento che mai arrivava,grazie per aver creduto in me...ringrazia da parte mia il tuo Pick up
Grazie Rita e Noemi 'e si per voi è d'obbligo essere citate insieme oramai' per esserci state sempre, anche nei giorni off-limits tra clown teraphy e OdP,tra i mille permessi da chiedere e le ore di attesa al telefano alla ricerca di qualcuno
Grazie Laura,Graziana,Aurelia,Vincenza,Ida,Marta.Le nostre fantastiche COCCINELLE SCALZE!!!!che con il cuore pieno d'amore per la clown teraphy hanno subito accolto con grante entusiasmo l'ospedale dei pupazzi..
Grazie Alessia: sei stata veramente tanto dispnibile,anche se alla fine nn siamo mai riuscite ad uscire insieme a prednerci un aperitivo..( nn fateci caso solo lei può capire)
Grazie Giovanni per esserti avvicinato al sism e per aver creduto nell'OdP con amore e impegno sei stato il nostro addetto stampa e i risultati si sono visti(il tuo comunicato stampa era così perfetto che molti giornali hanno ripreso interi periodi,segno che erano fatti veramente bene)
Grazie Giuseppe C. per essermi stato vicino in un momneto molto critico per me di ieri mattina( ma nn voglio ripensarci)ti conosco da poco ma sei una persona molto sensibile e il tuo rapporto con i bambini è davvero unico..se continui così sarai un fantastico pediatra
Grazie Simone: sei stao un compagno di viaggio davvero grande,ci sei sempre stato e ti ho tartassato con questo progetto per un anno intero
Grazie Vincenzo e Giovanni i miei chirurghi preferiti....e come ogni chirurgo che si rispetti mi avete fatto aspettare due settimane per un vostro numero....cmq siete due persone fantastiche,siete solari e pieni di voglia di fare....nn mi scorderò facilmemte tutto quello che avete fatto per 'sdebitarvi'..iiiiiiiiii!!!!!!!!
Grazie Selene,Maria chiara e Mariacristina per avermi aiutato nella folle impresa di dover consegnare i volantini nelle scuole.un grazie particolare a selene per il bellissimo invito che ha fatto,molto apprezzto da Chiarelli....
Grazie alle 2 Alessandra, Sarah , Marianna, Giulia ,Eugenia: per aver accolto i bambini con un'attenzione particolare, e per essermi state vicine in questo progetto..
 
 
Ho FINITO!!!!!scusate ma lo dovevo fare...ora nn vi strsserò più con email per riunioni,appelli e cose del genere......
 Spero che ognuno di voi faccia tesoro di quello che ha ricevuto ieri e lo porti con se nel cammino verso un mondo 'il nostro' fatto di camici e ospedali,affinchè diventi migliore e più ricco di amore..
 
Ps:concedetemelo....ringrzio il Signor SOLE, per averci assicurato una fantastica giornata!!!!
 
Un Bacio
CHIARA
4月18日

La marcia verso l'Ospedale dei Pupazzi

Purtroppo i bloggers sono stati avari questa volta di consigli, ma per fortuna non lo sono stati i membri del SISM di Chieti. A pochi minuti dalla consegna di tutto il materiale, nessuno può nascondere più l'euforia:l'home page sul sito dell'università, la prima pagina del Tempo Abruzzo, l'intervista radiofonica a Studio 5, il prossimo articolo sul Messaggero, i tanti link su Google al tag "ospedale dei pupazzi pescara" autorizzano a dire che la Fabbrica dell'Ospedale dei Pupazzi, termine coniato su questo blog per raccontare la fase preparatoria del Teddy Bear Hospital abruzzese, ha operato bene e ha dato i primi risultati positivi. Alla consegna di questo pomeriggio son venuti fuori cuffiette e batuffoli di cotone, farfalline, contenitori, bende, mascherine, strani congegni per ECG e RX ( con tanto di lastre) e poi sono arrivati i materiali degli sponsor sanitari come martelletti, collari e tanto altro materiale medico da far impallidire gli operatori di un Pronto Soccorso. Ci sono anche le etichette dei pupazzologi, coloratissime ( più o meno), gli abbellimenti a tema marino, perchè l'Ospedale dei Pupazzi è un progetto serio in salsa giocosa. Il fare medico resta quello, anzi, deve essere anche più scrupoloso, perchè i bimbi con i loro pupazzi ammalati pretendono serietà, ma l'ambientazione deve essere il più congieniale possibile a quella degli occhi di un bimba o un bimbo che vive il mondo dell'infanzia. Non si vuol prendere in giro i bambini, ma si vuole far vedere loro ( per molti anche per la prima volta) cosa fa il medico, perchè lo fa e sopratutto per chi lo fa. All'ultimo è arrivata anche un'idea sulle flebo e per una visita oculistica, che molto probabilmente convincerà gli organizzatori ad aprire un reparto specialistico. Un successo anche la partecipazione tra gli studenti: a fronte di una previsione massima di 20 pupazzologi, si è arrivati a 27, con grande piacere da parte degli organizzatori ad ampliare il "numero chiuso" . Un'accettazione con 4 dottori, 3 ambulatori, una sala operatoria, una farmacia, un'ambulanza visitabile: così al momento dovrebbe essere organizzato l'Ospedale dei Pupazzi di Pescara. Le voci del reparto specialistico sono iniziate a girare nel tardo pomeriggio, dopo il riscontro di un impressionante quantitativo di materiale espressamente chirurgico: questo reparto aggiuntivo potrebbe essere destinato ai raggi x, ecg e visita oculistica, ma bisognerà fare i conti con i gazebo, i tavoli, le panche e soprattutto il tempo. Visto il tempo altalenante di questo aprile abruzzese, che finora ha visto l'alternarsi di pioggia e sole con pause di ventose, un' ombra potrebbe riservarla proprio il cielo. Tuttavia i metereologi già da alcuni giorni prevedono sole splendente sulla costa abbruzzese e un po di caldo addirittura. Non bastasse, ci sarà anche una visita importante ed emozionante: Milano25, alias Caterina, la tassista che ricorda Mary Poppins a vederla dell'Ospedale Meyer di Firenze per la cura dei bambini affetti da cancro. La sua è una storia che a sentirla senza approfondirla sembrebbe triste, ma che esprime quanta forza abbia la vita: la perdita del compagno, tassista, che glielo affida, un incontro foruito con una famiglia nel suo taxi Milano25 che aveva perso un bimbo per tumore. Dallo scontro con il dolore della malattia all'incontro con l'amore per la vita: Caterina diventa Milano25, comincia a riempire il suo taxi di fiori e pupazzi, porta i bimbi e i loro famigliari da casa all'Ospedale e fonda il progetto "taxi per amico" che vede coinvolti tutti i tassisti fiorentini nel trasporto di piccoli e anziani all'ospedale. Ha incontrato e collaborato con Patch Adams, il padre della clown terapia. Un vero evento per l'intero Abruzzo.
A concludere, è arrivata la conferma che l'Ospedale dei Pupazzi sarà visitato dal prof. Chiarelli e dal personale dello staff medico della Clinica Pediatrica del Policlinico di Chieti, notizia che non può che aumentare la gioia e la responsabilità di tutti i partecipanti ed è prevista la visita delle autorità cittadine pescaresi. A questo punto, mancherebbe solo l'ufficialità dei pazienti per saltare di gioia ed è questa l'unica occasione in cui si può sentir dire da un medico ( o futuro medico) speriamo che siano in tanti i pazienti!
4月11日

Apre la fabbrica dell'Ospedale dei Pupazzi

Nasce anche in Abruzzo l’Ospedale dei Pupazzi, progetto volto a ridurre l’impatto traumatico che ha per i più piccoli l’ambiente ospedaliero ed il rapporto con il medico.

 

Domenica 20 aprile 2008 nella centralissima piazza Salotto a Pescara sarà allestita una tenda-ospedale nella quale dalle ore 10 alle ore 18 saranno accolti i bambini delle scuole materne e delle prime classi elementari di Pescara, Chieti e Montesilvano da studenti di medicina adeguatamente preparati per svolgere visite mediche, bendaggi, auscultazione dei pupazzi portati dagli stessi bimbi.

I bimbi potranno portare i loro peluches per una visita medica, inventando i disturbi da curare, faranno l’anamnesi della malattia e assisteranno a tutti gli “esami” che saranno prescritti dai pupazzologi, fino alla diagnosi e alla dimissione.

L’Ospedale dei Pupazzi si compone di un’accettazione, ambulatori, una sala operatoria per i pupazzi che necessitano di maggiori attenzioni e la farmacia, dove saranno distribuite scatole di farmaci adatti per i pupazzi e caramelle.

L’accoglienza all’ingresso sarà gestita dalle Coccinelle, il gruppo di studenti membri del SISM specializzati nella Clown Terapia.

 

Presentadovi questo progetto, al quale ho l'onore e l'entusiasmo di partecipare, lancio una richiesta di aiuta tramite la rete: un ospedale per pupazzi necessita serietà e quindi di strumenti. Come il buon art attack insegna, non c'è limite alla fantasia. C'è bisogno di costruire un ECG e a riguardo ho qualche idea suggerita. Ma qualcuno che magari per caso sta leggendo, saprebbe suggerire la costruzione di qualche altro strumento? Magari qualche "sismico" di altre sedi...Sulla macchina dei raggi X ci siamo inventati qualcosa...Aspetto eventuali suggerimenti, ne ho bisogno davvero!

 

Il progetto è curato dal SISM, Segretariato Italiano degli Studenti di Medicina, della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università G.D’Annunzio con il patrocinio del Prof. Chiarelli, direttore del reparto di “Clinica pediatrica” presso l’Ospedale Clinicizzato SS.Annunziata di Chieti.

Dopo aver raccolto l’entusiasmo delle facoltà di Medicina Europee, l’interesse delle famiglie e in particolare dei più piccoli ed essere approdato in molti reparti di Pediatria, l’iniziativa anche in Italia si va diffondendo sempre più, acquisendo di anno in anno nuove città dove un ospedale a misura di bambino diventa reale.

L’obiettivo dell’iniziativa è quello di aiutare i più piccoli a vedere, dal loro punto di vista, l’ospedale e la visita medica come un evento meno traumatico che non interrompe il loro essere bambini, ma che può arricchirlo, costruendo nuove amicizie, sorridendo e giocando.

Comportandosi da genitori verso i loro pupazzi, i bambini potranno contribuire a risolvere il problema (teorico) del loro peluche, capendo di cosa si tratta in relazione al loro livello linguistico e conoscitivo; vedendo medicare gli studenti potranno sfatare timori e diffidenze.

Gli studenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia che partecipano all’Ospedale dei Pupazzi hanno seguito un corso di preparazione strutturato in due fasi:
- una preparazione psicologica per affrontare il rapporto bambino-malattia e bambino-ospedale diretta dalla dr.ssa Irene Ferrara, Psicologa presso la clinica pediatrica del SS. Annunziata di Chieti;
- una preparazione specifica sul comportamento medico, relativa all’ambito pediatrico, a cura della dr.ssa Ferrina Matronola, Specializzanda in Pediatria presso la clinica pediatrica del SS. Annunziata di Chieti.

Il progetto dell’ “Ospedale dei Pupazzi”, è un marchio registrato S.I.S.M. e di conseguenza protetto da copyright.